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sabato 6 dicembre 2008

Storia o ControStoria?


Presentiamo ai nostri lettori il sito:

www.controstoria.it

Dall'introduzione al sito:

Perchè questo sito... perchè di fronte alla dilagante e voluta disinformazione sul periodo in esame, il Ventennio e la Seconda Guerra Mondiale, ho voluto contribuire a mio modo, a ristabilire le verità che ai più sono assolutamente sconosciute. Non è revisionismo, anche se la storia in quanto tale, deve essere sottoposta a revisione, sempre e comunque; non è stravolgere i fatti di quel periodo o fornire delle false interpretazioni, ma è collocare nel giusto ordine tutte le informazioni e soprattutto far capire, a chi vuole capire, che a volte piccole sfumature, opportunamente tralasciate, possono dare un quadro distorto della reale situazione. Ovviamente tutto ciò vale se una persona senza preconcetti, vuole davvero conoscere e valutare quella storia d’Italia (Fascismo e Benito Mussolini, Seconda Guerra Mondiale, Repubblica Sociale Italiana e Guerra Civile) che oggi è ormai così consacrata ed inviolabile, liberandosi finalmente dalle tante falsità e mistificazioni che opportunamente e quotidianamente ci vengono proposte. Troverete qui sicuramente nuove informazioni non reperibili sui testi ‘ufficiali’ e difficilmente recuperabili altrimenti, se non su diversi libri di autori che si possono anche definire coraggiosi, proprio perchè hanno volutamente scritto nuove pagine di storia, sostenendole spesso con documenti inoppugnabili. Il mio lavoro non vuole essere un’alternativa a questi libri e a questi autori, ma un punto di partenza per scoprire quanto, fin dalla scuola, ci è stato negato; consultando il sito scoprirete, al contrario, quanto è importante completare questo percorso e quindi procurarsi i testi indicati, valorizzando così anche l’attività di queste persone. Ed è per questi motivi che v’invito a seguirci, ed eventualmente a collaborare, con assidua frequenza; il materiale da pubblicare in mio possesso, recuperato spesso negli archivi del Ministero della Difesa, è davvero notevole. Non è sufficiente una rapida occhiata per scoprire ciò che è presente nel sito; il mio consiglio è quello di dedicarci del tempo, e potrete così apprezzare quanto è stato fino ad oggi raccolto, catalogato e pubblicato. E soprattutto fateci conoscere: ControStoria, a differenza di altri siti, vuole offrire informazioni e materiale non scontato, molto spesso frutto di giornate intere dedicate alla ricerca e di spese non indifferenti per raggiungere l’obiettivo. Premiate il nostro impegno visitandoci e facendoci conoscere. Benito Mussolini, il Fascismo, il Nazismo, il Comunismo, la Seconda Guerra Mondiale, il Ventennio, la Guerra Civile in Italia, la Prima Guerra Mondiale: questi i più importanti temi trattati in ControStoria, secondo una logica ben precisa. Nelle Sezioni troverete, oltre alle pagine istituzionali di qualsiasi sito, l’elenco delle Fonti a cui ho attinto le informazioni qui riportate e le Immagini, una cospicua raccolta di fotografie scattate in giro per l’Italia, nei luoghi importanti dal punto di vista storico. La Libreria e le Recensioni contengono una serie di libri qui pubblicizzati o personalmente recensiti; nei Documenti sono presenti numerosi testi relativi a tutti i periodi storici trattati. I nove Capitoli meritano un discorso a parte: rappresentano il cuore di ControStoria e in essi sono raccolti centinaia di brani estratti dai testi in mio possesso, suddivisi logicamente in ‘Il comunismo’, ‘Il Fascismo’, ‘l’Italia in guerra’, ‘8 Settembre 1943’, ‘ Guerra civile in Italia’, ‘I campi degli Alleati’, ‘Le foibe’, ‘I crimini dei vincitori’, ‘Dopo il conflitto’. Qui in particolare avrete modo di scoprire come la storia recente è stata deformata a piacimento dai vincitori o da quelli che tali si considerano. Le Aree Tematiche, ove sono stati e verranno sviluppati temi specifici, quali le Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, la storia dell’ARMIR, ovvero l’Armata Italiana in Russia, la guerra bianca sull’Adamello durante la Grande Guerra, i retroscena della nostra sconfitta annunciata e voluta durante la Seconda Guerra Mondiale, ecc. Infine, ma non ultima, la nuovissima area dedicata alla ricerca dei nostri Caduti, contenente consigli ed indirizzi per ottenere le informazioni più precise sui propri cari caduti o dispersi durante la Prima o la Seconda Guerra Mondiale. Ma gli obiettivi di questo sito non finiscono certo qui: come ho già scritto, questo lavoro è dedicato ai combattenti della Repubblica Sociale Italiana, ma non vogliamo con questo dimenticare tutti quei valorosi soldati che combatterono sui vari fronti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale e che si sacrificarono, spesso con la vita, per il loro Paese.

giovedì 16 ottobre 2008

Marò a sedici anni - Nota dell'editore



Di seguito, la nota introduttiva al libro Marò a sedici anni, di Sergio Moro.

