giovedì 31 gennaio 2013

Segnaliamo tre nostre novità librarie! La rivolta dei Sepoy, La Comune di Parigi 1871 e Il movimento dannunziano


Segnaliamo tre nostre novità librarie!









James Leasor 
La rivolta dei Sepoy - Il Forte Rosso di Dehli, India 1857



Questo avvincente e documentato saggio ricostruisce la Rivolta Indiana del 1857, che da ammutinamento dei Sepoy (i militari indigeni dell’India, musulmani e indù, sotto il governo britannico) di alcune guarnigioni, crebbe fino a diventare una aperta ribellione civile contro l’Impero britannico e la Compagnia delle Indie Orientali in diverse regioni dell’India. Passo dopo passo, vengono illustrati gli avvenimenti della notte del 10 maggio 1857, inizio delle Rivolta, quando i militari e funzionari inglesi e le loro famiglie si ritrovarono assediati, e i tragici accadimenti e le battaglie successive. L’assedio di Delhi e del Forte rosso portò alla ribalta delle figure da qual momento entrate nella storia: il vecchio Re moghul Bahadur, i Generali Hewitt e Roberts, Lord Napier; personalità leggendarie che, in seguito, ispirarono anche Rudyard Kipling per i suo libri.

F.to 17x24, 280 pagg., alcune ill. b/n e col., Euro 26,00



Ulisse Barbieri
dalle corrispondenze di Petrucelli della Gattina
Gli incendiari della Comune - 1871: Le stragi di Parigi e il governo di Versailles

Ulisse Barbieri (1841-1899) fu un patriota mantovano che dalle battaglie del Risorgimento – e dal carcere – passò al nascente socialismo. Nel 1871, in sostanziale presa diretta scrisse Gli incendiari della Comune, pubblicandolo subito con l’editore Legros. Il libro sulla Comune di Parigi ha un molteplice interesse sia per la tempestività, sia per il basarsi, come dichiara il frontespizio, su “relazioni particolari” ottenute in coincidenza e subito dopo i fatti, ma soprattutto per la corrispondenza di Ferdinando Petruccelli della Gattina (1815-1890) che viene riprodotta nel volume.

F.to 14x21, 132 pagg., alcune ill. b/n e col., Euro 16,00

Amadeo Bordiga
Il movimento dannunziano

L’occupazione dannunziana di Fiume prende il periodo dal Settembre 1919 al Gennaio 1921. In tutta questa fase D’Annunzio appare come l’antagonista dei governi “neutralisti” di Nitti e Giolitti, e il campione del nascente movimento fascista, che si pone alla testa dell’agitazione a suo favore in Italia. Da qualche tempo si tende a combinare il contesto scapigliato dell’impresa fiumana con altre scapigliature fiorite assai più tardi e in contesti ideali tutt’affatto differenti, come a volergli conferire una interessata “rispettabilità”. Ancor più vistosamente ciò è accaduto per il Futurismo, annesso anima e corpo alle opzioni ideologiche del momento. L’interpretazione “a caldo” che  Amadeo Bordiga – fondatore del Partito comunista d’Italia – dà dell’“impresa” fu del tutto differente e, dal suo punto di vista di critico radicale, non esitò ad ancorarla al “democraticismo riformista” il che, come scrisse Franco Livorsi in uno studio del 1976 che rimane a tutt’oggi una delle rarissime occasioni concesse dalla cultura ufficiale a questo protagonista del XX secolo, “non sarebbe contraddetto dalla tendenza alla dittatura del ‘comandante’, ma dimostrerebbe anzi la compatibilità fra la democrazia e tale forma di governo”.

F.to 12x17, 58 pagg., due tav. a col., Euro 10,00

Libri editi dall'Associazione Culturale ITALIA Storica, info e ordini diretti ars_italia@hotmail.com


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Disponibili inoltre presso Tuttostoria, Spazio Ritter e Libreria Militare (MI), Libreria Europa e Libreria Ares (RM), e altre librerie specializzate.

sabato 5 gennaio 2013

Ozegna, 8 luglio 1944. Cronaca di una inutile strage: Sergio Nesi contro il Comandante Bardelli



Qualche tempo fa è uscito un libro di Sergio Nesi, ex Uff.le dei mezzi navali della Xa MAS, che ricostruisce la strage di Ozegna: Ozegna, 8 luglio 1944. Cronaca di una inutile strage, Nesi Sergio, - Lo Scarabeo (Bologna). Nel libro e in un suo blog, dal quale sono tratte le seguenti citazioni in corsivo, Nesi cita la biografia scritta dallo scrivente, Andrea Lombardi, nel 2005. Il giudizio che Nesi dà della mia ricostruzione della vita del fondatore del Btg Barbarigo è solitamente buono. Purtroppo però, nel corso della sua disanima sul Comandante Bardelli e sulla sua carriera militare in generale, e su Ozegna in particolare, Nesi scrive:

