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lunedì 9 maggio 2011

MOVM Ammiraglio Gino Birindelli - Caduti Smg Scirè Xa MAS









Domenica 8 maggio alcuni soci e amici dell’Associazione Culturale “ITALIA Storica” hanno partecipato alla manifestazione promossa dalla MMI e dal Comune di Pescia per intitolare una via alla MOVM Ammiraglio Gino Birindelli, eccezionale Ufficiale e marinaio e Eroe della Xa MAS e un monumento ai Caduti del Smg. Scirè. Abbiamo avuto l’onore di accompagnare durante le varie fasi della cerimonia, che ha visto una nutrita partecipazione di pubblico, venuto da tutta Italia, il figlio del Comandante MOVM J. V. Borghese, Andrea Scirè Borghese e il nipote Valerio Borghese che ringraziamo per l’amicizia nuovamente dimostrata nei nostri confronti.

Altre foto della cerimonia qui:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1945611369915.2119048.1531467668&l=ce4f0ea3ba

lunedì 31 gennaio 2011

NUOVA EDIZIONE Battaglione LUPO, Xa Flottiglia MAS 1943-1945, di Guido Bonvicini




FINALMENTE DISPONIBILE!

Battaglione LUPO, Xa Flottiglia MAS 1943-1945, di Guido Bonvicini




Ho combattuto alcune guerre, ho ubbidito e a volte ho ordinato a uomini in uniforme di seguirmi; ho il ricordo di molti e molti reparti, ma un ricordo sovrasta tutti gli altri, quello del mio battaglione Lupo.



Tenente di Vascello Dante Renato Stripoli

In questo libro la storia del Battaglione Lupo della Decima MAS è raccontata dai suoi stessi Marò, coi diari e gli appunti scritti all’epoca e con le lettere e le testimonianze raccolte nel dopoguerra dall’autore, che ha poi integrato questa “storia orale” con una documentata ricostruzione delle vicende del Battaglione Lupo e della Divisione Decima nel 1943-1945, basandosi su una vasta selezione di fonti primarie e secondarie, tra le quali i diari di guerra di numerose unità tedesche e Alleate.


Questa nuova edizione include un’appendice iconografica completamente rivista, comprendente fotografie rare e inedite provenienti dall’archivio personale di diversi veterani del Battaglione.


F.to 17x24, brossura, 300 pagine, 82 foto e mappe, 2 tavole a colori, Euro 29,00.

Info:

Associazione ITALIA

Via Onorato 9/18
16144 Genova
Italia

Tel. Cell. 348 6708340
Tel. 010 824086

E-Mail ars_italia@hotmail.com
Web www.associazioneitalia.info
Blog http://associazioneitalia.blogspot.com

domenica 4 luglio 2010

Con il Barbarigo a Nettuno, di Luciano Luci Chiariti (Luciano L. Chiarissi)




L. L. Chiariti

Con il Barbarigo a Nettuno


Pagine 127
Formato 21x14
Copertina brossura
Lingua Italiano
Prezzo: 16.00 €



Anastatica di un'opera del settembre 1944 con le riflessioni di un maro' della Decima MAS reduce dal fronte di Anzio-Nettuno.Sono raccolte le impressioni sul tempo passato al fronte, la guerra di posizione, i commilitoni, e la vita in linea. In appendice l'elenco dei caduti del Barbarigo, le onorificenze concesse e lo spartito dell'inno della X MAS a cura del maro' Giulio Ronchi.

Un estratto dell'opera dal primo capitolo:

GUARDANDO GLI APPUNTI

In questi ultimi tempi ho letto qualche corrispondenza di guerra postuma dal fronte di Nettuno e ci sono rimasto parecchio male. Io ho forse il torto di far parte di quella schiera di persone che pensano dover essere l'onestà il criterio informatore di ogni azione umana, e mi ha quindi fatto una brutta impressione leggere tante belle parole che non significano niente su argomenti che per la loro intima forza non hanno assolutamente bisogno di infioramenti. A parlarci chiaro la maggior parte di questi signori che oggi fanno della bella letteratura, in linea non si sono mai visti ed oso pensare che abbiano voluto seguire la poco eroica tradizione degli inviati, che vedono la guerra da una camera d'albergo e salvano la baracca lavorando molto di fantasia.Tutto questo, proprio mentre si parla di ricostruire anzitutto un ordine morale, è un affare piuttosto stonato e direi che si dovrebbe trovare il modo di farla finita. Farla finita anche per dimostrare coi fatti che si ha la ferma volontà di eliminare ogni stortura e che l’era delle chiacchiere deve considerarsi definitivamente tramontata.Gli avvenimenti che viviamo sono troppo seri ed impegnativi perché sia permesso assistervi con atteggiamento superficiale.Ho accanto a me un blocchetto di appunti che ho trovato nella borsa tattica proprio mentre ero sicuro di averlo dimenticato o perduto. Pagine zeppe di parole scritte a matita, in una maniera indecifrabile dai profani, in momenti vari della giornata, quando anche nella buca ti saltava il ghiribizzo di fissare sulla carta impressioni e ricordi.Sensazioni e pensieri strani alle volte, vi assicuro, forse anche perché per il fronte ero un novellino, una matricola e ad ogni cosa amavo dare un significato e fare un raffronto con quanto su di esse avevo fantasticato nelle giornate in cui tra me e la linea si interponevano tanti ostacoli.Quando un'idea ci infiamma e gli anni hanno ancora un sapore di sogno, la guerra è un dono magnifico di cui si scorge solo il lato romantico.Solamente più tardi - dopo molte cadute - quel duro selciato che ha nome esperienza ci fa esaminare le cose con spirito realistico e - anche se molte illusioni restano ai lati della strada - quel ben sagomato e quadrato edificio che è ormai la nostra personalità è sempre pervaso dalla benedetta Poesia che, anche in formato ridotto, vogliamo difendere da contingenze e scetticismi.Al fronte ci sono quindi arrivato con idee abbastanza chiare sugli uomini ed i loro pregi o difetti. Non mi attendevo di trovare delle schiere di santi o di eroi; non ho avuto delusioni. Ad essere sincero qualche sorpresa in senso buono.Intendiamoci non voglio cadere nell’eccesso opposto col voler descrivere la guerra sostanziata esclusivamente di orrori e brutture, di esseri brutali ed egoisti che pur di giungere ad un loro scopo particolare si venderebbero anche l'anima. No, no. Intendo chiarire che anche la guerra è come tutte le cose della nostra vita. Uno va a cogliere una bella rosa e si punge con le spine. Il vecchio ritornello è sempre vero; anche nel nostro caso.