Oggi mi fanno paura quegli storici che sanno di avere sempre ragione e che pretendono di mettere il chiavistello e il sigillo di ceralacca a ricerche considerate tabù, i cui risultati considerano ormai da tempo assodati felicemente per il bene di tutti.

Ariel Toaff

Dalle memorie del Marò Sergio Moro, con la loro semplicità e schiettezza, emerge prepotente un amore per la Patria genuino, senza retorica, e il carattere equilibrato dello scrivente, un uomo − un ragazzo − che ama la sua famiglia e la sua Patria, e che ha fatto, sessanta anni fa, delle scelte che oggi appaiono straordinarie, ma che all’epoca hanno rappresentato la normalità per decine di migliaia di italiani. Una “normalità” di sacrifici e di sofferenze, di paura e di coraggio, per le quali questi italiani non hanno avuto medaglie o riconoscimenti, ma semmai angherie e disprezzo, se avessero militato nella Repubblica Sociale Italiana, o semplicemente sussiego se avessero servito nel Regio Esercito. La storiografia, e più in generale, quasi tutta l’intellighentsia culturale italiana hanno relegato in un angolo le vicende storiche e umane dei soldati italiani nella seconda guerra mondiale, divenuta “la guerra di Mussolini”, a tutto vantaggio di chi era stato − o si era accodato − in quella che la vulgata volle come unica parte vincitrice della “guerra di liberazione”, ossia la “Resistenza”, e preferibilmente quella di matrice comunista. Ancora oggi, infatti, nonostante una tardiva e limitata presa di coscienza da parte della storiografia ufficiale della partecipazione (peraltro marginale, e osteggiata dagli Alleati) del Regio Esercito alle operazioni delle FF.AA. Alleate in Italia nel 1943-1945, si arriva a presentare con gran rilievo mediatico, e ancor peggio, istituzionale, il diario di Bruno Trentin, rappresentante di spicco del sindacato e all’epoca giovane antifascista, dove la frase chiave del diario, pronunciata dal padre alla proclamazione dell’Armistizio, è: “È la guerra che comincia! [quella di “liberazione”, evidentemente, NdE]”. Alla quale fa subito eco il figlio: “La guerra vera per l’Italia vera“. Come se le migliaia di italiani morti tra le pietraie della Grecia, le nevi della Russia, tra le lamiere dei carri della Ariete nel deserto libico non fossero “veri”, non avessero famiglie che li piangessero, e l’aver combattuto, senza nulla chiedere, per la loro nazione non li qualificasse come “veri” italiani.

Tornando alle memorie del Marò Moro, vogliamo fare qualche riflessione sul ruolo militare avuto dalla Divisione F.M. San Marco della RSI nel 1944-1945. La storiografia mainstream presenta la San Marco, e, più in generale, le Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano (ENR) come unità le quali, dopo aver subito un addestramento disumano e spersonalizzante nella “Germania nazista”, ritornano in Italia accolte dall’ostilità del “popolo alla macchia”, vengono logorate dalle forze partigiane, e si sfaldano poco dopo con migliaia di diserzioni; inoltre, non combattono contro gli Alleati a causa della sfiducia dei tedeschi. Anche la storia orale, se raccolta dagli storici di sinistra, concorda appieno con tale impostazione, chiaramente subordinata ai dettami dell’ANPI: alcune testimonianze di militari − Ufficiali di complemento − delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano, portate alla nostra attenzione anni fa da una docente della Facoltà di Storia di Genova, e raccolte in una ricerca d’impronta resistenziale, deprecavano in maniera monocorde i propri camerati e Ufficiali, lamentavano le dure condizioni dell’addestramento in Germania, la sua “spersonalizzazione” e la volontà tedesca “di fare di noi degli automi”, mentre giunti in linea si criticava il rancio, le postazioni, l’inadeguatezza degli equipaggiamenti a fronte dell’inclemenza del tempo, etc.

Inizieremo con il commentare i punti sollevati dalle testimonianze citate, chiudendo poi con delle considerazioni generali sulle testimonianze stesse, e sul ruolo della San Marco nel 1944-1945, ragionando non secondo i canoni della storiografia resistenziale o quella reducistico-apologetica dei “soldati dell’Onore”, ma sforzandoci di seguire un approccio obiettivo, storico militare.