Bardelli non era un comandante nel senso vero e proprio, non aveva le caratteristiche di un Master and Commander nel significato che si dà in Marina a queste due parole. Master, capitano, lo era di sicuro per via dei suoi gradi, ma Commander proprio no, non era un condottiero che si mette a capo dei suoi uomini in battaglia, che si comporta verso di loro come un padre responsabile e non li manda al macello inutilmente.Bardelli, abituato a quella vita e a quel frastuono, non si esprimeva con toni normali, ma istintivamente parlava ad alta voce o urlava e i suoi scatti d'ira, come è noto e come è confermato nella sua biografia, erano incontrollabili.

La "biografia" citata sarebbe la mia; Nesi utilizza capziosamente alcune citazioni: in numerosi passi della mia biografia la "durezza" di Bardelli è sempre seguita, dalla parole di chi lo ha conosciuto, da considerazioni sulla sua umanità e bonarietà, dietro il suo fare burbero. Inoltre, "duro" o "deciso" non è necessariamente sinonimo di "irresponsabile" "scatti d'ira" "raptus di nervi", come da citazioni di Nesi... Tale incredibile forzatura di Nesi, vero atto di disonestà intellettuale, la dice lunga sulla bontà storiografica delle sue considerazioni "storiche" su Bardelli e Ozegna, e sui suoi scopi reali dietro questo libro di "indagine". Le considerazioni di Nesi su "master e commander", peraltro fuori luogo nel caso di Bardelli, che, a detta di chi era stato ai suoi ordini, era un vero Leader of Men, come era stato un eccellente Ufficiale di macchina.


Nel corso delle mie visite a Ozegna mi sono ricordato di loro, perchè ho pensato che forse uno di quei ragazzi scampati dall'inferno di Nettuno era venuto a morire sulla piazza Umbertp I di quel paesino, senza sapere perchè e per colpa di un irresponsabile (che sarebbe Bardelli, nota mia).

Ecco perchè non riesco a capire tutto quel fanatismo di alcuni reduci del Barbarigo verso la figura di quel "Leggendario Comandante", fanatismo che ho potuto osservare anche al Campo della Memoria quando gli oratori di turno hanno rievocato solo Bardelli, dimenticandosi completamente che sul campo di battaglia di Anzio e Nettuno il loro vero comandante si chiamava Vallauri; e che ad Anzio e Nettuno c'era pure il Gruppo di Artiglieria San Giorgio, al comando del ten. di vasc. Renato Carnevale.

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E' la storia di una inutile strage avvenuta in pochi minuti nella stretta piazza di Ozegna, una piccola località del Canavese, verificatasi nel pomeriggio dell'8 luglio 1944. Una sessantina di uomini dei battaglioni "Barbarigo" e "Sagittario" della X Flottiglia MAS, al comando del maggiore del Genio Navale Umberto Bardelli, si scontrarono improvvisamente con una ventina di partigiani al comando del loro capo Piero Urati, nome di copertura "Piero Piero", dopo essere stati per una ventina di minuti mescolati tra loro in amichevoli conversari. Improvvisamente "Piero Piero", con un balzo si allontanò da Bardelli e gli urlò: "Comandante, siete circondati...arrendetevi!", ma Bardelli, preso di sorpresa, gli replicò con un altro urlo: "Barbarigo non si arrende!...", ma, in un incontrollato raptus di nervi,purtroppo soggiunse: "FUOCO!".


(Nesi scrive nel suo Ozegna che il rifiuto del Cte Bardelli di arrendersi fu un atto irresponsabile e solo frutto di uno "scatto d'ira", foriero dell'inutile morte dei suoi Marò. In realtà, la situazione nella piazza di Ozegna non era quella di "amichevoli conversari", ma nonostante gli sforzi di dialogo tra Bardelli e Urati, molto tesa: il successivo ingresso sulla scena dei partigiani di Urati ben difficilmente avrebbe condotto a un esito differente... e non riusciamo a vedere quanto "irresponsabile" o da "incontrollato raptus di nervi" sia la decisione, fatale ma attinente in pieno all'onore militare, il non arrendersi al nemico senza combattere - e qui purtroppo gioca nell'accanimento di Nesi la sua stessa biografia, essendosi per l'appunto arreso agli Alleati al termine di una inconcludente missione a fine guerra, da lui ricostruita come invece un'epica impresa. Lo scrivente, peraltro, segnala che diversi veterani videro in quella "missione" del Nesi una vera e propria fuga; missione che avrà come conseguenza ad ogni modo la fine del reparto comandato da Nesi, lasciato privo di ordini e quindi facile preda dei titini. Non ci sentiamo di avvallare quest'ultima tesi: il dato di fatto è che la missione di Nesi portò alla perdita del suo mezzo e a nessun risultato; anche il riflesso psicologico della stessa "beffa" sugli Alleati e sugli italiani occupati è tutto da verificare, visto che è basato solo sulle affermazioni di Nesi.

