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giovedì 7 aprile 2011

Le tavole a colori dell'artista Sergio Pietruccioli in omaggio con il libro "La San Marco sulla Linea Gotica"




Solo alla prossima fiera Militaria alla Torre, Bologna, sab 9 - dom 10 aprile, chi acquisterà il libro di Pieramedeo Baldrati La San Marco sulla Linea Gotica avrà in omaggio la riproduzione delle due tavole a colori del libro (una delle quali è l'immagine di copertina), opera dell'artista Sergio Pietruccioli in esclusiva per l'Associazione "ITALIA Storica", tirate tipograficamente su carta di pregio "acquarello", f.to A4.


Le tavole saranno poi in vendita a 10,- Euro a tavola, f.to A4.

lunedì 21 marzo 2011

La San Marco sulla Linea Gotica - Storia militare delle operazioni del II/6° Rgt. e III/5° Rgt., Divisione Fanteria di Marina "San Marco"






La San Marco sulla Linea Gotica

Storia militare delle operazioni del II/6° Rgt. e III/5° Rgt.,
Divisione Fanteria di Marina "San Marco",
ottobre 1944 - aprile 1945

di Pieramedeo Baldrati (a cura di Andrea Lombardi)

In questo libro il ciclo di operazioni del II/6° (il famoso Battaglione Uccelli) e il III/5° (Battaglione Blotto) della Divisione Fanteria di Marina “San Marco” della RSI sulla Linea Gotica nei settori della Garfagnana e dell’Abetone sono ricostruiti giorno per giorno attraverso la pubblicazione dei diari di guerra delle due unità, integrati con documenti e testimonianze di veterani, fornendo così al lettore un quadro documentato e vivido dei durissimi combattimenti nell’inverno 1944-1945, che videro i Marò della “San Marco” tenere testa con apprezzabile efficienza militare alle superiori forze Alleate.
Con l’ordine di battaglia dettagliato dei due Battaglioni e le motivazioni delle ricompense al Valor Militare conseguite dai Marò nei combattimenti sulla Linea Gotica.
F.to 17x24, brossura, ill. in b/n e col., 290 pag., 29,- Euro, Ass. Cult. ITALIA, Genova 2011.



Indice

Il II Battaglione del 6o Reggimento sul fronte della Garfagnana .
Ottobre 1944-Aprile 1945

Ordine di battaglia del II Battaglione del 6o Reggimento . .

La partenza del Battaglione “Uccelli” verso il fronte . .

Il Diario di guerra del II Battaglione del 6o Reggimento . .
Ottobre 1944 – Aprile 1945

Ottobre 1944 . . . . . . . .
Novembre 1944 . . . . . . . .
Dicembre 1944 . . . . . . . .
Gennaio 1945 . . . . . . . .
Febbraio 1945 . . . . . . . .
Marzo 1945 . . . . . . . .
Aprile 1945 . . . . . . . .

Perdite del II Battaglione del 6° Reggimento F.M. al Fronte Sud .

Fotografie e mappe . . . . . . .

Il III Battaglione del 5o Reggimento sul fronte dell’Abetone . .
Dicembre 1944-Aprile 1945

Ordine di battaglia del III Battaglione del 5o Reggimento . .

La partenza del Battaglione “Blotto” verso il fronte . .

Il Diario di guerra del III Battaglione del 5o Reggimento . .
Dicembre 1944-Aprile 1945

Dicembre 1944 . . . . . . . .
Gennaio 1945 . . . . . . . .
Febbraio 1945 . . . . . . . .
Marzo 1945 . . . . . . . .
Aprile 1945 . . . . . . . .

Perdite del III Battaglione del 5° Reggimento F.M. al Fronte Sud .

Fotografie e mappe . . . . . . .

Appendici . . . . . . . . .