Effepi Edizioni

Via Balbi Piovera 7
16149 Genova
Telefono +39 010 6423334
Mobile +39 338 9195220

mercoledì 16 giugno 2010

mercoledì 12 maggio 2010

Il Barbarigo e il San Giorgio a Nettuno








Il Barbarigo e il San Giorgio a Nettuno
di Guido Bonvicini


Mentre il battaglione Lupo veniva costituito alla caserma di San Bartolomeo e poi passava in Toscana per l'addestramento, il Barbarigo già combatteva al fronte.
Il primo tra i battaglioni che dovevano costituire il Reggimento Fanteria di Marina San Marco era nato a La Spezia all'inizio di gennaio. Ne aveva assunto il comando il Capitano di Corvetta Umberto Bardelli. Delle quattro compagnie su cui era ordinato, due erano state addestrate sul luogo e le altre due, la I e la III, erano state trasferite per l'addestramento a Cuneo, alla caserma San Dalmazzo.
Alla meta di febbraio il battaglione si riunì nuovamente a San Bartolomeo e il giorno 20 partì su torpedoni per il fronte. Itinerario: La Spezia-Firenze-Arezzo-Orvieto-Viterbo-Roma. Durante il viaggio le previste difficolta dal cielo, a Roma sosta di alcuni giorni. Sfilate, discorsi, riprese cinematografiche; alla sera, in libera uscita, botte con gli elegantissimi imboscati della Polizia Africa Italiana. L'ultimo giorno, una specie di pacificazione col dono, da parte degli ufficiali della P.A.I., di simbolici e inutili pugnali di foggia africana. Un non simbolico aiuto ebbe invece in quei giorni il Comandante Bardelli dal Capitano dei Granatieri Marchesi, che gli diede modo di completare l'armamento e l'equipaggiamento del battaglione attingendo ai magazzini della caserma Ferdinando di Savoia.
Americani e inglesi erano sbarcati il 22 gennaio ad Anzio, e solo l'eccessiva prudenza del Generale Lucas, afflitto dal “complesso di Salerno”, aveva loro impedito di arrivare subito a Roma. I tedeschi, dopo la prima affannosa difesa con reparti presi a prestito qua e la, avevano concentrato alcune divisioni e costituito la 14ª Armata, che chiudeva un semicerchio intorno alla testa di sbarco, dal Fosso della Moletta a nord per Aprilia e Cisterna fino al ramo occidentale del Canale Mussolini e quindi ancora alla costa a sud. Ma le due controffensive tedesche, quella da Aprilia (16-20 febbraio) e l'altra da Cisterna (28 febbraio - 1 marzo), non erano riuscite a sfondare le linee degli Alleati. Il fronte si era fermato sulle posizioni raggiunte dopo i due attacchi.
Il Barbarigo arrivò in linea mentre era in corso la seconda controffensiva, e sostò per breve tempo a Sermoneta: dal colle si vedevano le opposte linee, pioveva, e il tempo restò tale fino alla fine di marzo. Il battaglione venne destinato al settore sud, che era tenuto dalla 715ª divisione tedesca di fanteria. Questo reparto aveva partecipato ad entrambe le azioni di contrattacco ed aveva sofferto grosse perdite; il suo comando credette di poter contare sui marò come complementi da distribuire alle compagnie. Non fu facile a Bardelli ottenere che il reparto avesse il suo tratto di fronte, ma alla fine di una lunga discussione i tedeschi accettarono: la I compagnia fu schierata sul tratto alto del Canale Mussolini, la III tra il fosso del Gorgoglicinio e la Strada Lunga, la IV di qui fino al margine delle paludi; la II fu mandata a Sezze per un corso di addestramento.
Le truppe avversarie nel settore del Barbarigo erano quelle del 1° Distaccamento della Special Service Force, un reparto misto, per due terzi americano e un terzo canadese, con una specializzazione e un addestramento corrispondente a quello dei Rangers. Il terreno era perfettamente piatto e paludoso, percorso da un groviglio di canali e fossi di bonifica e di irrigazione, cosparso di poderi e case coloniche; verso sud confinava con una zona boscosa che favoriva le infiltrazioni. Il fronte era fermo, ma nel tratto da Cisterna al mare si prestava alle pattuglie attive e alle puntate avvolgenti, perché le scarse forze che gli opposti schieramenti vi impegnavano non erano in grado di tenere una linea continua. (4)
La prima ad essere attaccata fu la III compagnia e gli americani vi si impegnarono frontalmente; poi si fecero sotto i canadesi, che si dimostrarono soldati piu preparati e aggressivi. La II compagnia diede il cambio alla III. Per tutto il mese di marzo gli avversari si fronteggiarono con incursioni esplorative e offensive. Alla fine del mese la I compagnia lascio il posto alle SS italiane e fu spostata lontano dalla testa di sbarco, a Terracina, per addestramento e sorveglianza costiera; qui subì un attacco di mezzi aeronavali. Contemporaneamente la III compagnia torno in linea davanti al Cerreto Alto, tra la Strada Nascosa e la litoranea.
Intanto il Barbarigo provvedeva a dotarsi di una sua artiglieria e formava la V compagnia Cannoni, che fu armata con pezzi da accompagnamento 65/17 e servita da alcune decine di marò tratti dalle compagnie fucilieri. Piu tardi il comando germanico assegno al Barbarigo alcuni pezzi da campagna italiani. A La Spezia si stava formando il Gruppo di Artiglieria San Giorgio che, come III Gruppo del Reggimento di Artiglieria, doveva essere dotato di pezzi someggiati da 75/13, secondo l'ordinamento che già era stato dell'esercito regio, che contava un gruppo da montagna come terzo di ogni reggimento di artiglieria da campagna.
Il comando Decima fece partire da La Spezia il Tenente di Vascello Carnevale, comandante del gruppo San Giorgio, con i quadri e poco più di cento complementi, in parte ex artiglieri, per prendere in consegna i pezzi e costituire un gruppo di artiglieria da campagna della Decima. L'inizio dell'istruzione dei marinai-artiglieri avvenne durante il viaggio, l'addestramento vero e proprio si sarebbe fatto in linea. Formarono il gruppo una batteria da 105/28, una da 105/32 e una da 75/27, tutte a traino meccanico. I tedeschi avevano consegnato i cannoni coi trattori e basta: al resto provvedessero gli interessati. Il Comandante Carnevale dovette percorrere più volte la strada tra Littoria e Roma a bordo di una vecchia Balilla per procurare al suo gruppo tutto l'occorrente. E un giorno, viste alcune ottime reti mimetiche a protezione delle automobili che stazionavano fuori del Ministero della Guerra, se le portò via tutte spiegando agli ufficiali del ministero che quelle reti servivano meglio nella piana pontina che nella città aperta di Roma.
Il 15 aprile un attacco di mezzi corazzati canadesi al tratto di fronte tenuto dalla I compagnia riuscì ad infiltrarsi profondamente sommergendo due capisaldi. I carri furono arrestati dal tiro dei 65/17 della compagnia Cannoni; i pezzi esaurirono le riserve di granate sparando quattro-cinque colpi al minuto nonostante fossero predisposti per la cadenza di un colpo ogni quaranta secondi; i capisaldi furono riconquistati. Il 19 aprile altro attacco sul fronte della II. Tra la fine di aprile e l'inizio di maggio nuovi cambi in linea: la IV compagnia assumeva il settore già tenuto dalla II, la I dava il cambio alla III che passava a Terracina in sorveglianza costiera.
Il 26 aprile il Comandante Bardelli venne chiamato a La Spezia in vista di un incarico superiore, e cedette il comando del battaglione al Tenente di Vascello Vallauri. Ancora un attacco al fosso del Gorgoglicinio; i marò della IV resistettero sul posto e contrattaccarono. Seguì un periodo di calma in cui prevalse l’attività delle pattuglie esplorative.
Maggio portava il sole e rassodava il terreno. Era quello che Alexander aspettava per lanciare la nuova offensiva. Nelle tre battaglie di Cassino era stato ogni volta fermato, aveva potuto tenere Anzio solo a costo di gravi sacrifici: con la primavera era arrivata l'ora in cui si poteva assestare a Kesselring il colpo definitivo. L'operazione Diadem, predisposta con un'organizzazione che era durata mesi, ebbe il via sul fronte di Cassino alle ore 23 dell'11 maggio 1944. Duemila cannoni iniziarono insieme il fuoco di preparazione; all'alba cinque Corpi d'Armata attaccarono su un fronte tenuto da cinque divisioni tedesche. Dopo una settimana di attacchi gli Alleati cominciarono a vedere i primi frutti del loro sforzo; occorse un'altra settimana prima che si potesse parlare di cedimento del fronte.
All'alba del 23 maggio gli americani attaccarono anche dalla testa di sbarco di Anzio in direzione di Cisterna, impiegando tre divisioni che dovevano puntare su Cori e Valmontone per tagliare la strada statale N. 6 Casilina, principale via di ritirata della 10ª Armata tedesca. Intorno a Cisterna era schierata la 362ª divisione tedesca di fanteria, la quale subì la perdita quasi totale di due dei suoi tre reggimenti di fanteria e alla fine cedette.
Il 24 maggio giunse al battaglione Barbarigo e al Gruppo d'artiglieria San Giorgio l'ordine di ritirarsi, perché le posizioni verso sud stavano per essere tagliate fuori. Si doveva puntare verso i monti perché ormai la via dei colli laziali era chiusa. Le tre compagnie in linea si sganciarono in direzione di Sermoneta e Bassiano impegnandosi in azioni di retroguardia. La II fu duramente attaccata da mezzi corazzati sotto Cisterna, la IV resistette a lungo nell'abitato di Norma. Gli artiglieri del San Giorgio, dopo avere sparato tutte le munizioni, facevano saltare le bocche da fuoco secondo gli ordini, i marinai della compagnia Cannoni del Barbarigo tentavano di trainare a braccia i pezzi piu leggeri. Il Ten. Vasc. Marchesi riuscì a dirigersi in moto verso sud alla ricerca della III compagnia, la quale iniziava il ripiegamento da Terracina, e la guido a ricongiungersi al resto del battaglione.
Il 26 maggio gli americani erano gia ad Artena, a quattro chilometri da Valmontone; qui la 3ª divisione di fanteria trovo resistenza nelle avanguardie della Hermann Goering sopraggiunta in fretta dalla Toscana. Si trattava di unità leggere di esplorazione, (5) ma bastarono per imporre una battuta d'arresto all'attacco. Il Barbarigo, con la difficoltà delle strade intasate e degli aerei in caccia spietata, continuava la sua marcia verso la cresta dei monti Lepini con l'intenzione di portarsi a Montelanico. Forse fu Clark quello che, certo senza volerlo, permise al Barbarigo di arrivare a Roma. A Clark basto il piccolo intoppo incontrato ad Artena per tenersi sciolto dal compito di annientare i tedeschi in ritirata e per autorizzarsi a deviare verso Roma lungo l'Appia e la Via dei Laghi. Voleva passare alla storia come “Colui che conquistò Roma”: ci riuscì, ma dovette permettere che molti dei suoi avversari si ritirassero senza danni. Gli inglesi glielo stanno rimproverando ancor oggi. (6)
Fra il 30 e il 31 maggio i resti del Barbarigo giunsero a piedi a Roma e si raccolsero a Maridist in Piazza Randaccio, dove durante quei mesi aveva funzionato il centro di rifornimento del reparto. Una parte degli uomini poté avere scarpe e divise nuove attingendo al poco che era rimasto. Nella notte sul 2 giugno, il Com. Vallauri e il Com. Bardelli accorso da La Spezia si recarono al comando di un'unita tedesca che fronteggiava gli americani nella zona di Albano: chiesero di tornare a combattere. Il pomeriggio del giorno 4 il Barbarigo ricevette la richiesta di schierarsi a sud della citta, tra la Via Appia e la Tusculana. Circa duecento soldati partirono al crepuscolo e si portarono sul luogo stabilito. La notte trascorse in silenzio nelle campagne bionde di grano. All'alba arrivarono i primi colpi di artiglieria e si sentirono sferragliare da vicino i carri armati che aggiravano la posizione. Ordine di ripiegare: un camion arrivo al momento giusto e fece la spola diverse volte per riportare tutti a Maridist. La caserma era stata saccheggiata. In mezzo al piazzale, tra i resti della distruzione, giaceva sotto una coperta il cadavere di un uomo; nella foga del saccheggio era caduto mentre scendeva la scala sotto il peso di un sacco di zucchero, e s'era rotto il cranio contro i gradini.
I reparti degli Alleati erano entrati in citta alla sera del 4 giugno, primo fra tutti quel 1° Distaccamento della Special Service Force che il Barbarigo aveva fronteggiato per tre mesi. Al mattino del 5 giugno, 187 uomini del Barbarigo si inquadrarono, mantenendo l'ordine delle compagnie e dei plotoni, e si avviarono a piedi per il Lungotevere. Imboccarono la Cassia, passavano colonne tedesche dirette al nord, passo anche la macchina scoperta di Kesselring: il generale si alzo dal sedile a salutare militarmente.
Per evitare l'offesa aerea gli uomini vennero divisi in piccoli gruppi che marciarono separati: appuntamento a La Spezia.

