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lunedì 31 gennaio 2011

NUOVA EDIZIONE Battaglione LUPO, Xa Flottiglia MAS 1943-1945, di Guido Bonvicini




FINALMENTE DISPONIBILE!

Battaglione LUPO, Xa Flottiglia MAS 1943-1945, di Guido Bonvicini




Ho combattuto alcune guerre, ho ubbidito e a volte ho ordinato a uomini in uniforme di seguirmi; ho il ricordo di molti e molti reparti, ma un ricordo sovrasta tutti gli altri, quello del mio battaglione Lupo.



Tenente di Vascello Dante Renato Stripoli

In questo libro la storia del Battaglione Lupo della Decima MAS è raccontata dai suoi stessi Marò, coi diari e gli appunti scritti all’epoca e con le lettere e le testimonianze raccolte nel dopoguerra dall’autore, che ha poi integrato questa “storia orale” con una documentata ricostruzione delle vicende del Battaglione Lupo e della Divisione Decima nel 1943-1945, basandosi su una vasta selezione di fonti primarie e secondarie, tra le quali i diari di guerra di numerose unità tedesche e Alleate.


Questa nuova edizione include un’appendice iconografica completamente rivista, comprendente fotografie rare e inedite provenienti dall’archivio personale di diversi veterani del Battaglione.


F.to 17x24, brossura, 300 pagine, 82 foto e mappe, 2 tavole a colori, Euro 29,00.

Info:

Associazione ITALIA

Via Onorato 9/18
16144 Genova
Italia

Tel. Cell. 348 6708340
Tel. 010 824086

E-Mail ars_italia@hotmail.com
Web www.associazioneitalia.info
Blog http://associazioneitalia.blogspot.com

lunedì 19 aprile 2010

I combattimenti del Btg. Lupo sul Senio, nella testimonianza del Sottocapo Luigi Sitia


Nella foto, sulla destra, Luigi Sitia. Milano, novembre 1944.

Testimonianza del Sottocapo Luigi Sitia, Btg. Lupo, sui combattimenti difensivi lungo gli argini del fiume Senio, tra Alfonsine e Fusignano, 1945.