(Il capo partigiano Urati, che uccise Bardelli, in questo dimostrandosi infinitamente superiore umanamente e militarmente a Nesi, mi disse telefonicamente di recente, parlando del suo nemico di allora, che "Bardelli era un coraggioso, e non vorrebbe averlo ucciso")

(In realtà, vedi quando Nesi scrive -scoprendo le carte sulle sue vere motivazioni- "fanatismo... alcuni reduci del Barbarigo... Campo della memoria", questo libro è basato non su una ricerca storica senza ira et studio, ma solo sui rancori personali del Nesi, cfr. le annose e controverse questioni relative alla progettazione e costruzione del Campo della Memoria a Nettuno, che -a ragione o a torto- coinvolsero anche Nesi, la cerimonia del 2005 al citato Campo dove Nesi fu trattato da alcuni veterani del Barbarigo come ospite non gradito, o le reiterate e non certo encomiastiche opinioni del Nesi verso i reparti di terra della Xa, e alcuni veterani del Barbarigo in particolare).

AGGIUNTA del 12 luglio 2011

Sul sito web dell'ass. comb. Xa viene postato l'8 uglio 2011 il seguente comunicato, che non saprei definire se ipocrita o vergognoso, visto l'autore di detto comunicato e ciò sopra esposto:


Ozegna 8 Luglio 1944 - 8 Luglio 2011 - RICORDO DI UNA INUTILE STRAGE

«s.c. a.u.MARIO TEDESCHI - btg. Barbarigo - "...Piero Piero balzò indietro (dietro a un albero...ndr) puntando l'arma contro il Comandante, ordinando di arrendersi... Ma Bardelli, invece di arrendersi, rispose lanciando un grido che poi diventò la nostra divisa fino alla fine: Barbarigo non si arrende! FUOCO!...»" (da M.Tedeschi: "Sì bella e perduta" ed. Serarcangeli - Roma - 1953 - pag. 47 e ss.).Morirono in quel giorno:il c.c. Umberto Bardelliil s.t.v. Salvatore Beccocciil capo di 3ª cl. Francesco Redentinoil s.c. Ottavio Gianolliil marò Gianni Biaghettiil marò Franco De Berardinisil marò Pietro Fiaschiil marò Giovanni Grossoil marò Armando Masiil marò Pietro Repetti

L'Associazione Combattenti della X Flottiglia MAS li ricorda tutti con immutato rimpianto per il loro inutile sacrificio.
T.V. Sergio Nesi, Comandante dei Mezzi d'Assalto 

Il significato di quell'"inutile" sarà sfuggito ai più, ma è chiaro dopo aver letto il libro Ozegna o questo post.

martedì 11 dicembre 2012

Gianni Tedeschi Dall'OVRA alla Decima MAS Una giovinezza nel Ventennio














Gianni Tedeschi
Dall'OVRA alla Decima MAS
Una giovinezza nel Ventennio
I ricordi di Gianni Tedeschi e della sua vita travagliata, narrati in queste sue memorie, scorrono dalla Genova della sua infanzia e adolescenza - con il suo centro storico fatto di vicoli brulicanti di attività e  figure umane ormai scomparse - al suo servizio nelle Squadre “R E” dell’OVRA, specializzate nel contrasto della pedofilia e pederastia, alla seconda guerra mondiale, che Tedeschi vivrà partecipando ad eventi quali la sfortunata operazione “G.A. 1” del Sommergibile Iride e le missioni sui sommergibili atlantici di Betasom, ed infine, dal 1943 al 1945, tra le fila del Battaglione Risoluti della Decima Flottiglia Mas nella sua città natale Genova, a Montecchio Maggiore e in seguito all’autoreparto della Divisione Decima a Thiene.
I tragici eventi del 25 aprile 1945 e dell’immediato dopoguerra che Tedeschi subì - come tanti aderenti alla RSI - nell’umiliazione di una lunga detenzione, lo faranno rinascere a una nuova vita, con la scoperta di una capacità artistica espressa attraverso la pittura che fu per lui la sua professione, e la forza rigeneratrice capace di dargli la serenità così a lungo negata.