Il Comandante Luigi Uccelli . . . . . . .
di Francesco Uccelli
Ricordo del Comandante Uccelli in Garfagnana . . . .
di Luigi Piantato e Mario Abriani
l’addestramento al fronte . . . . . . .
di Ennio Varicchio
Ricordi di Garfagnana . . . . . . . .
di Enrico Ronchi
Quelli del “Blotto” . . . . . . . .
del Generale Pietro Chiari
Le ricompense al valor militare assegnate ai Marò del II/6° e III/5° . .
Organizzazione delle Compagnie Fanteria di Marina . . . .
di Antonino Azzara’
Documenti . . . . . . . . .
Gli avversari della San Marco:
La Forza di Spedizione Brasiliana in Italia . . . . .
di Andrea Giannasi
La 92nd Infantry Division “Buffalo” . . . . . .
La Task Force 45 e il 473rd Regimental Combat Team . . .
Bibliografia essenziale

martedì 8 marzo 2011

Quelli della San Marco... il Battaglione Uccelli in Garfagnana



Buca dei Marò della San Marco sulla Quota 437.
Sono facilmente immaginabili le durissime condizioni di vita e di combattimento nelle posizioni difensive improvvisate sulle alture, spazzate continuamente dall’artiglieria e dagli attacchi aerei Alleati.


Marò del Btg. Uccelli in Garfagnana.
In secondo piano, senza il basco, si riconosce il Sergente Maggiore Francesco Buffa, leggendario “asso” della MG 42.

domenica 28 novembre 2010

Nuovamente disponibile: "Marò a sedici anni - Con la San Marco in Liguria, 1944-1945", di S. Moro



Marò a sedici anni. Con la Divisione San Marco in Liguria, 1944-1945, di Sergio Moro

Spinto dall’amor di patria, Sergio Moro, appena sedicenne, si arruola volontario nella Regia Marina nel 1943. Ma il suo sogno si infrange subito con il diffuso disfattismo di molti suoi compagni, e con l’8 settembre 1943, che lo coglierà a Pola. Catturato dai tedeschi e poi dai partigiani titini, riuscirà rocambolescamente a raggiungere la sua famiglia a Novara. La sua volontà di servire l’Italia lo porterà nuovamente sotto le armi, entrando volontario nella costituenda Divisione F.M. San Marco della RSI: dopo il meticoloso e duro addestramento in Germania, Moro, come i suoi camerati, rimarranno delusi di non essere inviati al fronte contro gli Alleati, ma saranno schierati in Liguria in funzione antisbarco. La lotta partigiana e l’inattività nei presidi logorerà la Divisione, ma, come messo in evidenza da Moro nel suo scritto, proprio nel momento più buio, cioè nel ripiegamento verso il nord nell’aprile 1945, la Divisione ritroverà la sua compattezza ed efficienza combattiva, aprendosi tenacemente la strada tra le forze partigiane che tentarono inutilmente di sbarrare il cammino della San Marco. Dopo la resa, Moro descrive la sua prigionia, tra le angherie dei partigiani e le dure condizioni del POW Camp di Coltano, il ritorno a casa, e il dopoguerra.Brossura, F.to 14x21, 104 pagine, 55 tra foto e documenti in b/n, di proprietà dell’autore, 4 tavole a colori. Euro 15,00.


Di seguito, la nota introduttiva al libro Marò a sedici anni, di Sergio Moro.

Oggi mi fanno paura quegli storici che sanno di avere sempre ragione e che pretendono di mettere il chiavistello e il sigillo di ceralacca a ricerche considerate tabù, i cui risultati considerano ormai da tempo assodati felicemente per il bene di tutti.
Ariel Toaff