Avevo diciott'anni; credevo, così come oggi ancora fermamente credo, in Dio e nella Patria e, con una trentina di ragazzi come me, al comando di un giovane sottotenente torinese, nella notte del 29 dicembre 1944, percorrevo una strada di campagna, qua e là sbranata dalle granate, in avvicinamento agli argini del fiume Senio, lungo via Stroppata.
Ci saremmo sistemati nelle postazioni scavate negli argini meridionali del Senio, più o meno all'altezza della frazione La Rossetta, poco distante da Alfonsine. Ogni tanto il fischio di un proiettile in arrivo ci obbligava a buttarci per terra, malgrado Capo Basadonna sbraitasse: "Camminare! Perdio!... Se fischia non colpisce!... È quando soffia, che bisogna buttarsi a terra!". Lui lo sapeva, perché reduce dalle ultime battaglie in Tunisia... era un "duro del regio San Marco! E, siccome piovigginava, ci ritrovammo presto tutti più o meno sporchi di fango.
In silenzio, su una passerella traballante, attraversammo il fiumiciattolo, poi io e Colombo, il porta arma, prendemmo possesso di un bel buco scavato nella fiancata settentrionale dell'argine e che fuoriusciva, con una stretta feritoia, sulla fiancata meridionale, proprio sopra i ruderi di alcune case da cui proveniva un incredibile profumo di caffè!
Lì sotto erano Canadesi.
I Tedeschi, a cui stavamo dando il cambio, avvertirono: "State attenti, hanno cecchini che non sbagliano!". Il giorno dopo Santoni doveva verificare l'esattezza di quell'avvertimento... Alzatosi in piedi sull'argine per sparare a colpo sicuro, nell'attimo successivo si ritrovò senza fucile e col braccio sinistro trapassato dal polso all'omero. Lo accolse l'ospedale di Argenta e per lui la guerra finì lì. Non per noi, che eravamo lì per dimostrare al nemico di sempre e soprattutto all'ex-alleato, che gli Italiani non erano banderuole e che sapevano anche perdere la guerra, senza perdere la faccia. Quella era la molla, la motivazione fondamentale dei Marinai della Xa Flottiglia MAS, ora presenti sugli argini del Senio, ma che già avevano lasciato non pochi caduti nella pianura di Anzio, nella ritirata lungo le strade toscane, nelle foreste del Cansiglio e tra le pietre delPIstria. Per qualcuno era anche difesa del proprio credo politico, ma per tutti valeva una sola professione di fede: "Fosse pure la mia, purché l'Italia viva?'.
Alcuni giorni dopo essere entrati in linea, era il 6 gennaio 1945, per alcuni di noi fu la sua!
Dovevamo attaccare alcune case poste all'inizio di via Bellaria, quelle da cui proveniva a sera il vigliacco profumo di caffè, per spodestarne gli occupanti... ma i Canadesi la guerra la sapevano fare, mentre noi volevamo soltanto farla, senza renderci ben conto che - per farla - bisognava voler uccidere!
Scesi cautamente dall'argine, aggirate le case, ci stavamo avvicinando all'obiettivo, quando improvvisamente fummo presi tra il fuoco concentrico di tre postazioni canadesi... Schiacciato nel fango, sentivo le pallottole dei Bren canadesi sfiorare le natiche fradice di fango e di pioggia, mentre l'urlo di un ferito a morte squarciava la notte: "Mamma!...aiuto! Mamma!". Ma gli rispondevano soltanto le raffiche sempre più fitte dei nemici. Poi una voce urlò: "II Comandante è morto! Rientrare!", il che equivalse al si salvi chi può.
Davanti a me vedevo la fiammella del mitragliatore canadese che sparava su di noi; non era a più di quattro-cinque metri... restando sdraiato lanciai una bomba a mano, che non scoppiò, poi mi alzai in piedi e raggiunsi, non so bene come, l'argine di corsa. Prima di afferrare il mitragliatore saltai sull'argine e scagliai una, due bombe a mano... tutte quelle che ancora avevo in dotazione, ma nessuna scoppiò. Il giorno dopo ci accorgemmo che quelle bombe erano state sabotate; non avevano il percussore!
Più tardi scrissi il brano che segue, già apparso su una pubblicazione del mio compagno di Battaglione Bonvicini, ormai salito sulle nubi del Cielo, e che mi legge da Lassù:" È finita. Incrostato di fango sono tornato al mitragliatore, mentre Franco è andato a dare una mano per trasportare il Comandante nelle retrovie. Rimango così, allucinato, con gli occhi sbarrati nelle tenebre, sotto la pioggia che è ricominciata e che ora picchietta con insistenza sull'elmetto. Ho ancora negli occhi tutto ciò che ho visto a pochi metri da me, mi si è infitto nel cervello quell'urlo disumano. Pare che i Canadesi non si accontentino della batosta che ci hanno inflitto: forse intendono sfruttare il nostro disorientamento. Si odono rumori sotto l'argine, raffiche di thompson fanno zampillare la terra ai bordi delle postazioni. Probabilmente non si credono in forze sufficienti, altrimenti attaccherebbero su tutta la linea.
Una rabbia sorda, forse reazione a tutto ciò che ho provato, mi assale alla gola. Afferro il mitragliatore e sparo, sparo un caricatore via l'altro e unisco una maledizione a ogni pallottola.
Verso l'alba mi sento diventato bambino, come quando avevo bisogno della mamma e m'abbandono sfinito sulla canna rovente dell'arma. Piango in silenzio, e sottovoce chiamo i camerati scomparsi...Gatti, Ferrano, Savona, Fanfani, Messina, il mio Tenente".
Due giorni dopo, previa intensa battuta di mortaio, attaccammo quei dannati casolari e li occupammo quasi senza colpo ferire, perché i Canadesi ebbero la buona presenza di spirito di andarsene dopo la prima grandinata dei mortai di Voltolina che con le mitragliere da 20 e i mortai ci sapeva fare. Tra le macerie trovammo ogni ben di Dio, dalle coperte di lana merinos alle cioccolate, dai barattoli di corned-beef ai pacchetti di sigarette Navy-Cut... anche armi e munizioni, molte delle quali traccianti, che impiegammo subito per far conoscere agli avversar! il nostro gradimento.
E sull'unica parete rimasta quasi intatta, il sottocapo Erasmi scrisse col carbone: Hic manebimus optime! Purtroppo non fu così. Erasmi cadde pochi giorni dopo. Così trascorsero i giorni di quei lunghi mesi: di giorno piovevano bombe e mitragliate dagli aerei; di notte si strisciava nel fango, fino a raggiungere le postazioni avversarie per gettarvi dentro qualche bomba a mano... e, ogni tanto, qualcuno non tornava nelle linee perché saltava su una mina o perché cadeva sotto le raffiche degli avversari.