F.to 17x24, 174 pagg., alcune ill. b/n + 2 tavole a colori, Euro 20,00.

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Pierluigi Romeo di Colloredo LA CARNE DEL CARNARO Un giorno nella vita di Gabriele D’Annunzio: Venerdì 12 Settembre 1919, la marcia su Fiume












Pierluigi Romeo di Colloredo 

LA CARNE DEL CARNARO

Un giorno nella vita di Gabriele D’Annunzio: Venerdì 12 Settembre 1919, la marcia su Fiume


Venerdì 12 settembre 1919, Gabriele D’Annunzio occupa Fiume.
La vicenda fiumana segna una svolta fondamentale nella storia politica dell’Italia uscita dalla Grande Guerra delusa e umiliata nelle proprie aspettative territoriali, ma anche nella vita del Poeta.
Se molto è stato scritto e detto di Fiume e della Reggenza del Carnaro, mancava sino ad oggi uno studio completo della marcia che condusse D’Annunzio da Ronchi, alla testa di duecento Granatieri, sino a Fiume, occupata senza sparare un colpo alla testa di diecimila legionari, che singolarmente o ad interi reparti, unirono al Comandante le proprie sorti.
Dalla preparazione sino alla proclamazione dell’unione di Fiume all’Italia nel primo discorso tenuto da D’Annunzio ad una folla in delirio, nascita di un modo di fare politica che segnerà per sempre il mondo, da Piazza Venezia e Berlino, sino all’Avana di Fidel  Castro, la Marcia di Ronchi viene descritta ora per ora, esaminando gli avvenimenti e gli uomini, dando voce ai protagonisti con documenti e discorsi, per offrire il quadro più completo che sia mai stato pubblicato su quel venerdì 12 settembre 1919.
Per la prima volta viene analizzato il ruolo della Massoneria Italiana ed internazionale, insieme  agli interessi esoterici del Vate, un aspetto, poco noto ma fondamentale per comprendere le scelte e le decisioni di Gabriele D’Annunzio sia come uomo d’arte sia come uomo d’arme.

132 pagg, F.to 14x21, alcune ill. b/n. Euro 16,00

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domenica 9 dicembre 2012

"La prima vita di Céline" e il "Poema Africano" di Marinetti, editi da ITALIA Storica, recensiti sul "Secolo d'Italia"