lunedì 19 aprile 2010

I combattimenti del Btg. Lupo sul Senio, nella testimonianza del Sottocapo Luigi Sitia


Nella foto, sulla destra, Luigi Sitia. Milano, novembre 1944.

Testimonianza del Sottocapo Luigi Sitia, Btg. Lupo, sui combattimenti difensivi lungo gli argini del fiume Senio, tra Alfonsine e Fusignano, 1945.

Avevo diciott'anni; credevo, così come oggi ancora fermamente credo, in Dio e nella Patria e, con una trentina di ragazzi come me, al comando di un giovane sottotenente torinese, nella notte del 29 dicembre 1944, percorrevo una strada di campagna, qua e là sbranata dalle granate, in avvicinamento agli argini del fiume Senio, lungo via Stroppata.
Ci saremmo sistemati nelle postazioni scavate negli argini meridionali del Senio, più o meno all'altezza della frazione La Rossetta, poco distante da Alfonsine. Ogni tanto il fischio di un proiettile in arrivo ci obbligava a buttarci per terra, malgrado Capo Basadonna sbraitasse: "Camminare! Perdio!... Se fischia non colpisce!... È quando soffia, che bisogna buttarsi a terra!". Lui lo sapeva, perché reduce dalle ultime battaglie in Tunisia... era un "duro del regio San Marco! E, siccome piovigginava, ci ritrovammo presto tutti più o meno sporchi di fango.
In silenzio, su una passerella traballante, attraversammo il fiumiciattolo, poi io e Colombo, il porta arma, prendemmo possesso di un bel buco scavato nella fiancata settentrionale dell'argine e che fuoriusciva, con una stretta feritoia, sulla fiancata meridionale, proprio sopra i ruderi di alcune case da cui proveniva un incredibile profumo di caffè!
Lì sotto erano Canadesi.
I Tedeschi, a cui stavamo dando il cambio, avvertirono: "State attenti, hanno cecchini che non sbagliano!". Il giorno dopo Santoni doveva verificare l'esattezza di quell'avvertimento... Alzatosi in piedi sull'argine per sparare a colpo sicuro, nell'attimo successivo si ritrovò senza fucile e col braccio sinistro trapassato dal polso all'omero. Lo accolse l'ospedale di Argenta e per lui la guerra finì lì. Non per noi, che eravamo lì per dimostrare al nemico di sempre e soprattutto all'ex-alleato, che gli Italiani non erano banderuole e che sapevano anche perdere la guerra, senza perdere la faccia. Quella era la molla, la motivazione fondamentale dei Marinai della Xa Flottiglia MAS, ora presenti sugli argini del Senio, ma che già avevano lasciato non pochi caduti nella pianura di Anzio, nella ritirata lungo le strade toscane, nelle foreste del Cansiglio e tra le pietre delPIstria. Per qualcuno era anche difesa del proprio credo politico, ma per tutti valeva una sola professione di fede: "Fosse pure la mia, purché l'Italia viva?'.
Alcuni giorni dopo essere entrati in linea, era il 6 gennaio 1945, per alcuni di noi fu la sua!
Dovevamo attaccare alcune case poste all'inizio di via Bellaria, quelle da cui proveniva a sera il vigliacco profumo di caffè, per spodestarne gli occupanti... ma i Canadesi la guerra la sapevano fare, mentre noi volevamo soltanto farla, senza renderci ben conto che - per farla - bisognava voler uccidere!
Scesi cautamente dall'argine, aggirate le case, ci stavamo avvicinando all'obiettivo, quando improvvisamente fummo presi tra il fuoco concentrico di tre postazioni canadesi... Schiacciato nel fango, sentivo le pallottole dei Bren canadesi sfiorare le natiche fradice di fango e di pioggia, mentre l'urlo di un ferito a morte squarciava la notte: "Mamma!...aiuto! Mamma!". Ma gli rispondevano soltanto le raffiche sempre più fitte dei nemici. Poi una voce urlò: "II Comandante è morto! Rientrare!", il che equivalse al si salvi chi può.
Davanti a me vedevo la fiammella del mitragliatore canadese che sparava su di noi; non era a più di quattro-cinque metri... restando sdraiato lanciai una bomba a mano, che non scoppiò, poi mi alzai in piedi e raggiunsi, non so bene come, l'argine di corsa. Prima di afferrare il mitragliatore saltai sull'argine e scagliai una, due bombe a mano... tutte quelle che ancora avevo in dotazione, ma nessuna scoppiò. Il giorno dopo ci accorgemmo che quelle bombe erano state sabotate; non avevano il percussore!
Più tardi scrissi il brano che segue, già apparso su una pubblicazione del mio compagno di Battaglione Bonvicini, ormai salito sulle nubi del Cielo, e che mi legge da Lassù:" È finita. Incrostato di fango sono tornato al mitragliatore, mentre Franco è andato a dare una mano per trasportare il Comandante nelle retrovie. Rimango così, allucinato, con gli occhi sbarrati nelle tenebre, sotto la pioggia che è ricominciata e che ora picchietta con insistenza sull'elmetto. Ho ancora negli occhi tutto ciò che ho visto a pochi metri da me, mi si è infitto nel cervello quell'urlo disumano. Pare che i Canadesi non si accontentino della batosta che ci hanno inflitto: forse intendono sfruttare il nostro disorientamento. Si odono rumori sotto l'argine, raffiche di thompson fanno zampillare la terra ai bordi delle postazioni. Probabilmente non si credono in forze sufficienti, altrimenti attaccherebbero su tutta la linea.
Una rabbia sorda, forse reazione a tutto ciò che ho provato, mi assale alla gola. Afferro il mitragliatore e sparo, sparo un caricatore via l'altro e unisco una maledizione a ogni pallottola.
Verso l'alba mi sento diventato bambino, come quando avevo bisogno della mamma e m'abbandono sfinito sulla canna rovente dell'arma. Piango in silenzio, e sottovoce chiamo i camerati scomparsi...Gatti, Ferrano, Savona, Fanfani, Messina, il mio Tenente".
Due giorni dopo, previa intensa battuta di mortaio, attaccammo quei dannati casolari e li occupammo quasi senza colpo ferire, perché i Canadesi ebbero la buona presenza di spirito di andarsene dopo la prima grandinata dei mortai di Voltolina che con le mitragliere da 20 e i mortai ci sapeva fare. Tra le macerie trovammo ogni ben di Dio, dalle coperte di lana merinos alle cioccolate, dai barattoli di corned-beef ai pacchetti di sigarette Navy-Cut... anche armi e munizioni, molte delle quali traccianti, che impiegammo subito per far conoscere agli avversar! il nostro gradimento.
E sull'unica parete rimasta quasi intatta, il sottocapo Erasmi scrisse col carbone: Hic manebimus optime! Purtroppo non fu così. Erasmi cadde pochi giorni dopo. Così trascorsero i giorni di quei lunghi mesi: di giorno piovevano bombe e mitragliate dagli aerei; di notte si strisciava nel fango, fino a raggiungere le postazioni avversarie per gettarvi dentro qualche bomba a mano... e, ogni tanto, qualcuno non tornava nelle linee perché saltava su una mina o perché cadeva sotto le raffiche degli avversari.