Sulla via Pratolungo, alle nostre spalle, era una chiesetta abbandonata... vi approntammo il nostro cimitero di guerra e, quasi ogni giorno, dovevamo scavare una fossa in più. Quando ce ne andammo i tumuli sormontati dall'elmetto erano parecchi; quanti, ...non ricordo più, ma soltanto quelli della mia Compagnia erano almeno una decina, dal Gap. Strada al piccolo Farcis, dal sottocapo Challier al marò Leoni (saltato su una mina mentre tentava di soccorrere il sottocapo Marchetta) senza contare quelli caduti dall'altra parte dell'argine e quelli morti all'ospedale per le ferite riportate sugli argini insanguinati del fiume Senio.
Ora il piccolo cimitero è sparito. In quella terra di Romagna sono fioriti e restano ben custoditi i cimiteri che raccolgono i caduti tedeschi, inglesi, polacchi, canadesi ed ebrei, ma quelli che accolsero i morti da dimenticare sono spariti. Fino a qualche anno fa rimaneva la chiesetta, diroccata, con le tracce della scritta: "Xa - Lupo Fosse pure la mia purché l'Italia viva. Ci sarà ancora?... Almeno quella?
A fine febbraio 1945, quasi tre mesi dopo il nostro arrivo, mentre i Tedeschi avevano avuto due avvicendamenti e davanti a noi ai Canadesi erano succeduti i Polacchi e poi i Neozelandesi, così io scrissi, nel diario tracciato poi in prigionia, a est di Algeri: "Il giorno del diluvio si approssimava. Bisognava fare qualcosa, nella vana illusione di arrestarlo. I capisaldi inglesi, così come i nostri, erano collegati col telefono e dal Comando di Compagnia giunse un ordine: interrompere quei collegamenti! I cinque rimasti tirarono le pagliuzze... La paura, a momenti, penetrava fin dentro le ossa. Erano
cinque larve umane, ben consapevoli dell'annientamento finale. Ma ancora lottavano per allontanarne la data... e anche una pagliuzza poteva servire".
Qualche giorno dopo, sostituiti da soldati tedeschi, i resti del Btg. "Lupo" marciarono in silenzio verso Boccaleone. Là vennero avvertiti che sarebbero stati spostati nel Veneto e, una volta ripuliti e ricompattati, sarebbero stati trasferiti sulla frontiera orientale, dove già combattevano e morivano i ragazzi del "Barbarigo", derFulmine", del "Valanga", percon-tenere i partigiani slavi, che volevano scendere su Trieste. E i marinai della Xa Flottiglia MAS, trasformati in marò, cantavano: "... Navi d'Italia che ci foste tolte, /non in battaglia, ma col tradimento! / Nostri fratelli prigionieri o morti, /noi vi facciamo questo giuramento... / ...combatteremo finché avremo pace con onore!".
E i ragazzi del Btg. "Lupo" ebbero questo onore! Lo sanno i Padovani che li videro sfilare, insieme ai resti della Divisione Decima, davanti ai Neozelandesi che rendevano l'onore delle armi.
Un onore che non ebbero dai fratelli italiani, neanche dopo morti. Ma tutto ciò, ormai, non ha più importanza! I marò del "Lupo" sono ormai quasi tutti Lassù, affratellati a quei loro fratelli prigionieri o morti, per i quali vollero continuare a combattere fino alla fine, perché nessuno potesse dire, nel mondo intero, a cominciare soprattutto dai Tedeschi, che gli Italiani sono gente infida, che trovano sempre i modi e le giustificazioni per saltare sul carro vincente. E, certamente, ormai a conoscenza della Verità, pregano tutti assieme Iddio perché l'Italia viva!