L’addestramento in Germania fu certamente duro, ma perché i soldati erano formati secondo la regola del “sudore salva il sangue”: l’addestramento doveva, per quanto possibile, replicare le reali condizioni di battaglia, integrando le lezioni apprese dalla Heer in anni di guerra, e inserite prontamente nei programmi d’istruzione. L’addestramento non formava “automi”, perlomeno non nell’accezione dispregiativa delle fonti resistenziali: il soldato doveva certamente essere condizionato a reagire automaticamente; in guerra un istante d’esitazione nell’affrontare in modo corretto un’emergenza, o nell’azionare con efficacia un’arma o un equipaggiamento, poteva portare a gravi conseguenze per il soldato e i suoi commilitoni. Al contrario delle “testimonianze” citate, i veterani delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano, Ufficiali e truppa, sia attraverso le loro memorie, sia in interviste o conversazioni da noi raccolte, hanno sempre posto in rilievo la meticolosità dell’addestramento in Germania, in grandi campi che permettevano ad esempio di compiere manovre con l’intera Divisione, anche con l’impiego dell’artiglieria media; la possibilità di addestrarsi assieme di più reparti, verificando il livello raggiunto nella coordinazione, comunicazioni, comando e controllo, era quasi totalmente sconosciuto in Italia. Il Tenente Licitra, del Gruppo Esplorante Cadelo della Monterosa, arrivò a dire che lui, già veterano di diverse campagne, solo in Germania si rese conto di “come si faceva la guerra”, e che gli istruttori tedeschi, anche solo per addestrare a tirare le bombe a mano, insegnavano diverse tecniche, a seconda della posizione del soldato e del bersaglio, etc. Il Tenente Licitra mise ben a frutto l’addestramento in Germania: il 26 aprile 1945, a Ruta di Camogli, un cannone controcarro PAK 40 facente parte di un reparto di retroguardia ai suoi ordini riuscì a distruggere un M4 A4 Sherman americano, e, unitamente al fuoco delle MG dei Bersaglieri del Cadelo, a bloccare così per diverse ore l’avanguardia di un gruppo di combattimento statunitense della 92nd Infantry Division “Buffalo” avanzante verso Genova. Un fatto d’arme senza dubbio minore, ma tuttavia indicativo dell’efficacia combattiva della Monterosa anche nelle ultime ore del conflitto. L’esperienza di guerra era trasmessa alla reclute anche nei dettagli più piccoli: ad esempio, il soldato era addestrato, una volta in posizione “a terra”, a disporre i piedi paralleli al terreno, in modo che un proiettile che passasse radente non colpisse il tallone: un veterano del San Marco riporta come un suo camerata di una squadra di fucilieri che non aveva rispettato tale prescrizione, durante un’azione ebbe il tallone asportato di netto da un proiettile che aveva invece mancato quello di un altro Marò, sulla stessa traiettoria ma con il piede nella posizione prescritta dagli istruttori tedeschi.

Sempre a riguardo degli “automi”, è da notare come la superiore efficienza delle unità tedesche, portò l’US Army ad attivare una specifica commissione (Historical Evaluation and Research Organization), la quale riconobbe empiricamente, anche con l’uso di modelli matematici, applicati alla ricostruzione di un gran numero di scontri tra unità Alleate, sovietiche e tedesche, una maggiore capacità combattiva, sia in attacco che in difesa, ai soldati della Wehrmacht rispetto ai loro avversari. Seguirono poi gli studi degli storici militari Liddel Hart, Martin van Creveld, Paul Savage, Richard Gabriel e Trevor Nevitt Dupuy, che analizzarono approfonditamente questi risultati, confermandone la validità. L’addestramento della Heer formava non solo gli Ufficiali, ma anche i Sottufficiali, e in una certa misura anche la truppa, all’Auftragstaktik, ossia al prendere, nel quadro della missione, l’iniziativa personale quando essa poteva essere fruttuosa, anche in mancanza di ordini specifici. Gli Ufficiali italiani che avevano combattuto accanto a unità tedesche concordano solitamente nell’affermare come un Ufficiale inferiore tedesco o addirittura un Sottufficiale esperto avessero un’autonomia e un potere decisionale in campo tattico che nel Regio Esercito era appannaggio solo degli Ufficiali superiori italiani.

Arrivando all’equipaggiamento delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano, i documenti, ossia gli organigrammi e i rapporti di forza e armi, danno un quadro ben diverso da quello diffuso dalla pubblicistica ideologicamente schierata: gli ordini di battaglia delle Divisioni al momento del rientro in Italia presentano delle unità dalla buona potenza di fuoco, sia all’interno delle Compagnie Fucilieri, sia nelle armi d’accompagnamento e d’appoggio: le Squadre furono dotate delle eccellenti mitragliatrici MG 42, e distribuite pistole mitragliatrici MP 40 e MAB 38 A, i potenti cannoni controcarro da 7.5 cm PAK 40 garantivano finalmente una efficiente difesa contro i corazzati, assieme ai lanciagranate a carica cava Panzerfaust, etc. Il limite delle Divisioni dell’ENR di essere ippotrainate, era comune a tutte le Infanterie-Division tedesche, anche se, in effetti, la decisione tedesca di usare queste unità come reparti di presidio e sicurezza, quindi per compiti di seconda linea, condizionò in maniera negativa il completamento dell’equipaggiamento in alcuni settori.

Tutto considerato, viene quindi da pensare che le testimonianze dei repubblichini citate siano state accuratamente scelte per il loro concordare (in buona o mala fede) con la vulgata resistenziale e che, alla luce delle circostanze illustrate, non siano certo indicative del morale e delle motivazioni della maggior parte dei componenti le Divisioni dell’ENR, e tanto meno della efficienza combattiva di queste unità.