Dalle memorie del Marò Sergio Moro, con la loro semplicità e schiettezza, emerge prepotente un amore per la Patria genuino, senza retorica, e il carattere equilibrato dello scrivente, un uomo − un ragazzo − che ama la sua famiglia e la sua Patria, e che ha fatto, sessanta anni fa, delle scelte che oggi appaiono straordinarie, ma che all’epoca hanno rappresentato la normalità per decine di migliaia di italiani. Una “normalità” di sacrifici e di sofferenze, di paura e di coraggio, per le quali questi italiani non hanno avuto medaglie o riconoscimenti, ma semmai angherie e disprezzo, se avessero militato nella Repubblica Sociale Italiana, o semplicemente sussiego se avessero servito nel Regio Esercito. La storiografia, e più in generale, quasi tutta l’intellighentsia culturale italiana hanno relegato in un angolo le vicende storiche e umane dei soldati italiani nella seconda guerra mondiale, divenuta “la guerra di Mussolini”, a tutto vantaggio di chi era stato − o si era accodato − in quella che la vulgata volle come unica parte vincitrice della “guerra di liberazione”, ossia la “Resistenza”, e preferibilmente quella di matrice comunista. Ancora oggi, infatti, nonostante una tardiva e limitata presa di coscienza da parte della storiografia ufficiale della partecipazione (peraltro marginale, e osteggiata dagli Alleati) del Regio Esercito alle operazioni delle FF.AA. Alleate in Italia nel 1943-1945, si arriva a presentare con gran rilievo mediatico, e ancor peggio, istituzionale, il diario di Bruno Trentin, rappresentante di spicco del sindacato e all’epoca giovane antifascista, dove la frase chiave del diario, pronunciata dal padre alla proclamazione dell’Armistizio, è: “È la guerra che comincia! [quella di “liberazione”, evidentemente, NdE]”. Alla quale fa subito eco il figlio: “La guerra vera per l’Italia vera“. Come se le migliaia di italiani morti tra le pietraie della Grecia, le nevi della Russia, tra le lamiere dei carri della Ariete nel deserto libico non fossero “veri”, non avessero famiglie che li piangessero, e l’aver combattuto, senza nulla chiedere, per la loro nazione non li qualificasse come “veri” italiani.Tornando alle memorie del Marò Moro, vogliamo fare qualche riflessione sul ruolo militare avuto dalla Divisione F.M. San Marco della RSI nel 1944-1945. La storiografia mainstream presenta la San Marco, e, più in generale, le Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano (ENR) come unità le quali, dopo aver subito un addestramento disumano e spersonalizzante nella “Germania nazista”, ritornano in Italia accolte dall’ostilità del “popolo alla macchia”, vengono logorate dalle forze partigiane, e si sfaldano poco dopo con migliaia di diserzioni; inoltre, non combattono contro gli Alleati a causa della sfiducia dei tedeschi. Anche la storia orale, se raccolta dagli storici di sinistra, concorda appieno con tale impostazione, chiaramente subordinata ai dettami dell’ANPI: alcune testimonianze di militari − Ufficiali di complemento − delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano, portate alla nostra attenzione anni fa da una docente della Facoltà di Storia di Genova, e raccolte in una ricerca d’impronta resistenziale, deprecavano in maniera monocorde i propri camerati e Ufficiali, lamentavano le dure condizioni dell’addestramento in Germania, la sua “spersonalizzazione” e la volontà tedesca “di fare di noi degli automi”, mentre giunti in linea si criticava il rancio, le postazioni, l’inadeguatezza degli equipaggiamenti a fronte dell’inclemenza del tempo, etc.Inizieremo con il commentare i punti sollevati dalle testimonianze citate, chiudendo poi con delle considerazioni generali sulle testimonianze stesse, e sul ruolo della San Marco nel 1944-1945, ragionando non secondo i canoni della storiografia resistenziale o quella reducistico-apologetica dei “soldati dell’Onore”, ma sforzandoci di seguire un approccio obiettivo, storico militare.L’addestramento in Germania fu certamente duro, ma perché i soldati erano formati secondo la regola del “sudore salva il sangue”: l’addestramento doveva, per quanto possibile, replicare le reali condizioni di battaglia, integrando le lezioni apprese dalla Heer in anni di guerra, e inserite prontamente nei programmi d’istruzione. L’addestramento non formava “automi”, perlomeno non nell’accezione dispregiativa delle fonti resistenziali: il soldato doveva certamente essere condizionato a reagire automaticamente; in guerra un istante d’esitazione nell’affrontare in modo corretto un’emergenza, o nell’azionare con efficacia un’arma o un equipaggiamento, poteva portare a gravi conseguenze per il soldato e i suoi commilitoni. Al contrario delle “testimonianze” citate, i veterani delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano, Ufficiali e truppa, sia attraverso le loro memorie, sia in interviste o conversazioni da noi raccolte, hanno sempre posto in rilievo la meticolosità dell’addestramento in Germania, in grandi campi che permettevano ad esempio di compiere manovre con l’intera Divisione, anche con l’impiego dell’artiglieria media; la possibilità di addestrarsi assieme di più reparti, verificando il livello raggiunto nella coordinazione, comunicazioni, comando e controllo, era quasi totalmente sconosciuto in Italia. Il Tenente Licitra, del Gruppo Esplorante Cadelo della Monterosa, arrivò a dire che lui, già veterano