Sulla via Pratolungo, alle nostre spalle, era una chiesetta abbandonata... vi approntammo il nostro cimitero di guerra e, quasi ogni giorno, dovevamo scavare una fossa in più. Quando ce ne andammo i tumuli sormontati dall'elmetto erano parecchi; quanti, ...non ricordo più, ma soltanto quelli della mia Compagnia erano almeno una decina, dal Gap. Strada al piccolo Farcis, dal sottocapo Challier al marò Leoni (saltato su una mina mentre tentava di soccorrere il sottocapo Marchetta) senza contare quelli caduti dall'altra parte dell'argine e quelli morti all'ospedale per le ferite riportate sugli argini insanguinati del fiume Senio.
Ora il piccolo cimitero è sparito. In quella terra di Romagna sono fioriti e restano ben custoditi i cimiteri che raccolgono i caduti tedeschi, inglesi, polacchi, canadesi ed ebrei, ma quelli che accolsero i morti da dimenticare sono spariti. Fino a qualche anno fa rimaneva la chiesetta, diroccata, con le tracce della scritta: "Xa - Lupo Fosse pure la mia purché l'Italia viva. Ci sarà ancora?... Almeno quella?
A fine febbraio 1945, quasi tre mesi dopo il nostro arrivo, mentre i Tedeschi avevano avuto due avvicendamenti e davanti a noi ai Canadesi erano succeduti i Polacchi e poi i Neozelandesi, così io scrissi, nel diario tracciato poi in prigionia, a est di Algeri: "Il giorno del diluvio si approssimava. Bisognava fare qualcosa, nella vana illusione di arrestarlo. I capisaldi inglesi, così come i nostri, erano collegati col telefono e dal Comando di Compagnia giunse un ordine: interrompere quei collegamenti! I cinque rimasti tirarono le pagliuzze... La paura, a momenti, penetrava fin dentro le ossa. Erano
cinque larve umane, ben consapevoli dell'annientamento finale. Ma ancora lottavano per allontanarne la data... e anche una pagliuzza poteva servire".
Qualche giorno dopo, sostituiti da soldati tedeschi, i resti del Btg. "Lupo" marciarono in silenzio verso Boccaleone. Là vennero avvertiti che sarebbero stati spostati nel Veneto e, una volta ripuliti e ricompattati, sarebbero stati trasferiti sulla frontiera orientale, dove già combattevano e morivano i ragazzi del "Barbarigo", derFulmine", del "Valanga", percon-tenere i partigiani slavi, che volevano scendere su Trieste. E i marinai della Xa Flottiglia MAS, trasformati in marò, cantavano: "... Navi d'Italia che ci foste tolte, /non in battaglia, ma col tradimento! / Nostri fratelli prigionieri o morti, /noi vi facciamo questo giuramento... / ...combatteremo finché avremo pace con onore!".
E i ragazzi del Btg. "Lupo" ebbero questo onore! Lo sanno i Padovani che li videro sfilare, insieme ai resti della Divisione Decima, davanti ai Neozelandesi che rendevano l'onore delle armi.
Un onore che non ebbero dai fratelli italiani, neanche dopo morti. Ma tutto ciò, ormai, non ha più importanza! I marò del "Lupo" sono ormai quasi tutti Lassù, affratellati a quei loro fratelli prigionieri o morti, per i quali vollero continuare a combattere fino alla fine, perché nessuno potesse dire, nel mondo intero, a cominciare soprattutto dai Tedeschi, che gli Italiani sono gente infida, che trovano sempre i modi e le giustificazioni per saltare sul carro vincente. E, certamente, ormai a conoscenza della Verità, pregano tutti assieme Iddio perché l'Italia viva!

sabato 31 ottobre 2009

BATTAGLIONE FULMINE Xa FLOTTIGLIA MAS







BATTAGLIONE FULMINE Xa FLOTTIGLIA MAS

Schio, 30 aprile 1945. Con la resa onorevole alle truppe dell’88ª Divisione americana nel campo sportivo del Lanificio Rossi cessa di esistere il Battaglione Fulmine della X Flottiglia MAS. Ha così termine una storia iniziata nella primavera del 1944 nella caserma San Bartolomeo di La Spezia, quando per iniziativa del T.F. Luigi Carallo si decise di costituire, nell’ambito della fanteria di marina della RSI, un reparto che si rifacesse alla specialità dei bersaglieri. Il Battaglione Fulmine - così battezzato in onore di un cacciatorpediniere della Regia Marina - dopo l’iniziale addestramento in provincia di Lucca fu dislocato su vari scenari del territorio italiano settentrionale, scontrandosi in diverse occasioni con le formazioni partigiane delle zone in cui si trovò ad operare: in provincia di Torino e Cuneo (giugno-novembre 1944); nel Trevigiano e ai confini della Carnia (novembre-dicembre 1944); nel Goriziano a difesa della frontiera orientale contro il IX Korpus del maresciallo Tito (dicembre 1944-gennaio 1945), operazione culminata nella sanguinosa battaglia di Tarnova della Selva in cui il reparto sacrificò un terzo degli effettivi per impedire l’invasione di Gorizia; ancora in provincia di Treviso (febbraio 1945) ed infine nel Vicentino (marzo-aprile 1945).Gli autori di questo volume - Riccardo Maculan e Maurizio Gamberini - ne ripercorrono le vicende belliche, descrivendone al contempo struttura, organici ed armamenti e corredando una ricerca ventennale di un notevole apparato fotografico in buona parte inedito.Formato: A4 - Pagine 166 con 144 foto delle quali 85 inedite, analisi dettagliata dei fatti d’arme, degli organici e dei caduti.

