lunedì 4 ottobre 2010

Croce di Ghiaccio - C.S.I.R. ed ARM.I.R. in Russia 1941-1943, di Pierluigi Romeo di Colloredo



Croce di Ghiaccio - C.S.I.R. ed ARM.I.R. in Russia 1941-1943,


di Pierluigi Romeo di Colloredo

In questo libro tratteremo gli avvenimenti militari che videro coinvolti prima lo C.S.I.R. e poi l’ARM.I.R.; analizzeremo pertanto le prime operazioni svolte dalle truppe italiane sul fronte orientale, valutandone l’efficienza e la resa in combattimento. In particolare, verranno esaminate le battaglie della prima fase offensiva dell’estate del 1941 come Petrikowka, le battaglie di Gorlowka, la difesa di Nikitowka, la battaglia di Natale del 1941 per lo C.S.I.R.; seguiremo poi le operazioni dell’8ª Armata nell’avanzata verso il Don, la prima battaglia difensiva dell’agosto 1942, ed infine l’offensiva sovietica del dicembre dello stesso anno, la ritirata e la reazione ai tentativi avversari di accerchiamento del Corpo d’Armata Alpino nel gennaio del 1943.
Una sezione sarà dedicata all’azione della Regia Aeronautica e della Regia Marina sul fronte orientale, e ai reparti stranieri – cosacchi e croati - inquadrati nel Regio Esercito e nella Milizia, la cui storia è assai poco nota, e alle biografie dei comandanti italiani: Zingales, Messe e Gariboldi.

Lo straordinario corredo iconografico comprende più di 100 rare e inedite fotografie, delle quali molte riprodotte a piena pagina, provenienti dall’Archivio Fotografico dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Eser­cito, ritraenti gli uomini e i mezzi del C.S.I.R. e dall’ARM.I.R. in azione, i luoghi dei combattimenti e i volontari cosacchi nel R.E.I., e sono incluse diverse mappe a colori illustranti le varie fasi della campagna.


F.to 17x24, brossura, 242 pag., 120 foto in b/n (la maggior parte inedite), 7 mappe e documenti a colori, Euro 28,00.

venerdì 24 settembre 2010

Talianski Karashoi - La Campagna di Russia tra mito e rimozione


Talianski Karashoi - La Campagna di Russia tra mito e rimozione

di Pierluigi Romeo di Colloredo


In questo volume affronteremo il mito della campagna di Russia come s’è andato stratificando nella memoria collettiva italiana, vedendo quanto, se, e come corrisponda alla realtà dei fatti. Questa analisi sarà talvolta, per forza di cose, polemica; saremo costretti a citare più volte autori come il romanziere Nuto Revelli, poiché il contenuto dei suoi libri e degli scritti da lui curati ne fa il capostipite di quello che definiremo il dogma della partecipazione italiana alla campagna di Russia: in breve, questa vulgata riduce alla sola ritirata dal Don nel 1943 l’intero ciclo di operazioni dello C.S.I.R. e dell’ARM.I.R., e i soldati italiani sono peraltro presentati come una massa mal addestrata ed equipaggiata, e per nulla motivata. Dimostreremo in questo studio come tale interpretazione sia tanto faziosa quanto inattendibile storicamente. La tesi da noi sostenuta è che gli italiani in Russia condussero una guerra ideologica, ben consapevoli di ciò e moralmente motivati, come dimostra l’esame diretto delle fonti, dai rapporti mensili sul morale della truppa delle varie Divisioni alla corrispondenza privata, e che combatterono bene, uscendo vittoriosi da tutti gli scontri con l’Armata Rossa dall’estate del 1941 all’inverno del 1942, quando i sovietici sfondarono il fronte italiano sul Don. Abbiamo ritenuto poi opportuno dedicare una parte del testo alla trattazione della presunta strage tedesca di una Divisione italiana a Leopoli. Si tratta di una menzogna creata dal KGB alla fine degli anni ‘50 del XX secolo, durante la Guerra Fredda, e che è periodicamente ricomparsa sotto forme diverse, ricevendo spazio sulla stampa al punto che, nel 1987, venne formata una commissione parlamentare d’inchiesta, che ne dimostrò - per l’ennesima volta - la falsità.