di diverse campagne, solo in Germania si rese conto di “come si faceva la guerra”, e che gli istruttori tedeschi, anche solo per addestrare a tirare le bombe a mano, insegnavano diverse tecniche, a seconda della posizione del soldato e del bersaglio, etc. Il Tenente Licitra mise ben a frutto l’addestramento in Germania: il 26 aprile 1945, a Ruta di Camogli, un cannone controcarro PAK 40 facente parte di un reparto di retroguardia ai suoi ordini riuscì a distruggere un M4 A4 Sherman americano, e, unitamente al fuoco delle MG dei Bersaglieri del Cadelo, a bloccare così per diverse ore l’avanguardia di un gruppo di combattimento statunitense della 92nd Infantry Division “Buffalo” avanzante verso Genova. Un fatto d’arme senza dubbio minore, ma tuttavia indicativo dell’efficacia combattiva della Monterosa anche nelle ultime ore del conflitto. L’esperienza di guerra era trasmessa alla reclute anche nei dettagli più piccoli: ad esempio, il soldato era addestrato, una volta in posizione “a terra”, a disporre i piedi paralleli al terreno, in modo che un proiettile che passasse radente non colpisse il tallone: un veterano del San Marco riporta come un suo camerata di una squadra di fucilieri che non aveva rispettato tale prescrizione, durante un’azione ebbe il tallone asportato di netto da un proiettile che aveva invece mancato quello di un altro Marò, sulla stessa traiettoria ma con il piede nella posizione prescritta dagli istruttori tedeschi.Sempre a riguardo degli “automi”, è da notare come la superiore efficienza delle unità tedesche, portò l’US Army ad attivare una specifica commissione (Historical Evaluation and Research Organization), la quale riconobbe empiricamente, anche con l’uso di modelli matematici, applicati alla ricostruzione di un gran numero di scontri tra unità Alleate, sovietiche e tedesche, una maggiore capacità combattiva, sia in attacco che in difesa, ai soldati della Wehrmacht rispetto ai loro avversari. Seguirono poi gli studi degli storici militari Liddel Hart, Martin van Creveld, Paul Savage, Richard Gabriel e Trevor Nevitt Dupuy, che analizzarono approfonditamente questi risultati, confermandone la validità. L’addestramento della Heer formava non solo gli Ufficiali, ma anche i Sottufficiali, e in una certa misura anche la truppa, all’Auftragstaktik, ossia al prendere, nel quadro della missione, l’iniziativa personale quando essa poteva essere fruttuosa, anche in mancanza di ordini specifici. Gli Ufficiali italiani che avevano combattuto accanto a unità tedesche concordano solitamente nell’affermare come un Ufficiale inferiore tedesco o addirittura un Sottufficiale esperto avessero un’autonomia e un potere decisionale in campo tattico che nel Regio Esercito era appannaggio solo degli Ufficiali superiori italiani.Arrivando all’equipaggiamento delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano, i documenti, ossia gli organigrammi e i rapporti di forza e armi, danno un quadro ben diverso da quello diffuso dalla pubblicistica ideologicamente schierata: gli ordini di battaglia delle Divisioni al momento del rientro in Italia presentano delle unità dalla buona potenza di fuoco, sia all’interno delle Compagnie Fucilieri, sia nelle armi d’accompagnamento e d’appoggio: le Squadre furono dotate delle eccellenti mitragliatrici MG 42, e distribuite pistole mitragliatrici MP 40 e MAB 38 A, i potenti cannoni controcarro da 7.5 cm PAK 40 garantivano finalmente una efficiente difesa contro i corazzati, assieme ai lanciagranate a carica cava Panzerfaust, etc. Il limite delle Divisioni dell’ENR di essere ippotrainate, era comune a tutte le Infanterie-Division tedesche, anche se, in effetti, la decisione tedesca di usare queste unità come reparti di presidio e sicurezza, quindi per compiti di seconda linea, condizionò in maniera negativa il completamento dell’equipaggiamento in alcuni settori.Tutto considerato, viene quindi da pensare che le testimonianze dei repubblichini citate siano state accuratamente scelte per il loro concordare (in buona o mala fede) con la vulgata resistenziale e che, alla luce delle circostanze illustrate, non siano certo indicative del morale e delle motivazioni della maggior parte dei componenti le Divisioni dell’ENR, e tanto meno della efficienza combattiva di queste unità.A proposito delle diserzioni, prendendo in considerazione la San Marco, è innegabile che la dispersione in capisaldi della Divisione, lo stillicidio degli agguati partigiani, e la freddezza della popolazione, timorosa di rappresaglie dall’una e dall’altra parte, oltre all’incapacità di reagire alla situazione di alcuni Ufficiali, portò ad un notevole abbassamento del morale, e a numerose diserzioni. Su questo argomento faremo solo due considerazioni, frutto dell’analisi di dati di fatto e non di preconcetti ideologici: la prima, è che a fronte di queste diserzioni, che la vulgata presenta come la prova dell’inefficienza dell’Esercito di Graziani, rimane il fatto incontestabile e consequenziale, pura aritmetica, diremmo, che la maggior parte dei Marò rimase invece al suo posto, e che anzi, negli ultimi giorni di guerra, in una atmosfera di pesantissima tensione psicologica e fisica, la Divisione, finalmente a ranghi compatti, dimostrò sul campo l’efficienza combattiva imparata in Germania, superando diversi sbarramenti dei partigiani, combattendo in campo aperto. Questo