Autori: Riccardo Maculan, Maurizio Gamberini

Editore: Menin Prima edizione: ottobre 2009

Formato: 21 x 29,7 cmCodice ISBN: 978-88-89275-11-5
Legatura: brossura Copertina: cartoncino plasticato opaco
Pagine: 168Fotografie: 144 (85 inedite) Documenti inediti
Prezzo di copertina: 18 euro Spese di spedizione: € 4,00
Per ordinazioni: riccardo.maculan@hotmail.it

venerdì 21 agosto 2009

L'Avv. Bartolo Gallitto, NP e Presidente dell'Ass.Comb. Xa MAS...



...è andato avanti. Un'altra brutta notizia dopo la morte di Raffaella Duelli: scompaiono due colonne portanti dell'Ass. Xa e del Campo della Memoria.

mercoledì 27 maggio 2009

La MOVM Luigi Ferraro e il Gruppo Gamma "Licio Visintini"



Riceviamo da Paolo Ferraro, uno dei figli della M.O.V.M. Luigi Ferraro, la seguente precisazione, che siamo felicissimi di pubblicare:

Ho letto sul vostro sito, nel capitolo "La Divisione Decima" il seguente paragrafo:

"Il Gruppo “Gamma” “Licio Visintini”. L’8 settembre 1943 non si sciolse e passò interamente alla R.S.I. Dal novembre 1943 fu a Valdagno (VC). Molte furono le azioni coronate da successo degli informatori-sabotatori del gruppo. Alla fine delle ostilità il gruppo, asseragliato nella caserma di Valdagno al comando del Ten. Luigi Ferraro, rimase in armi fino al 28 maggio 1945, dopo di che si arrese con l’onore delle armi".

Asseragliato è aggettivo utilizzato generalmente per definire una situazione di difesa di un sito assediato o pressato da forze nemiche che ne impediscono la libertà di azione e non definisce la reale situazione del Gruppo a Valdagno. Riporto da “Decima Flottiglia Nostra” di Sergio Nesi – Ed. Mursia il seguente testo che le potrà fornire informazioni più precise.

"Perduta la guerra, Ferraro ne continuò un'altra, fino alla sconfitta finale nel 1945, senza uccidere mai nessuno, senza mai sparare un colpo contro altri italiani e anzi, d'accordo coi partigiani che in teoria erano suoi nemici, salvando uomini e importanti insediamenti industriali dalla rappresaglia nazista.Il Gruppo “Gamma” “Licio Visintini” cui Ferraro apparteneva non si sciolse l’8 settembre 1943 e passò interamente alla R.S.I. Dal novembre 1943 fu a Valdagno (Vicenza). Nel gennaio 1945 il «Gruppo Gamma» fu suddiviso in diverse Squadre, che avrebbero dovuto operare al di là delle linee per effettuare sabotaggi a mano a mano che il fronte avanzava. Nell'aprile del 1945 alcune di queste Squadre erano già dislocate nelle zone in cui si prevedeva che dovessero operare. A Valdagno era rimasto il Comando con Ferraro ed una quarantina di uomini. Il Comandante Wolk aveva ricevuto altro incarico e si era trasferito a Venezia.Nella zona agiva una brigata partigiana denominata «Stella », che non attaccò mai gli alloggiamenti dei «Gamma », ma anzi stabili con Ferraro ed i suoi uomini un modus vivendi, richiedendo spesso l'intervento diretto del Comandante della «Decima» nei riguardi dei tedeschi per evitare inutili distruzioni e morti."

Sulla conclusione bellica dopo il 25 aprile mio Padre racconta:

«Tutto il materiale della Marina lo inviai a La Spezia, dove fu regolarmente consegnato. Il restante materiale lo consegnai all' Amministrazione comunale. Alla fine, rimasi veramente solo, dopo avere mandato a casa il personale gradualmente. Alla fine di maggio, quando tutto fini, ci siamo abbracciati e salutati e sono partito per Bergamo ove risiedeva la mia famiglia.Quando tutti gli uomini erano già alle loro case, cominciai a sentire notizie che ne avevano arrestato uno qua, uno là. Andai allora a Venezia al Comando alleato per fare le mie rimostranze. Da quel Comando furono inviati dispacci a tutte le polizie, per cui gli arrestati vennero immediatamente rilasciati».

Quindi mi sembra evidente che non fu una resa e conseguentemente non ci fu resa con onore delle armi. Infine, solo per precisione, quando era Vice-Comandante del Gruppo Visintini, aveva il grado militare di Sottotenente di Vascello.

Le sarei grato se volesse essere così cortese da correggere il suo sito che per altro è interessante ed accurato. Le segnalo il sito ufficiale dedicato a mio padre http://www.luigiferraro.it/ su cui può trovare maggiori informazioni.
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L'Associazione ITALIA ringrazia Paolo Ferraro per la precisazione e per i complimenti, e incoraggiamo i naviganti... in internet a visitare il sito www.luigiferraro.it , dedicato a questo grande italiano.

lunedì 30 marzo 2009

Inaugurazione Centro Studi Militari RSI Latina



Sabato 4 aprile 2009 alle ore 11.30, a Latina, presso il Museo Duilio Cambellotti, ex Opera Balilla, in Piazza San Marco, verrà inaugurato il Centro Studi Militari e Testimonianze dedicato al periodo storico 1943-1945, con particolare riferimento al territorio limitrofo al “fronte di Nettuno” e allo sbarco di Anzio, che nel 1944 fu teatro di importanti eventi storici e bellici.
Il Centro Studi, realizzato dall'Unione Nazionale Combattenti R.S.I. - Continuità Ideale, con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Latina, si pone l'obbiettivo di divenire in breve tempo punto di riferimento per le ricerche storiche sul periodo sopra indicato, soprattutto riguardo alla raccolta e all'archiviazione di memorie, diari e interviste scritte o audiovisive, di chi fu protagonista e testimone di quei seicento giorni.
Il Comitato Scientifico del Centro sarà a disposizione per consultazioni, ricerche, tesi di laurea e altro, con materiali d'epoca, cimeli, documenti, foto e filmati.
Il Centro dispone inoltre di una biblioteca storica composta da circa 2.000 volumi.
Ringraziamo fin d'ora per la gentile partecipazione tutti coloro che vorranno intervenire.
C.S.M. R.S.I. Latina & U.N.C.R.S.I.
L'Associazione ITALIA, felice di collaborare con il neonato CSM RSI, esporrà alcune divise della Xa MAS e della Div. FM San Marco della RSI.

venerdì 20 marzo 2009

Il Battaglione Guastatori Alpini Valanga



Ringraziamo Riccardo Maculan, esperto ricercatore della storia dei Btgg. Fulmine e Valanga per il testo e le foto.

Dopo l'armistizio, a Pavia, il Col. guastatore Mario Ferrari (Comandante del 3° rgt. genio, dopo aver comandato il 5° ), rivolge un appello ai guastatori che intendevano proseguire la lotta contro gli Alleati anziché arrendersi e cedere le armi in circostanze che vedevano la politica nazionale priva di riferimenti certi .

Molti reduci del XXX di Russia e del XXXI e XXXII d'Africa Settentrionale, nonché del XXXI Alpini ed anche alcuni guastatori di fanteria, affluiscono alla caserma "Umberto I" assieme a numerosissimi giovani non ancora in età di leva che si presentano spontaneamente . Si delinea, quindi, la possibilità di costituire un nuovo battaglione .

Il comando viene assunto dal pluridecorato Cap. Manlio Maria Morelli, già del XXX, ferito gravemente a Rossosch.

Il battaglione assume il nome "Valanga" a ricordo della 9^ compagnia che Morelli aveva comandato prima sul fronte greco e poi in Russia .Per le reclute viene subito organizzato l'addestramento secondo le norme elaborate a suo tempo dal Col. Steiner per i guastatori del genio .