mercoledì 18 febbraio 2009

Documento personale della Xa MAS del Generale Giorgio Farotti









Documento personale della Xa MAS del Generale Giorgio Farotti, donato dal figlio Alberto. Il Generale Farotti comandò la Compagnia Mitraglieri del Btg. nel 1944, e nel 1945, per le sue spiccate doti professionali, seppur giovane Tenente, fu nominato Ufficiale addetto alle operazioni del Btg., schierato sul fronte sud negli ultimi disperati combattimenti contro gli Alleati. Come ricordato da Mario Tedeschi nel "Sì bella e perduta", e testimoniato da diversi Marò del Barbarigo, negli ultimi giorni di guerra, durante il drammatico ripiegamento verso il Po, quando la Cp Comando rimase isolata dal resto del Btg a causa delle continue incursioni aeree nemiche, Farotti, benchè fosse solo un Tenente, diresse le Compagnie Fucilieri e la Mortai fuori dall'accerchiamento nemico, riuscendo a traghettarle oltre il Po, e salvando l'intero Btg dalla distruzione.

La firma sulla sx è quella di Rodolfo Graziani, apposta, come ricordato dal Generale Farotti nelle sue memorie, nel POW Camp 211 dove erano rinchiusi.

N.H. Giorgio Farotti (1921-2007), Ufficiale in s.p.e. dal 1943 al 1986. Combattente nel Goriziano e sul fronte Sud dal 1943 al 1945 con il Btg Barbarigo, è decorato di Croce di Guerra al Valor Militare. Ha frequentato la Regia Accademia di Fanteria e di Cavalleria di Modena, le Scuole di Applicazione di Parma e Torino e numerosi Corsi di alta specializzazione presso vari Centri Studi ed Esperienze dell’Esercito.
Nel 1965 ha conseguito la qualifica di Psicologo Militare rilasciatagli dal C.N.R. dell’Università di Roma e per tre lustri ha fatto parte, divenendone Presidente, della Commissione mobile per gli accertamenti d’idoneità psico-attitudinale dei concorrenti all’ammissione alle Accademie, Scuole e Collegi Militari.
Nell’arco della sua lunga carriera, terminata con il grado di Maggior Generale, ha comandato tutte le unità operative corrispondenti ai vari gradi rivestiti, ottenendo molteplici encomi dalle S.A. e essendo insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana.
Presidente dell’A.N.U.P.S.A. per la regione Liguria e dell’Associazione "Campo della Memoria", con la quale è riuscito a far costruire il Cimitero di Guerra dei caduti del Btg. Barbarigo ad Anzio/Nettuno. I reduci della IV Compagnia del Barbarigo lo hanno nominato Marò Honoris Causa con la motivazione: "con profonda stima ed affetto, per le sue doti eccezionali e per la dedizione ai nostri ideali in pace ed in guerra".

lunedì 8 dicembre 2008

Fronte Sud, aprile 1945






Altre foto di una riuscita rievocazione storica tra Comacchio e il Senio, proprio nei luoghi teatro degli ultimi combattimenti del Barbarigo nell'aprile 1945.

Notare le armi tedesche recuperate dai Marò e le caratteristiche tenute mimetiche della Fanteria di Marina della Divisione Decima.

lunedì 13 ottobre 2008

Memorie di un'Ausiliaria, di Raffaella Duelli


Novità: Ricordi di un’Ausiliaria. Con il Barbarigo da Roma al Fronte Sud, di Raffaella Duelli

Le memorie di Raffaella Duelli, Volontaria nel Battaglione Barbarigo della Decima Flottiglia Mas iniziano con la partenza del Barbarigo da Roma, narrando la lunga marcia del reparto verso il nord, sotto il mitragliamento degli aerei Alleati. Quindi, è descritta vividamente l'ultima battaglia del Barbarigo sul Fronte Sud, dal Senio a Comacchio: gli appunti di Raffaella, giovane Ausiliaria presso il Comando di Battaglione, tratteggiano con grande nitidezza i propri camerati, Ufficiali e Maro', la popolazione delle località colpite dai combattimenti, i terribili e continui attacchi aerei e d'artiglieria nemici, e gli ultimi giorni di guerra, con il drammatico combattimento di ripiegamento del Barbarigo verso il Po e la resa con l'onore delle armi a Padova. Dopo la prigionia, Raffaella Duelli si prodigo' nella ricerca delle salme dei soldati italiani caduti sul fronte di Nettuno, contribuendo a fondare il Campo della Memoria di Nettuno, oggi Cimitero di Guerra.