fatto, incontestabile e consequenziale, per l’appunto, è invece chiaramente ignorato dagli storici engagé et similia, ovvero ricercatori, laureandi, dottorandi, giornalisti, etc., che preferiscono opportunisticamente non porsi contro una certa egemonia culturale, che gli garantisce in cambio carriera e prebende.Come corollario, citeremo inoltre come da parte resistenziale sono oculatamente ignorate le diserzioni nelle unità partigiane; alla strombazzata diserzione del Battaglione Vestone della Monterosa (e chiaramente si evita di indicare come il Vestone fosse un reparto fuori organico, e che solo cinquanta uomini rimasero con i partigiani) si possono contrapporre i numerosi ex partigiani − spesso semplici renitenti alla leva − che si presentarono alle autorità o ai reparti militari della RSI, specie dopo i bandi di amnistia, e furono incorporati nelle FF.AA. della RSI: segnaliamo gli ex partigiani nel Battaglione Risoluti, o nel Battaglione NP della Decima MAS, che seguirono il reparto al Fronte Sud e in prigionia, nei Btg. Ruggine della GNR, etc.In secondo luogo, osserviamo le statistiche relative alle diserzioni di alcune unità di fanteria dell’8ª Armata inglese nell’agosto-dicembre 1944 (da Eric Morris, La guerra inutile, pag. 522):1ª Divisione: 6264ª Divisione: 66446ª Divisione: 1.05956ª Divisione: 99078ª Divisione: 926Come si vede cifre di tutto rispetto, e teniamo conto che per i soldati inglesi, seppur coinvolti in aspri scontri, era evidente come la supremazia Alleata nello scontro di matériel li avrebbe condotti presto alla vittoria. Inoltre, a differenza dei soldati inglesi, gli effettivi delle FF.AA. della RSI operavano spesso vicino alle loro famiglie, e un momento di debolezza poteva facilmente spingerli a tornare a casa. All’opposto, per un Tommy o per un GI, la strada dall’Appennino bolognese a Leeds o a Milwaukee era una scoraggiante long way…Per ultimo, veniamo all’importanza militare della San Marco (e delle altre unità dell’Esercito Nazionale Repubblicano) nel quadro storico militare della guerra in Italia nel 1944-1945. Ovviamente, la vulgata vuole questa importanza pari a zero, poiché le unità non sono impiegate contro gli Alleati, ma, schierate in Liguria, sono poi sfaldate dagli attacchi partigiani e si prodigano solo in rappresaglie contro civili innocenti e martiri partigiani, obbedendo ciecamente al bieco occupante nazista. La realtà, se vista obiettivamente da una prospettiva storico militare, è diversa. Il predominio navale Alleato, unito alla supremazia aerea, aveva reso possibile tutta una serie di sbarchi sulle coste italiane: dallo sbarco in Sicilia, compresi i successivi sbarchi minori, detti End run, per cercare di ostacolare l’ordinata ritirata tedesca verso Messina, a Salerno, sino ad Anzio. Per l’Alto Comando tedesco era quindi naturale pensare che gli Alleati potessero tentare dei nuovi sbarchi, particolarmente a Nord, dietro la linea del fronte (e in effetti sbarchi di diversione furono eseguiti nell’aprile del 1945 durante l’ultima offensiva Alleata sul Senio). Di conseguenza, nella seconda metà del 1944 i tedeschi si trovarono a dover presidiare sia la costa nord-occidentale italiana sia quella orientale; scopo arduo, con i mezzi risicati di cui disponeva l’Heeresgruppe B: basti pensare che per contenere le truppe Alleate sbarcate ad Anzio nel gennaio 1944, tra le unità inviate in emergenza vi era la 715. Infanterie-Division, la cui artiglieria era formata da pezzi di preda bellica russa da 76.2 mm, e le mitragliatrici distribuite alla sua fanteria erano in buona parte preda bellica francese, mentre anche alla scelta 4. Fallschirm-Division mancava del tutto il Reggimento d’artiglieria! Le unità dell’Esercito Nazionale Repubblicano permisero quindi ai Comandi tedeschi di poter liberare delle loro unità inviandole al fronte, impiegandole contro gli Alleati; e − diserzioni o meno − le GG.UU. dell’ENR eseguirono fino al termine della guerra la loro funzione di presidio (e non solo, considerate le numerose piccole azioni condotte sulle Alpi al confine con la Francia). Vista la superiorità numerica e in mezzi Alleata il poter inviare al fronte anche solo un paio di Divisioni, piuttosto che doverle tenere a scopo di presidio nelle retrovie, dovette rappresentare per i tedeschi un vantaggio operazionale notevole, e nuovo filo da torcere per gli Alleati nella loro lenta avanzata verso nord, dove ogni metro era fatto pagare a caro prezzo dalle veterane unità della Wehrmacht.Inoltre, seppur limitatamente, le Grandi Unità dell’ENR, o loro aliquote, furono poi impiegate al fronte contro gli Alleati: oltre alle citate operazioni sul confine italo-francese, ricordiamo brevemente la partecipazione di parte della San Marco e della Monterosa alla riuscita Operazione Wintergewitter nel Natale 1944, e della Divisione Italia alla difesa della Linea Gotica. I Marò della San Marco e gli Alpini della Monterosa in particolare ebbero un buon comportamento al fronte, sia nelle dure condizioni della guerra di posizione, sia durante Wintergewitter, come testimoniato anche dagli encomi dei Comandi tedeschi. Riteniamo che queste brevi note, pur nella loro sinteticità, possano tuttavia essere una traccia per poter studiare con maggiore distacco − e alla luce dei fatti, e non dei dogmi − la storia militare delle Divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano.