Intanto i veterani si prodigano per recuperare, con tenacia e caparbietà e sempre in sotterranea e pericolosa gara con i tedeschi, notevoli quantità di armi, munizioni e materiali, sottratti dopo l'armistizio ai magazzini militari della Lombardia e del Piemonte .

La volontà di tutti è quella di venire impiegati al fronte contro gli anglo-americani . Considerato che la Decima MAS (comandata dal Cap. di Fregata Junio Valerio Borghese, decorato di Medaglia d'Oro al V.M.) offriva la possibilità di soddisfare questa esigenza, il Cap. Morelli, dopo averne discusso con gli ufficiali e con i guastatori tutti, prende contatto con Borghese proponendogli il passaggio del "Valanga" alla"X^" .

La proposta viene accettata e, nell'aprile 1944, il "Valanga" (cui viene assegnato il nome del glorioso cacciatorpediniere "Tarigo") entra a far parte della X^ MAS .

Dopo una breve sosta a La Spezia, si trasferisce al Lido di Jesolo, in funzione anti-sbarco e di posa di campi minati . Nello stesso tempo completa l'addestramento delle reclute brevettandole. Il tutto finalizzato ad un impiego al fronte .

L'impiego operativo della X^MAS si sarebbe dovuto svolgere in collaborazione con le truppe di terra sulla linea del fronte e con i mezzi navali in mare aperto e nei porti occupati dagli anglo-americani .

L'intensificarsi, all'interno del territorio della Repubblica Sociale Italiana, dell'attività dei partigiani e di formazioni straniere o filostraniere miranti ad annessioni territoriali, porta all'impiego del battaglione nella lotta antiguerriglia in Piemonte in collaborazione con gli altri reparti di terra della Decima .

Il battaglione, i cui veterani non avevano mai accettato di rinunciare al cappello, alla penna ed alle mostrine del genio, come riconoscimento per il suo comportamento in azioni antiguerriglia condotte con successo sulle montagne del confine occidentale, chiede ed ottiene di riprendere ufficialmente la sua denominazione di Battaglione Guastatori Alpini "Valanga" .

Nell'ottobre 1944 si trasferisce a Vittorio Veneto operando sia nel Veneto (Valle del Piave, alte valli Tramontine e del Meduna) sia nella Venezia Giulia (Altopiano di Tarnova e Valle dell'Isonzo) . Diverse le azioni concluse con successo, soprattutto nella difesa dei confini orientali, contro formazioni partigiane filo-slave e del IX Corpus dell'esercito iugoslavo .

Trasferito a Bassano, mentre era in atto un intenso periodo di addestramento di specialità sulle pendici del Monte Grappa in previsione dell'imminente combattimento d'arresto che si pensava di dover sostenere contro gli anglo-americani che avevano sfondato la "Linea Gotica", la fine delle ostilità determina lo scioglimento del battaglione il 29 aprile 1945 .

LA STORIA E LE GESTA DEL BATTAGLIONE

Fu costituito il 29 settembre 1943 a Pavia nella caserma Umberto I. Comandante: capitano Manlio Mario Morelli, reduce dalla Russia. Dal gruppo iniziale di 200 uomini, tutti del genio, si passerà a 4 compagnie (la prima “Aquila”, la seconda “Uragano”, la terza “Armi accompagnamento”, la quarta “Serenissima”) più la compagnia di comando. Denominato "Tarigo", prese la denominazione alpina nell'ottobre 1944. Dopo un breve periodo in Piemonte partecipò alle operazioni in Carnia (novembre-dicembre 1944) e giunse nel goriziano in tempo per partecipare all'operazione per sbloccare i reparti del "Fulmine" a Tarnova. A Bassano del Grappa nel marzo-aprile 1945 dove incorporò un reparto di ex-partigiani. Si arrese il 30 aprile 1945.


29 SETTEMBRE 1943 - SI FORMA IL REPARTO
Nell'estate del ‘43 si procede a ricostituire i due battaglioni guastatori del Genio Alpino. Gli uomini arrivano dai reduci e i superstiti della Russia e dall'Africa Settentrionale. Il XXX° (il comando del battaglione si era formato nel marzo del 1941 a Verona presso il 4° reggimento Genio, dove inquadra la 5a, la 6a e la 9a compagnia; il 20 luglio del 1942 furono messe alla dipendenze del Corpo d'Armata Alpino destinato alla Russia, le compagnie 6a Tormenta e 9a Valanga), e il XXXI° (le compagnie 1a Giaguaro, 2a Lupo, 7a Tigre e 8a Leone, riunite il 18 aprile del 1941 nel XXXI° Battaglione che, dalla Jugoslavia, venne trasferito in Africa Settentrionale vicino a El Adem, per l'azione di sfondamento su Tobruk).

Il comando del XXX° dovrebbe essere affidato al cap. Astrella (guidava in Russia la 6a) e al maggiore Paolo Caccia Dominioni.

Tutto però va allo sbando dopo l'8 settembre 43, per mancanza di ordini... Si arriva alla data del 21 settembre dove il colonnello Mario Ferrari (organizzatore della Scuola Guastatori del Genio di Banne), lancia l'appello ai guastatori per riprendere le armi, contro gli Alleati. L'appello è accolto da molti che si ritrovano a Pavia nella caserma Umberto I°. Dopo pochi giorni sono già circa duecento gli uomini a disposizione e si pensa di costituire un battaglione al comando del capitano Manlio M. Morelli. Il nome del battaglione e' Valanga (in ricordo della 9a Compagnia Guastatori che Morelli aveva comandato sia sul fronte greco, poi albanese e pin seguito russo).

20 MARZO 1944 - IL VALANGA E' NELLA DECIMA
Dopo aver prestato giuramento alla R.S.I., il capitano Morelli chiese al colonnello Ferrari (responsabile 19° Comando provinciale) l'autorizzazione di arruolare l'intero Valanga nella Decima Mas, comandata da Borghese. Avuto l'approvazione da Ferrari, Morelli chiese colloquio a Borghese per proporgli l'ingresso del Valanga nella Decima: Borghese diede dunque il suo consenso (20 marzo 1944). A fine mese il Valanga lasciò Pavia per recarsi per pochi giorni a La Spezia.

15 APRILE - 12 AGOSTO 1944 - JESOLO
Il battaglione arriva a Jesolo nell'ex-colonia DUX (già presenti a Jesolo alcuni reparti degli N.P. e del gruppo di artiglieria Colleoni). Il morale del reparto e' altissimo, e ai primi di giugno ogni uomo (nuove reclute comprese) è in grado di far brillare una carica e di sostenere l'urto provocata da 3 kg di tritolo che esplode a tre metri di distanza. In questo periodo il Valanga viene impiegato in compiti di difesa costiera.


Sempre qui arriva l'ordine di cambiare il nome del battaglione da Valanga a Tarigo. In questo modo si voleva ricordare il sacrificio del comandante e dell'equipaggio del cacciatorpediniere Luca Tarigo, affondato nel 1941 nelle secche di Kerkennah dopo aver abbattuto, a sua volta, un cacciatorpediniere inglese.

12 AGOSTO - 30 OTTOBRE 1944 - PIEMONTE
Nel mese di giugno nasce la divisione Decima. Il Tarigo (Valanga), è nel secondo gruppo di combattimento con il Fulmine e il Sagittario.

La divisione fu spostata in Piemonte nella zona di Ivrea e in altri piccoli centri del Canavese, perché la paura dei tedeschi era quella di una possibile invasione per quelle zone.