A proposito delle diserzioni, prendendo in considerazione la San Marco, è innegabile che la dispersione in capisaldi della Divisione, lo stillicidio degli agguati partigiani, e la freddezza della popolazione, timorosa di rappresaglie dall’una e dall’altra parte, oltre all’incapacità di reagire alla situazione di alcuni Ufficiali, portò ad un notevole abbassamento del morale, e a numerose diserzioni. Su questo argomento faremo solo due considerazioni, frutto dell’analisi di dati di fatto e non di preconcetti ideologici: la prima, è che a fronte di queste diserzioni, che la vulgata presenta come la prova dell’inefficienza dell’Esercito di Graziani, rimane il fatto incontestabile e consequenziale, pura aritmetica, diremmo, che la maggior parte dei Marò rimase invece al suo posto, e che anzi, negli ultimi giorni di guerra, in una atmosfera di pesantissima tensione psicologica e fisica, la Divisione, finalmente a ranghi compatti, dimostrò sul campo l’efficienza combattiva imparata in Germania, superando diversi sbarramenti dei partigiani, combattendo in campo aperto. Questo fatto, incontestabile e consequenziale, per l’appunto, è invece chiaramente ignorato dagli storici engagé et similia, ovvero ricercatori, laureandi, dottorandi, giornalisti, etc., che preferiscono opportunisticamente non porsi contro una certa egemonia culturale, che gli garantisce in cambio carriera e prebende.
Come corollario, citeremo inoltre come da parte resistenziale sono oculatamente ignorate le diserzioni nelle unità partigiane; alla strombazzata diserzione del Battaglione Vestone della Monterosa (e chiaramente si evita di indicare come il Vestone fosse un reparto fuori organico, e che solo cinquanta uomini rimasero con i partigiani) si possono contrapporre i numerosi ex partigiani − spesso semplici renitenti alla leva − che si presentarono alle autorità o ai reparti militari della RSI, specie dopo i bandi di amnistia, e furono incorporati nelle FF.AA. della RSI: segnaliamo gli ex partigiani nel Battaglione Risoluti, o nel Battaglione NP della Decima MAS, che seguirono il reparto al Fronte Sud e in prigionia, nei Btg. Ruggine della GNR, etc.

In secondo luogo, osserviamo le statistiche relative alle diserzioni di alcune unità di fanteria dell’8ª Armata inglese nell’agosto-dicembre 1944 (da Eric Morris, La guerra inutile, pag. 522):

1ª Divisione: 626
4ª Divisione: 664
46ª Divisione: 1.059
56ª Divisione: 990
78ª Divisione: 926

Come si vede cifre di tutto rispetto, e teniamo conto che per i soldati inglesi, seppur coinvolti in aspri scontri, era evidente come la supremazia Alleata nello scontro di matériel li avrebbe condotti presto alla vittoria. Inoltre, a differenza dei soldati inglesi, gli effettivi delle FF.AA. della RSI operavano spesso vicino alle loro famiglie, e un momento di debolezza poteva facilmente spingerli a tornare a casa. All’opposto, per un Tommy o per un GI, la strada dall’Appennino bolognese a Leeds o a Milwaukee era una scoraggiante long way…

Per ultimo, veniamo all’importanza militare della San Marco (e delle altre unità dell’Esercito Nazionale Repubblicano) nel quadro storico militare della guerra in Italia nel 1944-1945. Ovviamente, la vulgata vuole questa importanza pari a zero, poiché le unità non sono impiegate contro gli Alleati, ma, schierate in Liguria, sono poi sfaldate dagli attacchi partigiani e si prodigano solo in rappresaglie contro civili innocenti e martiri partigiani, obbedendo ciecamente al bieco occupante nazista. La realtà, se vista obiettivamente da una prospettiva storico militare, è diversa. Il predominio navale Alleato, unito alla supremazia aerea, aveva reso possibile tutta una serie di sbarchi sulle coste italiane: dallo sbarco in Sicilia, compresi i successivi sbarchi minori, detti End run, per cercare di ostacolare l’ordinata ritirata tedesca verso Messina, a Salerno, sino ad Anzio. Per l’Alto Comando tedesco era quindi naturale pensare che gli Alleati potessero tentare dei nuovi sbarchi, particolarmente a Nord, dietro la linea del fronte (e in effetti sbarchi di diversione furono eseguiti nell’aprile del 1945 durante l’ultima offensiva Alleata sul Senio). Di conseguenza, nella seconda metà del 1944 i tedeschi si trovarono a dover presidiare sia la costa nord-occidentale italiana sia quella orientale; scopo arduo, con i mezzi risicati di cui disponeva l’Heeresgruppe B: basti pensare che per contenere le truppe Alleate sbarcate ad Anzio nel gennaio 1944, tra le unità inviate in emergenza vi era la 715. Infanterie-Division, la cui artiglieria era formata da pezzi di preda bellica russa da 76.2 mm, e le mitragliatrici distribuite alla sua fanteria erano in buona parte preda bellica francese, mentre anche alla scelta 4. Fallschirm-Division mancava del tutto il Reggimento d’artiglieria! Le unità dell’Esercito Nazionale Repubblicano permisero quindi ai Comandi tedeschi di poter liberare delle loro unità inviandole al fronte, impiegandole contro gli Alleati; e − diserzioni o meno − le GG.UU. dell’ENR eseguirono fino al termine della guerra la loro funzione di presidio (e non solo, considerate le numerose piccole azioni condotte sulle Alpi al confine con la Francia). Vista la superiorità numerica e in mezzi Alleata il poter inviare al fronte anche solo un paio di Divisioni, piuttosto che doverle tenere a scopo di presidio nelle retrovie, dovette rappresentare per i tedeschi un vantaggio operazionale notevole, e nuovo filo da torcere per gli Alleati nella loro lenta avanzata verso nord, dove ogni metro era fatto pagare a caro prezzo dalle veterane unità della Wehrmacht.