Andrea Lombardi

domenica 5 settembre 2010

Marò della Divisione San Marco...


Marò della Controbanda del III/6°.


Marò della San Marco durante un'operazione di controguerriglia.



Garfagnana. Mortaisti del II/6°.

giovedì 22 aprile 2010

25 aprile: San Marco e ITALIA al Cimitero delle Croci Bianche, Altare




Altare: anche quest'anno il 25 Aprile delle Croci Bianche


Anche quest'anno, come ormai da molto tempo, la mattina del 25 Aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo (sic), il cimitero militare delle croci bianche, ad Altare, ospiterà una cerimonia di commemorazione di tutti i caduti, compresi i molti appartenenti alla repubblica sociale di Salò (sic) ed alla Decima MAS qui seppelliti, a fianco di diversi combattenti Partigiani. Una manifestazione unica in zona, spesso non scevra da polemiche, che negli intenti degli organizzatori si prefigge di ricordare tutti gli italiani caduti in combattimento e di sottolineare lo spirito patriottico ed unitario di questo luogo simbolico. Il Comune di Altare, inoltre, ha reso noto che alle 9,45 avverrà la consueta deposizione della Corona commemorativa.


Foto tratta dal sito web dell'Associazione Culturale Italia, riferita alle celebrazioni del 25 aprile 2009. Nella foto il sindaco Flavio Genta.


l.m.