Il Valanga (o Tarigo), arrivò a Ivrea (dove i rapporti con la popolazione erano buoni) ai primi di agosto, un mese dopo i fatti di Ozegna (dove per un vile agguato, al grido di “Barbarigo non si arrende”, cadde il Comandante Bardelli con altri marò), e si insediò sia nella caserma Val Calcino, sia in un'altra ubicata in periferia. Come primo compito fu assegnato al battaglione di assicurare il controllo della vecchia statale n°11 (Torino Ivrea), nel tratto tra Ivrea e Catellamonte . Pur non essendo stati addestrati a queste azioni, i guastatori si immedesimarono subito nella parte e bloccarono più di una volta le azioni di bande ostili (il Valanga dovrà lamentare i suoi primi caduti e qualche ferito).
A circa metà agosto nelle zone presidiate dalla Decima era stato raggiunto un buon controllo: rimaneva solo una zona non controllata nell'alta valle dell'Orco. Qui l'11 agosto una colonna delle Brigate Nere fu bloccata sulla strada di Ceresole Reale (fu ferito anche Borghese ad un braccio). Reparti della Decima erano prontamente intervenuti (NP, Fulmine e Colleoni) e i banditi ritirarono verso il confine francese. Il Valanga venne inviato a controllare i versanti dei monti Unghiasse (2.939m) e Tovo (2.673m).
A metà settembre gli uomini sfoderarono il cappello d'alpin, stituito con il basco di ordinanza quando il battaglione cambiò nome. Morelli convinse Borghese che l'anima del battaglione era alpina e, pur con tutto il rispetto al cacciatorpediniere Luca Tarigo e al suo equipaggio, il battaglione voleva un nome alpino. Indi, il nome tornò ad essere Valanga.

Nelle zone presidiate dai ribelli si iniziò una nuova operazione in val d'Ala di Viù: l'azione doveva essere svolta in contemporanea tra il Lupo (nella val di Viù) e il Valanga (rinforzato dalla seconda compagnia degli NP) era assegnata la val d'Ala: zona che fu occupata interamente a fine settembre, con la perdita però di alcuni alpini.
Dopo aver lasciato la val d'Ala, il Valanga si spinse, senza nessun contatto con i banditi, a Pian della Mussa (1.752 m).
Il 6 ottobre il Valanga (2 feriti) dopo 5 ore di combattimento raggiunsero le zone dei Laghi della Rossa (2.718 m) del rifugio Gastaldi (2.659 m): rifugio che fu bruciato per evitare il reinsediamento dei ribelli. Nei giorni successivi (2) il Valanga mandò pattuglie per recuperare eventuali materiali abbandonati. Le pattuglie dei guastatori si spinsero fino ai piedi dell'Uia di Ciamarella (.3676 m), rinvenendo tra l'altro due autocarri, tre auto e alcuni quintali di viveri.
Dopo poco la situazione generale mutò: gli alleati non volevano passare per il Piemonte e i tedeschi permisero solo al Lupo di essere schierato sul fronte appeninico. Tutti gli altri reparti vennero trasferiti nel Veneto orientale: il Valanga tra il 20 e il 30 Ottobre raggiunse Vittorio Veneto (si sistemò nella scuola Francesco Crispi).

30 OTTOBRE 1944 - A VITTORIO VENETO
La difesa del territorio della Venezia Giulia da parte delle truppe repubblicane costituisce forse la parte più saliente delle operazioni del nord Italia; contro questa azione ci sono tre grossi “nemici”: gli Slavi tutti, gli Alleati che simpatizzano per Tito o forse per il reuccio Pietro II piuttosto che mostrare “comprensione” per l'Italia e i Tedeschi (o meglio gli Austriaci), i quali prendendo il controllo di quelle zone, volevano vendicarsi di Vittorio Veneto e azzerare i risultati (in parole povere strappare all'Italia i frutti della vittoria del 1918).
Il Valanga giunse in diversi scaglioni a Vittorio Veneto. Riprese quasi subito il monotono lavoro di pattugliamento: la zona era quella a Fadalto, alle pendici del Consiglio, a sud, fino a Conegliano (dove era dislocato il comando della divisione).
Nel mese di novembre, giunse a Vittorio Veneto una compagnia di marò al comando del STV Busca. Si addestrò e rimane fino alla fine con il Valanga e divenne la 4a Compagnia del Battaglione (ma conservò il nome di Serenissima).

29 NOVEMBRE - 18 DICEMBRE IN CARNIA
Il comando Divisione DECIMA decise che la prima operazione doveva essere verso la cosiddetta “Zona libera della Carnia” (territorio tra le valli di Medusa e dell'Arzino).
Zona sottocontrollo di bande di banditi della Garibaldi e della Osoppo. Il comando DECIMA diede ordine al Fulmine di attaccare la zona della valle dell'Arzino, rastrellare i partigiani e occupare Toppo e Travesio.
Al Valanga toccò la zona delle valli del Medusa, che raggiunse in data 28 novembre. Il 29 iniziò l'attacco su 3 direttrici: 1a e 4a Compagnia Serenissima a sinistra, la 2a Compagnia al centro, e a sinistra parte della 3a Compagnia (sulle pendici occidentali del monte Chiarandeit). Le due colonne laterali non ebbero gravi difficoltà ad prendere la zona ma la 3a fu bloccata a Ponte Racli fino a che non fu raggiunta dal rimante gruppo della 3a, e riuscì a scacciare i ribelli (al costo di tre feriti del Valanga).
Il 30 tutto il battaglione si spostò a Tridis, e il 31 fu attaccata Tramonti di Sotto (Val Meduna).Una volta liberata la zona il Valanga iniziò il pattugliamento notturno diurno delle zone della valle del Medusa, del Silisia e del Chiarzò. Ci furono degli scontri e quello più impegnativo fu quello a Palcoda dove una pattuglia della 2a Compagnia sorprese diversi ribelli in una baita, che fece prigionieri (con qualche perdita tra i ribelli).
A metà dicembre il Valanga, dopo aver reso inutilizzabile il campo volo di Pradilera, ritornò a Vittorio Veneto.


24 DICEMBRE 1944 - 29 GENNAIO 1945 - OPERAZIONI NEL GORIZIANO
Il 24 dicembre due compagnie del Valanga (1a e 4a), vennero trasferite a Gorizia per dare il cambio a 2 compagnie di N.P. che rientravano da Valdobbiane. Il giorno dopo la 4a (Serenissima) lasciò Gorizia per costituire un caposaldo sul monte Santo, vicino all'abitato di Britovo. La 1a invece andò a presidiare Selva di Tarnova: ma la zon, vista la conformazione geografica, non era in grado di assicuare la necessaria protezione al battaglione. Il cap. Satta fece presente ciò al Comando chiedendo rinforzi. Il Comando inviò per alcuni giorni una unità del Barbarigo e una batteria del San Giorgio. Successivamente il 9 gennaio arrivò il Fulmine (tre compagnie) per sostituire le due del Valanga.
Dopo dieci giorni da quanto previsto dal cap. Satta ebbe luogo: alle 4,00 del mattino iniziò l'attacco del IX Corpus a Tarnova. Prima fuoco di mortai poi un migliaio di uomini attaccarono le posizioni del Fulmine (che perse alcune posizioni ed ebbe 12 morti e 25 feriti, contro grosse perdite degli attaccanti). Per vari problemi di comunicazione, il comando Decima mandò due compagnie del Valanga (cap Rota) e il Sagittario in soccorso al Fulmine (circa 600 uomini). Ma raggiungere la zona non fu semplice. Dei cinque autocarri, due esplosero su un campo minato e il resto fu sottoposto a violento fuoco di sbarramento (a circa 8 km da Tarnova). Gli uomini del Valanga reagirono prontamente e gli attaccanti ripiegarono. Una parte del battaglione tornò a Gorizia con i feriti e l'altra parte a piedi proseguì agli ordini del S. Ten. Pasella. Gli ordini erano cambiati: le due compagnie del Valanga e una del Barbarigo (arrivato da Gorizia) dovevano attaccare gli slavi sul monte s. Gabriele e s. Daniele, per lasciare una via di fuga al Fulmine da Tarnova a Aisovizza o Salcano.