F.to 14x21, brossura, 112 pagine, alcune ill. e documenti in b/n e colori.Euro 15,00

lunedì 20 settembre 2010






Una guerra lunga otto anni.

Un milione di morti e milioni di profughi.

Armi chimiche e missili balistici contro
attacchi in massa di ragazzini-soldato.

La comunita' internazionale preoccupata solo del prezzo del petrolio e di vendere armi ai contendenti.

L'intervento americano per il controllo delle risorse petrolifere, tra incidenti internazionali e il traffico clandestino d'armi.

Una guerra dimenticata, oggi come allora.

Trenta anni fa, la guerra Iran-Irak. 1980-1988


A cura di Andrea Lombardi

LA GUERRA DIMENTICATA

IL CONFLITTO IRAN-IRAK
1980-1988

La storia del conflitto ricostruita dai saggi "La guerra Iran-Irak, 1980-1988" di Saskia M. Gieling, "Storia militare della guerra Iran-Irak, 1980-1988" a cura di Carlo Lagomarsino, "La guerra aerea" di Alessandro Bellomo, "Le armi chimiche" di Javed Ali, "Gli Stati Uniti e la guerra Iran-Irak" di Stephen R. Shalom.

Un libro in uscita a fine settembre

Associazione Culturale
ITALIA
Via Onorato 9/18–- 16144 Genova - Tel. 348 6708340
E-Mail ars_italia@hotmail.com - Web http://associazioneitalia.blogspot.com

domenica 5 settembre 2010

Marò della Divisione San Marco...


Marò della Controbanda del III/6°.


Marò della San Marco durante un'operazione di controguerriglia.



Garfagnana. Mortaisti del II/6°.

venerdì 3 settembre 2010

Dal governo Badoglio alla Repubblica Italiana, di Elio Lodolini, recensito su "Il Tempo"


Recensione su "Il Tempo", 19 agosto 2010.



Notizie - Cultura e Spettacoli

Navi d'Italia perdute per tradimento
Nuovi documenti sulla flotta militare sacrificata agli Alleati dall'armistizio