Tra Céline e FTM sugli scaffali della libreria

di Adriano Scianca
 “Il Secolo d’Italia”, 9 dicembre 2012


FTM e LFC vanno alla guerra. Nel primo acronimo rimbomba tutta l’esplosività creatrice del miglior Novecento italiano, nel secondo la profondità tagliente dello sguardo letterario europeo che trapassa da parte a parte la modernità. Céline e Marinetti. È difficile immaginare due personalità più distanti fra loro, se non per due ovvi punti in comune: il fatto di aver rivoluzionato il modo di scrivere e fare letteratura nelle rispettive lingue, di aver sottoposto a violenza il linguaggio natio per distillarne anche una sola goccia di realtà; e la scelta di parteggiare per il fronte uscito sconfitto dalla Seconda guerra mondiale oltre ogni convenienza, oltre ogni freddoloso buonsenso. Ma per il resto, fin troppe sono le differenze umane e letterarie fra i due. Il loro approccio alla guerra non sembra fare eccezione: nichilista, anarchico, antimilitarista, ostile a retorica e gerarchia il francese; arcitaliano, guerrafondaio, sbruffone, nazionalista convinto il fondatore del futurismo. Due libri usciti di recente per i tipi della genovese “Associazione culturale Italia”, tuttavia, mostrano tutti i limiti di etichette frettolose e divisioni troppo schematiche. Parliamo de “Il poema africano della Divisione 28 Ottobre” di Marinetti stesso e di “La prima vita di Céline – Il corazziere a cavallo Louis Destouches nella prima guerra mondiale,” di Andrea Lombardi. Si tratta di due eleganti volumi, imperdibili per i collezionisti di testi non conformi: il primo, in edizione limitata a 120 copie, è stampato su carta di pregio e ripresenta il testo futurista del 1937, la cui prima edizione è rarissima e molto ricercata dagli appassionati. Il secondo, invece, è una vera chicca: stampato nell’inedito formato 9×12 cm è un librettino da leggere in un sol boccone e presenta il Céline che non ti aspetti. Il rapporto tra lo scrittore - o meglio: il corazziere a cavallo Destouches - e la Grande Guerra è in realtà complesso. Il libricino di Lombardi rende tutte le sfaccettature contraddittorie del prisma céliniano. Per metterle tutte a fuoco e ottenere di nuovo l'unità dell'immagine serve un salto di qualità mentale. La rilettura a posteriori data dallo stesso scrittore è nota: arruolamento per "un colpo di testa", scontro con la dura realtà dell'insensato carnaio bellico, maturazione di un convinto pacifismo. La realtà è tuttavia diversa. Stupisce, per esempio, leggere le lettere ai genitori del futuro autore del "Voyage", nelle quali traspaiono uno stile e un contenuto assolutamente inediti per la corrosiva penna che partorirà i pamphlet che incendieranno la cultura europea. "Quanto a me farò il mio dovere sino in fondo e se per fatalità non dovessi tornare... siate sicuri per attenuare la vostra sofferenza che muoio contento, e ringraziandovi dal profondo del cuore", scrive il soldato Destouches poco dopo l'arruolamento. Volontario, e per più di una guerra, fu anche Marinetti. “Scritto sotto il fuoco di molte mitragliatrici abissine imprecise", il Poema africano della Divisione "28 Ottobre" racconta di alcune battaglie campali combattute dalla speciale divisione della Milizia con la quale si arruolò lo scrittore. Come scrive Pierluigi Romeo di Colloredo nel saggio storico in appendice, il poema non è solo un'opera letteraria, ma è allo stesso tempo documento autobiografico, testimonianza diretta e memoria storica della partecipazione delle camicie nere alla guerra d'Etiopia. Marinetti narra con precisione aneddoti, fatti di cui è testimone e protagonista diretto, riportando documenti, bollettini e comunicati. Anche Céline si ritroverà poi a descrivere la sua esperienza di guerra, ma con accenti decisamente meno entusiasti. L'impatto con la routine delle retrovie e poi con i massacri della prima linea, infatti, stempererà molto lo slancio patriottico iniziale del soldato Destouches. Memorabile il racconto di quel borioso ufficiale in grado di chiamare per nome ogni singolo cavallo ma incapace di ricordarsi l'identità dei suoi soldati. E che dire del surreale aneddoto sull'equino rubato al milite inglese mentre questi era stato sorpreso da un impellente richiamo della natura dietro a un cespuglio. Céline definitivamente convertito al cinismo antiretorico? Sembrerebbe di sì. Eppure si tratta dello stesso soldato che si offre volontario per una missione suicida: assicurare il collegamento tra il 125° e il 66° reggimento di fanteria sotto il fuoco dell'artiglieria tedesca. Ferito al braccio (sarà dichiarato invalido al 70%), otterrà la medaglia militare e la croce di guerra con stella d'argento. Ma già in precedenza, in un'altra azione eroica, il maréchal Destouches si era distinto per aver salvato la vita a un proprio commilitone. Della medaglia, così come delle ferite riportate, l’”antimilitarista" Celine andrà orgoglioso per tutta la vita, anche se di sé preferirà sempre dare l'immagine del misantropo randagio e individualista, tacendo anche della sua opera di medico dei poveri, così preziosa fra gli sbandati a cui amava somigliare. Salvare le vite altrui era un destino, ma che non lo si sapesse in giro: gli avrebbe rovinato la reputazione. Anche Marinetti, in Africa, si guadagnò una medaglia di bronzo al valore militare per aver combattuto in prima linea nelle "Termopili del fascismo" di Passo Uarieu. Nel suo caso, tuttavia, era la terza decorazione: la prima l'aveva ottenuta sul monte Kuk, la seconda a Vittorio Veneto, entrambe durante la Grande guerra. Gente per cui rischiare la morte era norma etica quotidiana e scrivere libri solo la conseguenza di un esubero di vita. Girando per le librerie e vedendo le facce degli scrittori di oggi, invece, un dolore sordo ti avvolge il cuore. E non perché non ce ne siano di bravi. Solo che nessuno fra loro, alle obiezioni di rito nella tribù dei letterati, potrebbe replicare come Ftm: "Se sbaglio perdonatemi, vengo dal Tembien".

sabato 3 novembre 2012

Mostra tematica Fronte Orientale, Militalia

Foto teaser della mostra tematica alla Militalia di Novegro (MI) questo fine settimana, organizzata da ITALIA Storica... :-D













Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944