All'indomani del 20 Gennaio, gli salvi ripresero a martellare Tarnova. Il Fulmine mantenne le posizioni ma con un grave costo in fatto di uomini: 62 caduti e 27 feriti. Si persero anche un gran numero di armi e mezzi. Le perdite inflitte ai ribelli furono stimate in circa 180 caduti certi, 150 probabili e 300 feriti.
Il 21 la situazione del Fulmine era tragica (anche a causa della scarsità delle munizioni): le fiamme avevano quasi del tutto raso al suolo Tarnova e si decise per una sortita. Una colonna di 81 marò con una sortita spezzò l'accerchiamento e arrivò al presidio tedesco di Aisovizza. Restavano a Tarnova solo 48 uomini (13 feriti). Questi ultimi resistettero fino alla fine. Nel mentre dopo l'attacco delle 4 del mattino il Barbarigo e il Valanga conquistarono il monte san Daniele. Il Valanga, insieme alla colonna tedesca Meit, raggiunse i difensori rimasi a Tarnova. Nell'ultima giornata dei combattimenti il Fulmine perse nove uomini.
Successivamente a seguito degli attriti con le unità politico militari tedesche, la Divisione Decima lasciò Gorizia.
Il 29 gennaio rientrarono a Vittorio Veneto le due compagnie del Valanga.

19 DICEMBRE 1944 - 15 MARZO 1945
Al suo rientro dalla zona della Carnia a Vittorio Veneto, il Valanga trovò una situazione peggiorata, in quanto i banditi avevano rialzato la testa. Diversi marò caddero a seguito di imboscate.
Ripresero dunque i pattugliamenti ma il Valanga era molto ridotto nei suoi organici (la 1a e 4a Compagnia Serenissima erano nel Goriziano): tutto ciò non impedì di continuare l'attività addestrativa.
A metà febbraio un nuovo ordine di muoversi nella zona di Bassano del Grappa. Nel mentre del movimento arrivò l'ordine di assicurare la protezione del passo di san Boldo: la truppa (cap, Barbesino) stazionò a Sottocorda. Compito assegnato fu quello di coprire il passaggio di un battaglione di alpini diretti a Belluno. Nel successivo trasferimento per prendere posizione sul monte Cimone (da lì si controllava il Passo) ci fu uno scontro con una pattuglia di ribelli: dopo due ore il Valanga perse quattro uomini mettendo in fuga i superstiti dei banditi, raggiunse il Passo e assicurò il passaggio.

GENNAIO - FEBBRAIO 1945 - CADORE: MISSIONE MORELLI
Il compito di Morelli, su ordine di Borghese, era quello di verificare le voci relative al fatto che i tedeschi avevano preso possesso di una nuova zona del territorio italiano. La zona comprendeva la provincia di Bolzano e quasi tutte quelle di Trento e Belluno (Alpenvorland).
Con uno stratagemma Morelli si fece ricoverare a Cortina d'Ampezzo (all'istituto ortopedico Codevilla), e da lì fece dei viaggi nelle zone limitrofe.
Quello che poi riferì segretamente a Borghese non fu nulla di buon, in quanto esisteva una propaganda per indurre le genti locali a chiedere l'annessione all'Austria (zone da Vipiteno, Brunico, Cortina e San Candido) .

16 MARZO - 27 APRILE 1945 A BASSANO DEL GRAPPA E LA FINE DELLA GUERRA
Con l'arrivo a Bassano, il morale del battaglione era alto in quanto era stato promesso al battaglione l'invio al fronte; nello stesso periodo tra una esercitazione e l'altra proseguivano i bombardamenti e i guastatori diedero una mano a trarre in salvo la popolazione sotto le macerie.
Un fatto da ricordare è quello che si aggregò al battaglione una compagnia di circa 70 persone che catturate dalla Banda Carità che per non andare deportati in Germania si arruolarono nella RSI.
Il 21 aprile gli americani dopo aver sfondato la linea gotica, erano a Bologna. Le città di Milano, Torino e Genova erano sotto il controllo partigiano.
Il 28 il Valanga si era spostato a Marostica dove a Thiene sarebbe dovuto unirsi al 2° gruppo di combattimento. Ma qui ci si rese conto che non si poteva più raggiungere Venezia. Nella notte Marostica fu circondata dai partigiani, e le strade erano intasate dai tedeschi in fuga, e battute dagli aerei americani.
Le scarse informazioni davano la Decima sciolta su ordine di Borghese. Morelli allora prese contatto con il comitato di liberazione ma si rifutò di passare dall'altra sponda: si preoccupò quindi della sorte dei suoi uomini. Fece sì che, dopo la consegna delle armi da parte del battaglione, questo si spostasse a Bassano. I partigian, da parte loro, non attaccarono il Valanga e Morelli rimase come prigioniero.
Il Battaglione al grido di DECIMA GUASTATORI! DECIMA COMANDANTE, si sciolse il 28 aprile 1945 (una parte di essi il 2 maggio si consegnò a Trento all'arcivescovo).
Morelli dopo l'ultimo alzabandiera si consegnò ai partigiani; non ricevette nessun salvacondotto e dopo aver difeso i confini dell'Italia, subì la cancellazione del grado, delle medaglie e una condanna a 12 anni di carcere.
Nel maggio 1945 molti guastatori riuscirono ad arrivare a casa: alcuni furono catturati dagli americani e dopo mesi di prigionia tornarono a casa. Ma i più sfortunati, due guastatori persero la vita uccisi dai partigiani.



Stralcio da una lettera di un reduce... 30 anni sono trascorsi da quello scritto, ma la passione e l'amor di Patria non sono mai venuti meno

venerdì 6 marzo 2009

Il Servizio Ausiliario Femminile della Xa MAS









Alcune foto delle Ausiliarie della Decima MAS... al centro delle prime due foto, Fede Arnaud Pocek, Cte del SAF Xa.

martedì 3 marzo 2009

Comandante Buttazzoni! Presente!





Il Cte del Btg NP della Decima MAS Buttazzoni (a dx nelle due foto), recentemente scomparso.

venerdì 27 febbraio 2009

domenica 1 febbraio 2009

Una bella lettera da un "italiano d'Australia"


Riceviamo e pubblichiamo questa bella lettera di un "italiano d'un tempo", densa di un'amor patrio oggi raro, ma non disperiamo che qualcuno possa prendere esempio da scritti come questo!

Le memorie di Pasca Piredda


Riceviamo questa notizia, che non ci rende meno amara la scomparsa di Pasca Piredda, ma che ci fa sperare che la sua storia -e quella di molti altri italiani come lei- non sia dimenticata. I nostri complimenti alla volontà dell'editore di aggiungere un tassello importante alla storia del nostro paese.

lunedì 19 gennaio 2009

Vendeva militaria falsa della Xa, denunciato!

Una buona notizia, e un precedente che speriamo metta in riga i falsari!

Vende false cartoline della X Mas indagato ex direttore di banca
Repubblica — 03 ottobre 2008 pagina 9 sezione: FIRENZE
Comprava cartoline e lettere risalenti alla prima e seconda guerra mondiale, le falsificava con timbri e scritte riconducibili anche alla marina militare e alla X Mas e le rivendeva su internet a prezzo maggiorato. La truffa è andata avanti per più di un decennio. Ora grazie a un' indagine dei carabinieri del nucleo tutela e patrimonio culturale di Firenze e Roma, l' uomo, un pensionato fiorentino di 61 anni, ex direttore di banca incensurato, è stato identificato e denunciato a piede libero per contraffazione. Migliaia i truffati, secondo il capitano Christian Costantini, che ha precisato che l' inchiesta - affidata al pm Sandro Cutrignelli - è scattata grazie ad alcune segnalazioni di cittadini e collezionisti di filatelia di Firenze, Roma e Rimini. All' uomo sono stati sequestrati 150 timbri falsi, riprodotti da originali d' epoca. Secondo i carabinieri il materiale sequestrato avrebbe un valore potenziale di 150 mila euro.

lunedì 12 gennaio 2009

Altro lutto... Italo Albero, NP...


Italo Albero, Btg. NP, è il secondo da sinistra.

... è "andato avanti" ieri notte. Volontario nel Btg. NP della Decima MAS a soli 16 anni, lo avevamo conosciuto a una conferenza sulla Xa MAS vicino a Varese.

Il Generale Farotti aveva massima stima di Italo Albero, e queste parole valevano tanto più dette da un "duro" come il Generale.

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944