«Tutti noi siamo dolenti che la nostra preda sia diminuita»: con queste parole il Comandante Harry C. Butcher, aiutante navale del Generale Eisenhower, commentò nel suo diario l'affondamento, ad opera di bombardieri tedeschi, della corazzata italiana. La nostra flotta, come è noto, rappresentava per gli Anglo-americani una preda molto ambita e il peso che la sua sorte ebbe nelle trattative che portarono all'armistizio dell'8 settembre 1943 viene oggi documentato da Elio Lodolini, il decano degli archivisti italiani, nel capitolo di un suo recente volume («Dal Governo Badoglio alla Republica Italiana. Saggio di storia costituzionale del Quinquennio rivoluzionario 25 luglio 1943-1° gennaio 1948», Genova 2010). Il volume si dedica a svolgere importanti e documentate precisazioni all'«affermazione corrente secondo cui la Marina avrebbe immediatamente e "disciplinatamente" accettato l'armistizio, trasferendo le navi a Malta». Come ricorda Elena Aga Rossi nel suo fondamentale saggio «L'inganno reciproco. L'armistizio tra l'Italia e gli Anglo- Americani del settembre 1943», fin dalle prime fasi dei contatti con gli Anglo-Americani era stato da parte italiana espletato il tentativo di eliminare dalle clausole armistiziali la consegna della flotta in porti sotto controllo dei nostri nemici: le navi italiane si sarebbero concentrate in Sardegna, anche a protezione del Re e del Governo che, lasciata Roma, avrebbero raggiunto la più sicura sede dell'isola. Gli Alleati respinsero sempre decisamente la proposta italiana e il 6 settembre, ad armistizio già firmato il 3 dello stesso mese, all'Ammiraglio Raffaele de Courten, Ministro della Marina nel Governo Badoglio e Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, fu trasmesso il promemoria inglese che indicava le località sotto controllo alleato verso le quali la flotta italiana avrebbe dovuto dirigersi una volta proclamato l'armistizio. Dura fu la reazione negativa di de Courten che, tenuto all'oscuro dell'avvenuta conclusione dell'armistizio, la mattina del 7 settembre incontrò a Roma l'Ammiraglio Carlo Bergamini, Comandante in capo della squadra da battaglia: Bergamini gli riferì sullo spirito della flotta affidata al suo comando, "pronta ad uscire per combattere nelle acque del Tirreno meridionale (in concomitanza con lo sbarco degli Alleati a Salerno) la sua ultima battaglia. Comandanti ed ufficiali erano, secondo l'Ammiraglio Bergamini, perfettamente consci della realtà cui sarebbero andati incontro, ma in tutti era fermissima la decisione di combattere fino all'estremo delle possibilità”. Scrisse l'Ammiraglio de Courten in una sua relazione del 12 febbraio 1944: «Ricordo questo colloquio con commozione perché dalle parole di quell'uomo vissuto sempre sulle navi e per le navi emanava senza alcuna iattanza la tranquilla sicurezza di poter chiedere al potente organismo nelle sue mani lo sforzo estremo e il sacrificio anche totale». Violenta fu la reazione dell'Ammiraglio Bergamini quando apprese dalla radio l'avvenuta conclusione dell'armistizio: in un colloquio telefonico con de Courten affermò esplicitamente che «non intendeva assolutamente andare a fare il guardiano di navi in consegna al nemico» e convocò, alle 22 dell'8 settembre, sulla corazzata «Vittorio Veneto», una riunione degli ammiragli in sottordine e comandanti di navi, che si espressero «all'unanimità per l' autoaffondamento della flotta». Fu solo insistendo sul dovere di ubbidire agli ordini del Re e sulla speranza che una futura collaborazione della flotta alle operazioni di guerra degli Alleati avrebbe inciso positivamente sulla sorte futura dell'Italia sconfitta che de Courten ottenne l'uscita in mare di Bergamini per trasferire la squadra a La Maddalena, meta tassativamente esclusa dalle clausole armistiziali e da reiterati divieti dei comandi nemici. Giunta la notizia che la base sarda era caduta sotto il controllo dei tedeschi, fu ordinato a Bergamini di invertire la rotta verso ponente per dirigere, nel caso non si fossero autoaffondate le navi, o verso i porti neutrali della Spagna, o verso Bona: fu quest'ultima meta che Supermarina assegnò alle nostre navi, passate agli ordini dell'Ammiraglio Oliva, dopo l'affondamento della «Roma» ad opera di bombardieri tedeschi. Al largo di Bona, nella mattinata del 10 settembre, la squadra italiana ebbe dagli Inglesi l'ordine di dirigere a Malta. Opposizioni alla consegna delle nostre navi al nemico si ebbero anche in alcuni porti, ma in generale prevalse il senso del sacrificio dell'onore militare a un migliore destino della Patria, sacrificio rivelatosi sterile di risultati se si considera la sorte che i nostri nemici riservarono alle navi italiane, pure impegnate al loro fianco negli ultimi mesi del conflitto, dopo la cessazione delle ostilità: di varie unità navali si impadronirono alcuni paesi nemici, mentre le corazzate della squadra da battaglia, delle quali si era favoleggiato un impiego, sotto bandiera italiana, nella guerra contro il Giappone, internate nei Laghi amari lungo il Canale di Suez, non furono mai più restituite all'Italia, fino alla loro demolizione. Gli uomini della X Flottiglia MAS avrebbero cantato sui mari e per le contrade d'Italia, nei giorni atroci della guerra civile, «Navi d'Italia, che ci foste tolte, non in battaglia , ma per tradimento, noi vi riporteremo alla vittoria...».

sabato 31 luglio 2010

Sul numero di Uniformi e Armi di agosto, reportage della nostra mostra "Achtung Panzer!"