Il testo, illustrato dai disegni di Riccardo Benelli, è integrato da numerose fotografie e documenti di proprietà dell’autrice, e da due resoconti di Ufficiali del Barbarigo: la memoria inedita del Tenente Paolo Posio sui combattimenti del Battaglione a Nettuno, e quella del Generale Giorgio Farotti sulle ultime operazioni del Barbarigo sul Fronte Sud.

Brossura, F.to 14x21, 172 pagine, 60 foto e documenti b/n di proprietà dell’autrice, 4 tavole a colori. Euro 20,00.

venerdì 4 aprile 2008

25 aprile 1945-2005





Nel 2005, l'Associazione ITALIA partecipava a un raduno che ci condusse esattamente nei luoghi dove 60 anni prima avevano combattuto il Btg. Barbarigo e altri reparti della Xa: il Senio e la zona di Comacchio.


Dal sito Italica Virtus:



In occasione del sessantenario del 25 aprile, nei giorni 23-24-25 aprile 2005 si è tenuto il raduno “Sui passi della linea Gotica”, organizzato da Gabriele Ravanelli (Presidente dell’Associazione Veicoli Storici Militari Emilia Romagna) assieme al IMVCC e all’ASI. Il raduno ha visto l'afflusso di una quarantina di mezzi e di diversi gruppi di rievocazione storica, i quali, montati sui veicoli appropriati, hanno fatto bella mostra di sé durante la manifestazione.I mezzi storici comprendevano due TM 40 (uno in livrea grigia continentale, il secondo desertica), un carro CVL 38, uno SPA, un semicingolato OT-810, base di una riuscita conversione in un SPW Sd.Kfz. 251 Ausf. D, diversi GMC, un M 3 Scout Car, una autoblindo Fox, e molti altri veicoli ruotati. I gruppi di ricostruzione convenuti vedevano invece figuranti tedeschi (Ass. Feldgrau, Roma e Normandie 44, Torino), della Decima MAS (Ass. ITALIA), del REI (Div. Acqui), e Alleati, tra i quali i Ranger USA e i “Red Devils”, i famosi paracadutisti inglesi.I vari itinerari percorsi, di lunghezza pari a circa 80 km giornalieri su strada asfaltata e sterrato, offrivano ai partecipanti, oltre alle bellezze della campagna emiliana, molti spunti di riflessione e di ricordo dei drammatici avvenimenti occorsi sessanta anni prima: infatti, da Monte Battaglia al Senio, da Alfonsine, Fusignano, Argenta, Lugo di Romagna a Comacchio, tutti questi nomi sono, per l’appassionato di storia militare, altrettanti momenti di scontri che videro contrapposte le armate alleate alle forze italo-tedesche nel 1944-1945. Monte Battaglia, una delle prime tappe del Raduno, vide infatti il limite massimo dell’avanzata Alleata verso Imola e Bologna nel settembre-ottobre 1944. Il monte fu effettivamente conquistato dalle truppe americane e inglesi guidate dai partigiani locali, ma i continui contrattacchi tedeschi, pur mancando di riconquistare la cima, impedirono comunque agli Alleati di sfruttare il successo ottenuto, e dovettero passare altri sei mesi di logorante guerra di posizione prima della rottura del fronte, difeso sul Senio dalle unità tedesche e della RSI, il 9-10 aprile 1945.In seguito, la colonna si è mossa verso Fusignano e Alfonsine, teatro di duri combattimenti, sull’argine fortificato del Senio, dal febbraio all’aprile 1945, dove combatté anche il Battaglione “Lupo” della Decima MAS, assieme a elementi del Btg. Logistico e Trasmissioni “Freccia” e le Batterie del Gruppo d’Artiglieria “Colleoni”, mentre le unità tedesche che si alternarono compresero la 16. SS-Panzergrenadier-Division e la 4. Fallschirm-Division, fronteggiate da unità inglesi, canadesi, neozelandesi, indiane, Gurkha, oltre ai Gruppi di Combattimento “Legnano” e “Cremona” del Regno del Sud.Dopo una visita al Museo della battaglia del Senio, e un pranzo ristoratore, la colonna si fermava in diversi piccoli centri, dando la possibilità agli spettatori di ammirare i veicoli presenti, e a collezionisti e rievocatori di rispondere alle numerose domande del pubblico. Quindi ci si spingeva verso Comacchio, nella meravigliosa riserva faunistica dove un ultraleggero, ricostruzione di un aereo da collegamento e ricognizione Storch, sorvolava i mezzi partecipanti. Anche la zona di Comacchio, pur nella sua apparenza pacifica, riportava alla memoria i combattimenti dopo l’avanzata terrestre e l’attacco anfibio Alleato, che videro, purtroppo, combattere anche italiani contro altri italiani, quando la “Cremona” si scontrò con i Btg. “NP” e “Barbarigo”.Sicuramente un raduno appassionante, sia per i mezzi e i gruppi partecipanti, sia per l'apprezzabile organizzazione e i significativi luoghi attraversati.

