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martedì 17 febbraio 2009

Ricordo del Tenente Alberto Piccoli su AQUILE DEL CARNARO



Ricordo del Tenente Alberto Piccoli, del Btg Barbarigo, apparsa su AQUILE DEL CARNARO Giornale dei Combattenti in Fiume d'Italia, lunedì 12 marzo 1945.

Si ringrazia Giorgio Sala per la scansione.

venerdì 27 giugno 2008

Lo stendardo della 4a Cp Mortai, aprile 1945




Dalle memorie di Pierluigi Tajana:

Era ormai l’imbrunire e c’invitò a riunire i nostri reparti in un prato vicino al ponte di Bassanello, in località Pra’ della Valle. Alle prime ore del mattino avremmo dovuto raggiungere Padova per la resa e per essere riconosciuti prigionieri di guerra alle dipendenze delle truppe inglesi. Il comandante De Giacomo ci fece un commovente discorso e disse che quello non era 1’8 settembre, che la guerra era ormai finita per tutti, e di essere fieri di essere appartenuti alla Xa MAS. Finimmo con il grido “Decima marinai!”, “Decima comandante!”. Quella sera la Xa era “rientrata in porto” con l’onore delle armi. Fummo tutti presi da un’immensa tristezza. Ero assillato da un dubbio tremendo: secondo il codice d’onore militare esiste l’obbligo, sia per un soldato semplice che per un ufficiale, di non farsi prendere, quando é possibile, prigionieri. D’altra parte avevamo assicurato all’Ufficiale inglese che saremmo rimasti uniti e preparati per il giorno successivo per consegnarci ai comandi inglesi a Padova. Non sapevo come comportarmi. Del resto tutte le forze armate italiane si erano arrese, il governo italiano non esisteva più. Mussolini era stato fucilato. Se fossi scappato, dove sarei potuto andare a finire e cosa sarebbe successo ai miei Marò. Decisi di rimanere ed accettare quello che la sorte mi avrebbe prospettato. Non fu una notte felice. La 4a Compagnia aveva uno stendardo. Lo dividemmo in tanti pezzetti in modo da poterli distribuire ai centotrenta, centoquaranta superstiti. Sono riuscito a conservare quel pezzetto di stoffa, malgrado tutte le traversie subite durante il periodo di prigionia. Lo possiedo ancora e quando mi capita fra le mani, si scatena nella mia mente un fiume di ricordi che mi fanno domandare: “Se un giorno mi trovassi nelle stesse condizioni di allora, e senza le conoscenze di oggi, come mi comporterei?”. La risposta é sempre la stessa; farei le stesse cose di allora. Sono certo che se avessi seguito un’altra condotta la mia coscienza ne sarebbe stata scossa.
Quel "pezzetto della Xa" fu, anni dopo, donato da Tajana a Carla Piccoli, Ausiliaria della GNR e sorella del Tenente Alberto Piccoli, della Cp Mortai del Barbarigo, caduto sul S. Gabriele, e amico fraterno di Tajana e del Tenente (poi Generale dell'EI) Giorgio Farotti. Carla Piccoli ha voluto farci un omaggio toccante donandoci a sua volta quel lembo e le storie che vi sono intorno, dalla memoria di suo fratello e del Tenente Tajana, a tutti i marò del Barbarigo.

Un riconoscimento che vale più di mille parole ai nostri modesti sforzi nel preservare la memoria dei combattenti del Barbarigo e della Xa.

Cogliamo l'occasione per ringraziare e salutare l'Aus. Carla Piccoli, la sua bella famiglia, e il nipote Giorgio Zett, autore di un DVD di foto e filmati sul Campo della Memoria, e l'amico e socio Mauro Decorlati! Grazie a lui abbiamo anche potuto visitare il nostro carissimo amico Giulio Ronchi, marò della Cp. Mitr. del Barbarigo, che ci ha aiutato fattivamente in più di una occasione, e la sua simpaticissima moglie!

giovedì 17 gennaio 2008

La 4a Compagnia Mortai del Barbarigo



I marò della 4a Compagnia Mortai nel Canavese, estate 1944. Notare le divise estive, con le mostrine pentagonali tagliate a seguire il colletto (foto De Zerbi).




I marò della 4a Compagnia Mortai nel Goriziano, inverno 1944/1945. Notare le tenute mimetiche, il veterano Sottufficiale al centro, e la giovane età di molti marò (foto De Zerbi).

La 4a Compagnia era basata su un Plotone Comando, due Plotoni Mortai con tre mortai da 81 mm ciascuno e un Plotone Cannoni con due controcarro da 47/32, questi ultimi di limitata efficienza a causa della mancanza dei congegni di mira e delle poche munizioni disponibili.
Il comandante era il Tenente Pierluigi Tajana, e il comandante in seconda era il Tenente Alberto Piccoli; entrambi provenivano dagli Alpini.

Il mortaio da 81 mm in dotazione al “Barbarigo” era il modello 35, constante di tre parti: bocca da fuoco (20.4 chili), affusto a bipede (18 chili), piastra di appoggio (20 chili). Aveva sette cariche di lancio con il proietto normale (pesante 3.26 chili, dei quali 0.54 di esplosivo) e cinque cariche di lancio con il proietto a grande capacità (6.86 chili, dei quali 2 di esplosivo).
La gittata del proietto normale andava da un minimo di 150 metri ad un massimo di 3.100 metri, mentre la gittata massima del proietto a grande capacità era di solo 1.200 metri. D’altro canto il raggio di efficacia delle schegge del proietto a grande capacità era di ben 100-200 metri contro i 30-40 metri di quello normale. Le schegge del proiettile normale avevano una dispersione orizzontale notevole, molto valida nell’uso antiuomo.
Il rateo di fuoco era il seguente: di aggiustamento 18 colpi al minuto, di efficacia 30-35 colpi al minuto, ma nella pratica non si superavano i 10 colpi al minuto.

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944