Ancora grazie a Luca Ongaro e Giorgio Bussano per la loro essenziale collaborazione, e agli organizzatori!

domenica 4 luglio 2010

Con il Barbarigo a Nettuno, di Luciano Luci Chiariti (Luciano L. Chiarissi)




L. L. Chiariti

Con il Barbarigo a Nettuno


Pagine 127
Formato 21x14
Copertina brossura
Lingua Italiano
Prezzo: 16.00 €



Anastatica di un'opera del settembre 1944 con le riflessioni di un maro' della Decima MAS reduce dal fronte di Anzio-Nettuno.Sono raccolte le impressioni sul tempo passato al fronte, la guerra di posizione, i commilitoni, e la vita in linea. In appendice l'elenco dei caduti del Barbarigo, le onorificenze concesse e lo spartito dell'inno della X MAS a cura del maro' Giulio Ronchi.

Un estratto dell'opera dal primo capitolo:

GUARDANDO GLI APPUNTI

In questi ultimi tempi ho letto qualche corrispondenza di guerra postuma dal fronte di Nettuno e ci sono rimasto parecchio male. Io ho forse il torto di far parte di quella schiera di persone che pensano dover essere l'onestà il criterio informatore di ogni azione umana, e mi ha quindi fatto una brutta impressione leggere tante belle parole che non significano niente su argomenti che per la loro intima forza non hanno assolutamente bisogno di infioramenti. A parlarci chiaro la maggior parte di questi signori che oggi fanno della bella letteratura, in linea non si sono mai visti ed oso pensare che abbiano voluto seguire la poco eroica tradizione degli inviati, che vedono la guerra da una camera d'albergo e salvano la baracca lavorando molto di fantasia.Tutto questo, proprio mentre si parla di ricostruire anzitutto un ordine morale, è un affare piuttosto stonato e direi che si dovrebbe trovare il modo di farla finita. Farla finita anche per dimostrare coi fatti che si ha la ferma volontà di eliminare ogni stortura e che l’era delle chiacchiere deve considerarsi definitivamente tramontata.Gli avvenimenti che viviamo sono troppo seri ed impegnativi perché sia permesso assistervi con atteggiamento superficiale.Ho accanto a me un blocchetto di appunti che ho trovato nella borsa tattica proprio mentre ero sicuro di averlo dimenticato o perduto. Pagine zeppe di parole scritte a matita, in una maniera indecifrabile dai profani, in momenti vari della giornata, quando anche nella buca ti saltava il ghiribizzo di fissare sulla carta impressioni e ricordi.Sensazioni e pensieri strani alle volte, vi assicuro, forse anche perché per il fronte ero un novellino, una matricola e ad ogni cosa amavo dare un significato e fare un raffronto con quanto su di esse avevo fantasticato nelle giornate in cui tra me e la linea si interponevano tanti ostacoli.Quando un'idea ci infiamma e gli anni hanno ancora un sapore di sogno, la guerra è un dono magnifico di cui si scorge solo il lato romantico.Solamente più tardi - dopo molte cadute - quel duro selciato che ha nome esperienza ci fa esaminare le cose con spirito realistico e - anche se molte illusioni restano ai lati della strada - quel ben sagomato e quadrato edificio che è ormai la nostra personalità è sempre pervaso dalla benedetta Poesia che, anche in formato ridotto, vogliamo difendere da contingenze e scetticismi.Al fronte ci sono quindi arrivato con idee abbastanza chiare sugli uomini ed i loro pregi o difetti. Non mi attendevo di trovare delle schiere di santi o di eroi; non ho avuto delusioni. Ad essere sincero qualche sorpresa in senso buono.Intendiamoci non voglio cadere nell’eccesso opposto col voler descrivere la guerra sostanziata esclusivamente di orrori e brutture, di esseri brutali ed egoisti che pur di giungere ad un loro scopo particolare si venderebbero anche l'anima. No, no. Intendo chiarire che anche la guerra è come tutte le cose della nostra vita. Uno va a cogliere una bella rosa e si punge con le spine. Il vecchio ritornello è sempre vero; anche nel nostro caso.



Effepi Edizioni

Via Balbi Piovera 7
16149 Genova
Telefono +39 010 6423334
Mobile +39 338 9195220

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944