Inoltre, seppur limitatamente, le Grandi Unità dell’ENR, o loro aliquote, furono poi impiegate al fronte contro gli Alleati: oltre alle citate operazioni sul confine italo-francese, ricordiamo brevemente la partecipazione di parte della San Marco e della Monterosa alla riuscita Operazione Wintergewitter nel Natale 1944, e della Divisione Italia alla difesa della Linea Gotica. I Marò della San Marco e gli Alpini della Monterosa in particolare ebbero un buon comportamento al fronte, sia nelle dure condizioni della guerra di posizione, sia durante Wintergewitter, come testimoniato anche dagli encomi dei Comandi tedeschi.

Riteniamo che queste brevi note, pur nella loro sinteticità, possano tuttavia essere una traccia per poter studiare con maggiore distacco − e alla luce dei fatti, e non dei dogmi − la storia militare delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano.


Andrea Lombardi

venerdì 8 febbraio 2008

Contro operazione foibe



Segnaliamo questa iniziativa:

Un'ottima risorsa per la giornata commemorativa del 10 Febbraio prossimo:

CONTRO OPERAZIONE FOIBE di Giorgio Rustia.

Scaricate attraverso questo link il libro PDF messo a disposizione di tutti dalla LEGA NAZIONALE (
http://www.leganazionale.it/).

La risposta esaustiva, dettagliata, documentata al libro della Cernigoj "Operazione Foibe", che vorrebbe negare la triste realtà degli infoibamenti avvenuto nell'Istria e Venezia Giulia. Dati, cifre, schemi delle foibe, cronache del'immediato dopoguerra. Ricca iconografia.

http://www.leganazionale.it/storia/CONTRO%...ONE%20FOIBE.pdf

Notare che la Cernigoi, presentata spesso come "storica", sia in realtà una dipendente dell'Agenzia delle Entrate, e solamente una giornalista pubblicista (e sino a pochi anni fa bastava scrivere qualche articolo sul Bollettino della Parrocchia, o su una modesta fanzine, magari edita in proprio, per diventarlo; approposito, "La nuova alabarda", diretta dalla Cernigoi, rientra prosaicamente in questa categoria, visto che la maggior parte dei "dossier" sono scritti dalla... Cernigoi stessa!). Massimo rispetto per le "one-man band", e che non servano titoli paludati per fare storia è ovvio, ma è anche giusto fare un pò di chiarezza su questo fenomeno della storia contemporanea dei confini orientali dal nome Claudia Cernigoi.
Interessante resoconto di una presentazione del libro della Cernigoi qui:

Foibe e Cernigoi

Il 10 Febbraio 2007, giorno dedicato alla memoria dei caduti delle Foibe, si terrà un convegno ad Ancona, organizzato dall’ANPI.

Accanto vedete il manifesto del convegno, e di seguito il testo per sottoscrivere la petizione per richiedere di bloccare il suddetto convegno.

Firma anche tu a questo indirizzo http://www.adesonline.com/petizioni.asp

Noi sottoscrittori della presente petizione considerato che il giorno 10 febbraio 2007- GIORNO DEL RICORDO degli Istriani, Fiumani e Dalmati, sancito con una legge del Parlamento italiano (L.92-2004) - presso l’Università degli studi di Ancona è stato previsto il convegno “La frontiera Orientale –Conflitti, Relazioni, memorie”, con il patrocinio dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che vede tra i relatori Claudia Cernigoi, la quale afferma che la Foiba di Basovizza non contiene i poveri resti di tanti Istriani, Fiumani e Dalmati al suo interno fatti precipitare, bensì sostieneche essa è un’immondezzaio e quindi và riaperta e verificato il contenuto. Considerato che tale convegno offende la memoria di quanti uomini, donne, bambini furono vittime della feroce “pulizia etnica” risultato dell’ideologia totalitaria comunista del maresciallo Tito, considerato che i familiari, i discendenti delle vittime Istriane, Fiumane, Dalmate e gli Amici con essi solidali, sentono gravemente ferita la loro dignità personale ed infine i cittadini di Ancona unitamente a quantidesiderano che non venga squalificato il prestigio della Università degli Studi di Ancona CHIEDONO AL MAGNIFICO RETTORE dell’Università degli Studi di Ancona di sospendere con un atto proprio e CON URGENZA detto Convegno, in modo non si realizzi nella data prevista così IMPORTANTE per i significati che riveste e per le ragioni citate.Seguono firme,http://www.adesonline.com/petizioni.asp

sabato 5 gennaio 2008

Osoppo e Xa MAS



DA IL PICCOLO DI TRIESTE DEL 28 DICEMBRE 2007

STORIA Nuove rivelazioni dagli archivi segreti e un libro di Gorazd Bajc
partigiani della Osoppo e X Mas insieme per difendere Trieste