Martedì 20 Aprile 2010 ore 07:01
http://www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=74330

martedì 20 ottobre 2009

Nuovo: Giancarlo Leonardi, Senza Patria - Con la San Marco in Liguria e sulla Linea Gotica, 1944-1945


Giancarlo Leonardi
Senza Patria
Con la San Marco in Liguria e sulla Linea Gotica, 1944-1945

Rispetto a molte delle memorie o diari di veterani italiani della seconda guerra mondiale disponibili, lo scritto di Giancarlo Leonardi si distingue per un riuscito stile letterario, trasmettendo al lettore, oltre che i suoi ricordi di giovane Marò nelle file della Divisione F.M. San Marco dell’Esercito Nazionale Repubblicano in Germania e Liguria prima, e sulla Linea Gotica poi, le proprie emozioni e sensazioni più profonde, e una visione del mondo spesso cupa, iconoclasta e disincantata.

Leonardi scrive passi di grande efficacia drammatica, come nella descrizione della durezza dell’addestramento in Germania, dello spaesamento dei giovani Marò sbalzati dalla solare Italia alle tetre foreste tedesche, e del loro passaggio dalla condizione di adolescenti al diventare dei soldati addestrati; della nostra impreparazione militare nel 1940, e nel giudizio aspro sulla massa del popolo italiano e sui suoi governanti. Altrettanto efficace è Leonardi quando descrive la sua esperienza di guerra in Garfagnana nell’inverno 1944-1945, evocando le condizioni di vita dei suoi commilitoni e della popolazione civile nel lungo inverno tra le aspre montagne toscane, i combattimenti sulla linea del fronte e i partigiani, la consapevolezza della lotta senza speranza del suo reparto, e tuttavia, anche nella prosa dissacrante di Leonardi, d’un tratto emerge una punta d’orgoglio per quei giovani Marò che, in tali circostanze, stavano tenendo testa alle ben superiori forze Alleate.
F.to 14x21, brossura, 146 pagine, foto in b/n e a colori, 19,00 Euro.

lunedì 27 aprile 2009

ITALIA con il San Marco, Altare 25 aprile 2009









Diverse generazioni, un solo San Marco!
Ringraziamo per le belle foto Renato Ruffino del Gruppo Leone di San Marco
.

sabato 25 aprile 2009

Commemorazione San Marco, Altare, 2009















Una manifestazione bellissima!

Presenti il sindaco di Altare, il Dottor Genta, e, in rappresentanza del Ministro La Russa, il Senatore Pierfrancesco Gamba: entrambi hanno posto in evidenza nei loro discorsi il dovere di ricordare tutti i Caduti, e come dopo più di 60 anni dalla fine dei combattimenti, tutti gli italiani debbano sentirsi uniti.

Il Senatore Gamba si faceva poi ambasciatore di uno scritto del Ministro La Russa, che ribadiva questi temi, rammaricandosi di non essere presente al Cimitero delle Croci Bianche tra i Marò della San Marco, per commemorare i loro Caduti.

Come l'anno scorso, abbiamo partecipato alla commemorazione indossando le uniformi storiche della Divisione San Marco, raccogliendo tra i veterani un entusiasmo raramente visto negli anni di partecipazione a molti raduni e commemorazioni: i Marò della San Marco ci hanno trasmesso un affetto sincero e immediato, facendoci sentire non dei "giovani" tra dei veterani, ma solamente dei Marò tra altri Marò. Non ci era mai successo che questo cameratismo, questo entusiasmo, si trasmettesse in maniera così spontanea e immediata, nonostante le generazioni che ci separano. Voglio ringraziare in particolare il Segretario Abriani, Moro e suo figlio Massimo, Azzarà e la sua affettuosa moglie, Verga e consorte, e tutti gli altri che ad un certo punto ci hanno letteralmente circondato per salutarci e comunicarci la loro felicità e anche sorpresa nello "specchiarsi" dopo 60 anni rivedendo le loro divise grigioverdi (era presente anche il buon Nardin, "Gamma"della Xa, che ci ha guardato stupefatto, dicendoci contento: "sembrate me!").