martedì 11 dicembre 2007

SOTTO TRE BANDIERE


A cura di Enrico Frattini e Andrea Lombardi
SOTTO TRE BANDIERE
Una vita per la Patria 1941-1946
Le memorie di Giorgio Farotti, Sottotenente in s.p.e. nel Regio Esercito, Guardiamarina nella Decima MAS, Generale nell'Esercito italiano

Il testo è integrato da 100 foto del Raggruppamento Alpino Carnevalis, del Btg. Barbarigo e di altre unità della Decima MAS, la maggior parte inedite e molte di proprietà dell'autore, e da appendici con testimonianze di Reduci della Decima MAS e documenti. Parte del ricavato della vendita del libro sarà donato al "Campo della Memoria" dei Caduti della Decima MAS.
L'autore ha prestato servizio come Sottotenente in s.p.e. nel Regio Esercito e nel Raggruppamento Alpino Carnevalis, e come Guardiamarina nella Decima MAS, dove ricoprì gli incarichi di Comandante della Compagnia Mitraglieri del Battaglione Barbarigo e successivamente di Ufficiale alle Operazioni della stessa unità. Queste memorie, toccanti ma scritte con grande rigore storico-militare, comprendono capitoli sull'addestramento nelle Scuole Ufficiali del REI nel 1941-1942, sulle operazioni nel Goriziano prima e dopo l'otto settembre 1943, e sul periodo nella Decima MAS nel 1944-1945, con interessanti considerazioni sulle tattiche adottate dai Reparti della Decima MAS a Chiapovano, sul San Gabriele, a Tarnova e sul fronte del Senio.

Il testo è integrato da 100 foto del Raggruppamento Alpino Carnevalis, del Btg. Barbarigo e di altre unità della Decima MAS, la maggior parte inedite e molte di proprietà dell'autore, e da appendici con testimonianze di Reduci della Decima MAS e documenti.
Parte del ricavato della vendita del libro sarà donato al "Campo della Memoria" dei Caduti della Decima MAS.

180 pagine, 100 foto in b/n, 10 disegni, f.to 17x24, € 20,00

N.H. Giorgio Farotti (1921-2007), Ufficiale in s.p.e. dal 1943 al 1986. Combattente nel Goriziano e sul fronte Sud dal 1943 al 1945, è decorato di Croce di Guerra al Valor Militare. Ha frequentato la Regia Accademia di Fanteria e di Cavalleria di 0Modena, le Scuole di Applicazione di Parma e Torino e numerosi Corsi di alta specializzazione presso vari Centri Studi ed Esperienze dell’Esercito.
Nel 1965 ha conseguito la qualifica di Psicologo Militare rilasciatagli dal C.N.R. dell’Università di Roma e per tre lustri ha fatto parte, divenendone Presidente, della Commissione mobile per gli accertamenti d’idoneità psico-attitudinale dei concorrenti all’ammissione alle Accademie, Scuole e Collegi Militari.
Nell’arco della sua lunga carriera, terminata con il grado di Maggior Generale, ha comandato tutte le unità operative corrispondenti ai vari gradi rivestiti, ottenendo molteplici encomi dalle S.A. e essendo insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana.
Presidente dell’A.N.U.P.S.A. per la regione Liguria e dell’Associazione "Campo della Memoria", con la quale è riuscito a far costruire il Cimitero di Guerra dei caduti del Btg. Barbarigo ad Anzio/Nettuno. I reduci della IV Compagnia del Barbarigo lo hanno nominato Marò Honoris Causa con la motivazione: "con profonda stima ed affetto, per le sue doti eccezionali e per la dedizione ai nostri ideali in pace ed in guerra".
Info e ordini:

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944