Gorazd Bajc, sloveno di Trieste, laureato presso la Facoltà di Lettere dell'Ateneo Triestino - in seguito ha conseguito a Lubiana il master e il dottorato di ricerca - è attualmente ricercatore e docente presso l'Università del Litorale di Capodistria. Studioso di storia dei Servizi Segreti angloamericani nel periodo bellico, ha lavorato a lungo negli archivi riservati della Slovenia, in quelli di Londra e sulla documentazione statunitense. È autore di numerosi saggi e di tre monografie.

La biografia di Ivan Marija Cok (uno dei leader politici degli sloveni del Litorale durante il fascismo e la guerra) che uscì nel 2000 e due anni dopo di «Iz nevidnega na plan» (che potremmo tradurre «Dall'anonimato alla luce del sole»), che tratta della collaborazione tra alcuni sloveni del Litorale e i Servizi Segreti Britannici nel reclutare e inviare le missioni speciali in Slovenia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Argomento poco indagato come lo è la vicenda degli sloveni della Venezia Giulia, inquadrati dal Regio Esercito Italiano nei battaglioni speciali e utilizzati poi dai Servizi Segreti britannici in Africa settentrionale, in Sardegna ed in Corsica in funzione della loro politica, come emerge dal volume di Sara Perini «Battaglioni Speciali, Slav Company 1940-1945».

Nell'ultima fatica «Operazione Venezia Giulia (Operacija Julijska krajina)», pubblicata l'anno scorso dalla casa editrice Annales di Capodistria, il giovane storico tende a rovesciare alcune consolidate interpretazioni sulla storia della resistenza italiana, ripercorrendo le vicende ed esaminando il ruolo di tutte le missioni angloamericane e di quelle collegate ai Servizi Segreti italiani il SIM (Servizo Informazioni Militare) e quelle del SIS (Servizio Informazioni Segrete della Marina) al confine orientale italiano.

Molti documenti reperiti negli Archivi di Londra e di Washington ci permettono di tracciare una panoramica completa sull'attività di queste missioni a diverso livello d'importanza, che non hanno agito contemporaneamente. Quelle britanniche di lunga tradizione ed esperienza riuscirono a comprendere più degli altri le difficoltà, per l'Italia, di mantenere il confine prebellico. Dopo l'8 settembre 1943 non esiste infatti nessuna formazione militare italiana in grado di difenderlo efficacemente, mentre il movimento partigiano jugoslavo acquista una crescente forza militare e politica, che vuole esercitare il proprio peso anche nella ridefinizione del confine.

Con le nuove fonti riservate scoperte dal Bajc è possibile oggi verificare l'entità numerica delle missioni, da chi furono composte, dove fossero attive, quali fossero i loro legami con le varie unità militari e le formazioni partigiane.

Chiediamo all'autore di «Operacija Julijska krajina» di entrare direttamente nel merito delle sue più importanti scoperte.
«Nel volume analizzo, tra l'altro, soprattutto con documenti angloamericani, come le formazioni partigiane della Osoppo avessero cercato insieme alla X MAS di costituire un fronte unico per difendere il confine prebellico e dare un supporto agli angloamericani per farli arrivare nella Venezia Giulia prima delle truppe di Tito.

Oggi è possibile comprendere più a fondo il ruolo degli osovani nei loro rapporti con il governo del Sud, il cosiddetto "piano De Courten", e gli angloamericani, intenzionati a loro volta, con il progetto ”antiscorch”, a prevenire eventuali disordini sociali di cui avrebbero potuto avvantaggiarsi i comunisti alla fine del conflitto.


Gli alleati apprezzano le capacità militari della X MAS, ne rilevano il nazionalismo ed una certa autonomia nei confronti della Repubblica di Salò e dei tedeschi, rimarcano l'importanza del comandante Junio Valerio Borghese ed i contatti che si sviluppano tra la fine del '44 e gli inizi del '45, tra la Osoppo e la X MAS».


«Se non si costituì un fronte antislavo anticomunista, come si diceva allora, bisogna comunque far notare - prosegue Bajc, - che un documento dei Servizi Segreti Britannici rileva come dopo la prima decade di febbraio 1945 la X MAS non ha più attaccato i partigiani, tranne quelli di Tito. Non meno significativi i dati riguardanti la strage di Porzus (7 febbraio 1945) che indicano il clima di sospetto creatosi intorno alla Osoppo. I britannici volevano capire che cosa fosse realmente accaduto e annotarono che alcuni capi osovani cercarono subito di puntare il dito contro i partigiani sloveni».