Sarà lo spirito di corpo tipico dei Marinai, sarà stato l'addestramento in Germania della Grande Unità che ha forgiato nei Marò meritevoli un indelebile attaccamento alla Divisione e non ai singoli reparti o comandanti, ma dubito che tale esprit de corps sia superato da altre unità.
Era presente poi la figlia del Generale Farina, che deponendo una corona in memoria del padre, in un momento veramente toccante, passava accarezzando i labari e le bandiere, baciando poi quella italiana.

Attimi ai quali si assiste volendo che divenissero eterni. E forse, lo rimangono.

Indimenticabile.

Un grazie ai veterani della San Marco, alle autorità e alle Associazioni convenute, e all'organizzatore Nicola Tropeano, Gruppo Leone di San Marco.

venerdì 24 aprile 2009

ITALIA su Storia del Novecento, n.95





Due foto della nostra partecipazione alla Commemorazione dei Caduti della San Marco ad Altare, 2008, sul mensile Storia del Novecento.

Grazie a Mauro per le foto!

giovedì 9 aprile 2009

Commemorazione Caduti Divisione FM San Marco - Altare 25 aprile 2009



La cerimonia si terrà ad Altare alle ore 11.00 del 25 aprile 2009, parteciperanno delegazioni delle Associazioni d'arma e di veterani, e l'Associazione ITALIA sarà felice di intervenire.

venerdì 6 marzo 2009

San Marco ad Altare 2008





Altre due foto della partecipazione dell'Associazione ITALIA alla commemorazione dei Caduti della Divisione FM San Marco della RSI ad Altare... un grazie all'amico Marò Sergio Moro per le foto!

sabato 24 gennaio 2009

ITALIA alla Regal Torino, 13,14,15 gennaio 2009

Torino è da sempre la città italiana che vanta le più alte tradizioni storico militari del nostro paese,capitale del Regno di Sardegna prima e d'Italia poi, ha visto nascere e svilupparsi nel tempo tuttala cultura, l'organizzazione e la gloriosa tradizione del nostro Esercito.La "Regàl Torino" è l'evento che porta nella capitale sabauda l'affascinante mondo delcollezionismo e dell'antiquariato militare senza perdere di vista l'aspetto espositivo e museale.Con l'allestimento di mostre legate alla storia delle Forze Armate saranno proposte tematiche storiche, uniformologiche e documentali di sicuro interesse. La carta vincente dell'Evento torinese è infatti la relaizzazione di una grande fiera che raccoglie in primo luogo le istituzioni militari italiane; Esercito, Aeronautica, Marina, Carabinieri e forze dell'ordine sono presenti con stand illustrativi e storici. Sempre presente è inoltre la tematica legata ai motori; mezzi militari storici provenienti da collezionisti privati, istituzioni e musei sono il naturale corollario della manifestazione. Naturalmente presenti i migliori commercianti italiani e stranieri di militaria, i gruppi di soft air e i gruppi di rievocazione storica ai quali l'organizzazione offre spazi gratuiti per illustrare l'attività culturale svolta.
Come Ass. ITALIA saremo presenti con il nosto stand, che faremo anche in rappresentanza dell'Ass veterani Div. F.M. San Marco della RSI e del Gruppo Leone di San Marco, come alla Militalia del nov. 2008.
Info:

giovedì 1 gennaio 2009

Il Gruppo Esplorante della DIv. FM San Marco...











...nelle foto del Bundesarchiv. Notare il gagliardetto "Unità Marcianò" e le mostrine nere con teschio e Gladio, i fregi da basco e l'uso del Leone sul taschino.

domenica 2 novembre 2008

San Marco e ITALIA alla Militalia
































































































L'Ass. ITALIA ha allestito uno stand con l'Ass. San Marco RSI e il Gruppo Leone di San Marco; ringraziamo per la sua disponibilità Alessio Pennestri, che ha fornito diversi bei manichini con le divise attuali del San Marco e del Comsubin, queste ultime decisamente rare, e Nicola Tropeano, vice presidente nazionale del Gruppo. ITALIA esponeva divise del San Marco Regio, San Marco RSI e della FM della Xa MAS.





Erano presenti anche il Marò della Divisione FM San Marco Sergio Moro, che ha autografato numerose copie delle sue memorie "Marò a sedici anni", il mitico Luigi Farina del Btg. Sagittario della Xa MAS, e Buongirolami, Beltrami e Cortese dell'Ass. ITALIA.




Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944