«Oggi - precisa lo studioso - molti indizi possono indurre ad ipotizzare una macchinazione dei Servizi Segreti americani, tesi avanzata a suo tempo (nel 1997) dal giudice Carlo Mastelloni. Non meno significativa la documentazione britannica riguardante le rivendicazioni territoriali dei partigiani sloveni, rivolte al territorio delimitato dall'Isonzo. Secondo le stesse fonti, negli ambienti osovani circolavano voci secondo cui le mire espansioniste jugoslave si spingevano fino al Tagliamento. Poteva essere una delle strategie utili a creare allarme per sollecitare gli angloamericani ad arrivare prima di Tito, come lo fu quella d'associare l'invio delle truppe jugoslave ai massacri che queste avrebbero perpetrato.

Dati significativi aprono la strada a nuovi percorsi di ricerca su una resistenza italiana che si sta sempre più demitizzando (in un certo senso potremmo anche riconsiderare alcune fasi della resistenza slovena/jugoslava). L'idea di una lotta comune contro il nazifascismo passava spesso in secondo piano. Nelle ricerche di Giulio Ceccato per il Veneto, per esempio, le forze anticomuniste cercarono di ostacolare in tutti i modi la presa del potere da parte comunista; al confine orientale la situazione era analoga, con l'aggravante del problema del confine. Gli stessi garibaldini si unirono in parte alle forze partigiane jugoslave del IX Korpus verso la fine del '44.

In difficoltà, a causa dei rastrellamenti minacciati dai tedeschi e dai loro fiancheggiatori, cercarono una via d'uscita, un luogo più sicuro, dai partigiani sloveni, che inoltre davano loro la garanzia di non disarmarli, come invece, erano intenzionati a farlo, alla fine della guerra, gli angloamericani».
«Interessante appare inoltre l'ottica con la quale i Servizi angloamericani interpretavano il comunismo jugoslavo - aggiunge Bajc, - spesso accusato di nazionalismo, ma in modo diverso da quanto emerge oggi dai media, per ragioni tutt'altro che storiografiche. I garibaldini (di fede comunista) non nutrivano fiducia nella democrazia italiana, temevano che nel dopoguerra le forze conservatrici potessero avere il sopravvento».
«I Servizi Segreti americani d'altronde rilevavano l'impegno dell'Italia, sul piano politico e diplomatico, a difesa dei confini orientali e la posizione del CLN triestino e giuliano.

Sottolineavano che la resistenza intorno al CLN giuliano era in sostanza molto scarsa, militarmente interessanti venivano recepiti solo i partigiani sloveni e jugoslavi. Ai garibaldini si riconosceva, invece, una forza militare e risultavano interessanti per i disegni strategici alleati così come lo erano gli osovani».
«Mentre in ambito sloveno si creò una grande frattura politica tra il movimento partigiano e quello antipartigiano con lotte sanguinose - sottolinea lo storico sloveno, - in Italia prevalse, nonostante la diversità o la contrapposizione degli schieramenti, l'intento comune di salvaguardare gli interessi nazionali».
«Per quanto riguarda l'insurrezione del 30 aprile, senza sottovalutare i combattimenti nel centro di Trieste, appaiono decisivi sul piano militare quelli svoltisi intorno alla città, soprattutto ad Opicina e a Basovizza. Sono del parere che al 30 aprile dovremmo attribuire un valore simbolico».

Marina Rossi

sabato 29 dicembre 2007

Tarnova per Casarrubea 2



In riferimento al post "Tarnova per Casarrubea" http://http//associazioneitalia.blogspot.com/2007/12/tarnova-per-casarrubea.html/ il veterano Franco Minelli, in nome dell'Associazione Combattenti Xa Flottiglia MAS, ha inviato una lettera a "Educazione e Scuola", della quale riportiamo uno stralcio:

[...] Quello che mi sconvolge e che consiglierei al Direttore di far togliere ed anche di far ritrattare,sono due righe a pag.7 "...come lo sterminio ad opera
della Decima Mas,del villaggio di Tarnova,". Il 21 Dicembre 1944 un contingente della X^(btg.Sagittario,125 Marò)entrava in Tarnova dopo un breve combattimento contro truppe titine del IX Corpus ed i garibaldini delle Triestina-Natisone,che vista la mala parata si ritiravano velocemente.Dietro di noi un raggruppamento d'artiglieria,la batteria San Giorgio e il 10° Polizei tedesco,che non presero nemmeno parte al combattimento. Non fu sparato nessun colpo di cannone ma solo tiri di mortaio oltre il paese. Trovammo solo vecchi,qualche famiglia con bimbi piccoli e tanta,tanta fame.Il solo fuoco vivo fu quello di due forni per fare il pane e distribuirlo ai pochi italo-slavi rimasti in paese. Quindi niente "sterminio"come denuncia la deficenza storica di Casarrubea. La "distruzione di Tarnova"(se vogliamo chiamare così un agglomerato di venti case semi-diroccate in partenza),la effettuarono il IX corpus titino e la Triestina-Natisone il giorno 18 Gennaio 1945,con l'intento di distruggere il Btg.Fulmine ed aprirsi inutilmente una strada per Gorizia.[...] Se è vero che siete un sito che volete diffondere Educazione & Verità, mi farebbe piacere poter parlare con il Vs.sig. Cillia,irreperibile al n°mobile da Voi riportato sul sito.

Franco Minelli

Foggia e bombardamenti Alleati



Comitato per FOGGIA CITTA' MARTIRE e per la istituzione di un giorno del ricordo per tutte le vittime italiane dei bombardamenti anglo-americani nella seconda guerra mondiale

Nel corso del secondo conflitto europeo molte città europee furono sconvolte dai bombardamenti a tappeto condotti dagli alleati, bombardamenti che provocarono oltre ad immani distruzioni, decine e decine di migliaia di vittime tra i civili. Più noto tra tutti il bombardamento di Dresda in Germania, il 17 febbraio 1945, condotto con bombe al fosforo, ordigni tra i più micidiali. Anche l´Italia conobbe gli attacchi terroristici indiscriminati portati a termine dai famigerati "liberatori". Tra le altre Milano, Genova, Verona, Napoli, Torino, Firenze, Parma, Pisa, Roma, Treviso, Taranto, Cosenza, Messina, Paternò, Novara, Foggia, Salerno, Crotone, Viterbo, Avellino, Lecce, Bari, Orte, Cagliari, Carbonia, Civitavecchia, Benevento. Frascati (rasa al suolo), Pescara soffrirono gli attacchi proditori anglo-americani con migliaia di morti ovunque. Solo gli inglesi sganciarono sulla penisola circa 2.740 tonnellate di bombe, gli americani oltre 200.000. Tra tutte le città italiane, quella che in percentuale in relazione al numero degli abitanti, ebbe il massimo numero di vittime fu Foggia. Nel tremendo bombardamento del 22 luglio 1943 settantuno "Fortezze" americane, appartenenti al 97° ed al 99° Gruppo, colpirono tutta l´area cittadina. Nella spaventosa incursione del 19 agosto 1943, centosessantadue "Fortezze" e settantuno "Liberators" sganciarono sulla città 586 tonnellate di esplosivo. Tra il 28 maggio, data del primo attacco, e il 18 settembre 1943 si calcola che le vittime furono 20.241. Ai bombardamenti seguirono i mitragliamenti su tutta l´area cittadina, diretti non sui militari ma su chiunque si trovasse a camminare per strada.

Per tali ragioni un gruppo di cittadini italiani di varia estrazione politica e sociale, studiosi della storia e della cultura della nostra Nazione, ha inteso costituire un Comitato per proclamare Foggia, alla quale è già stata assegnata la M.D'ORO al Valor Civile in data 22/11/59 e la M.D'ORO al Valor Militare in data 2/5/06, città martire e contestualmente individuare una data per ricordare degnamente tutte le vittime dei bombardamenti alleati sulla penisola italiana.

L'Associazione ITALIA ha aderito, se volete aderire anche voi inviate una e-mail con nome, cognome e comune di residenza a:

comitatoperfoggia@libero.it

mercoledì 26 dicembre 2007

Tarnova per Casarrubea



In questa pagina Web

http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/note_a_margine_di_un_viaggio.htm

tale Casarrubea scrive:

"Quando t’inerpichi nel Carso, poi, senti il tempo lungo della violenza, tra le due città al confine sloveno, epicentro di follie come lo sterminio, ad opera della Decima Mas, del villaggio sloveno di Trnvo (Tarnova)".

Incredibile. La resistenza del Btg. Fulmine a Tarnova, accerchiato dai partigiani titini, e citata anche in libri sloveni, viene fatta passare come "sterminio [...] del villaggio sloveno".

Notare poi come il resto dell'articolo non si discosti dalla presunta equidistanza bipartisan, alla Stella del Corsera (un buffetto al centrosinistra, in modo da poter schiacciare con una pressa il centrodestra): sembra che si citino le malefatte di ambo le parti, ma a una cauta citazione delle foibe seguono, a caterva: San Sabba, estremismo nero anni '70, violenze contro slavi, campi di prigionia, partigiani di spirito puro che lasciano testimonianze di grande umanità e civiltà prima di essere passati per le armi, etc.

Paradossale coma Casarrubea inizi il suo compitino con:

"E’ preoccupante pensare a quanta strada debba ancora fare l’uomo prima di raggiungere, sui fatti della sua storia, la serenità del giudizio di cui ha bisogno, anche per il suo avvenire e per quello dei suoi figli".

Incredibile. Ma purtroppo vero.

Se volete commentare, fatelo qui (vi invito, nel rispetto delle altrui opinioni, per quanto assurde e meschine esse siano, di farlo con tatto):

http://casarrubea.splinder.com/

Giuseppe Casarrubea

Cell. 349-7326198
Tel.casa 091-8907124
e-mail: icasar@tin.it

I recapiti sono stati postati direttamente sul Web dall'interessato, quindi non vi è alcuna violazione della privacy. http://www.parlamento.it/parlam/leggi/96675l.htm

Invito inoltre Casarrubea a postare su questo Blog documenti comprovanti "lo sterminio, ad opera della Decima Mas, del villaggio sloveno di Trnvo (Tarnova)".

Altrimenti, faceva meglio a risparmiarsi questa "mala figura".

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944