venerdì 6 gennaio 2012

La US Navy vs l'Iran: dalle battaglie aeronavali della Guerra Iran-Iraq a Hormuz oggi



L’attuale inasprirsi della tensione tra gli USA e l’Iran, con l’invio di una Task Force della US Navy nello stretto di Hormuz ha un precendente nell’aggressivo intervento americano nel Golfo Persico durante la Guerra tra Iran-Iraq (1980-1988), che portò a una serie di scontri tra le forze aeronavali americane e iraniane, culminati nell’operazione Praying Mantis, definita la maggior battaglia della US Navy dopo la seconda guerra mondiale; di seguito, un estratto dal libro La guerra dimenticata – Il conflitto Iran-Iraq 1980-1988, a cura di Andrea Lombardi, ITALIA Storica, Genova 2011, pp. 93-96, ricostruente questi avvenimenti.

Il coinvolgimento degli Stati Uniti [nel Golfo Persico] fu confermato il 17 maggio 1987, quando un attacco missilistico iracheno colpì la USS Stark[1], nel quale persero la vita 37 membri dell’equipaggio. Baghdad porse le sue scuse, dichiarando che l’attacco era stato un errore. Ironicamente, Washington usò l’incidente della Stark per incolpare l’Iran dell’escalation della guerra, e inviò diverse navi da guerra nel Golfo Persico per scortare undici petroliere del Kuwait alle quali era stata “cambiata bandiera” con la bandiera americana e equipaggi americani. L’Iran si trattenne dall’attaccare direttamente la forza navale americana, ma impiegò varie forme di disturbo, incluse mine, attacchi “mordi e fuggi” di piccole motovedette e imbarcazioni veloci, e operazioni periodiche di controlli in alto mare. In diverse occasioni, Teheran lanciò i suoi missili antinave cinesi Silkworm[2] dalla penisola di Al Faw verso il Kuwait. Gli USA risposero con una operazione segreta denominata Prime Chanche, dove elicotteri leggeri MH-6 e OH-6 “Killer Eggs”[3] pesantemente armati iniziarono a compiere delle missioni notturne da delle navi della U.S. Navy e da chiatte da carico modificate. Il 21 settembre 1987, un elicottero rilevò un mezzo da sbarco iraniano, l’Iran Ajr[4] e lo attaccò con la Minigun di bordo e con razzi, uccidendo tre uomini dell’equipaggio: secondo i piloti dell’U.S. Army, il battello stava posando delle mine. L’Ajr fu quindi abbordato, e dopo aver confermato la presenza di mine marine tipo M-08 a bordo fu affondato da un team di U.S. Navy SEAL intervenuti dopo l’attacco. Quando le forze iraniane colpirono nell’ottobre 1987 la petroliera Sea Isle City, alla quale era stata “cambiata bandiera”, Washington replicò il 19 ottobre attaccando con i Destroyer lanciamissili Young, Hoel, Kidd e Leftwich le piattaforme petrolifere iraniane del complesso di Resalat e Reshadat: secondo gli americani, gli attacchi aeronavali iraniani erano diretti dalle piattaforme. In un’ora e mezza i cacciatorpediniere americani spararono contro le piattaforme un totale di 1.000 proiettili da 127 mm, distruggendo completamente la piattaforma R-7 e danneggiando gravemente la R-4: lo scopo dell’attacco era evidentemente anche di danneggiare le capacità estrattive iraniane. Il 14 aprile 1988 ci fu poi l’avvenimento che portò al maggiore scontro tra USA e Iran della guerra: la Fregata Samuel B. Roberts[5], durante un pattugliamento nel Golfo Persico scoprì di essersi inoltrata in uno sbarramento di mine non precedentemente rilevato; manovrando per uscirne urtò in una mina, che esplose danneggiando gravemente l’unità, che riuscì a tornare in porto. L’esame di una delle mine in seguito dragate dagli americani rivelò un numero di serie simile a quelli delle mine trovate sull’Ajr. La U.S. Navy decise così di intraprendere una imponente azione di rappresaglia, l’Operazione Praying Mantis, concepita per attirare fuori dai propri porti parte del naviglio della Marina da Guerra iraniana, e in particolare la Fregata Sabalan, che si era distinta nei mesi precedenti nella “Guerra delle petroliere”. Il 18 aprile 1988, due gruppi di superficie americani attaccarono delle piattaforme petrolifere iraniane al largo di Sirri nell’intento di provocare la reazione delle navi iraniane ancorate nel porto di Bandar Abbas, mentre un terzo gruppo rimaneva in agguato. Le piattaforma a Sirri fu bombardata dalle unità navali, e la piattaforma di Sassan fu attaccata da AH-1 Cobra dei Marines con missili TOW e poi abbordata da Marines e SEAL trasportati da elicotteri birotore CH-46 che posero delle cariche da demolizione; l’equipaggio della piattaforma fu catturato. La prima risposta iraniana fu l’attacco della vedetta lanciamissili Joshan, che lanciò un missile antinave alla nave capofila del terzo gruppo, l’Incrociatore lanciamissili Wainwright, che sviò il missile con un lancio di chaff[6], e rispose al fuoco assieme alle Fregate Simpson e Bagley, distruggendo e affondando la Joshan. Quindi, alcuni aerei da bombardamento A-6E Intruder della portaerei USS Enterprise attaccarono con delle CBU[7] dei barchini iraniani nel Golfo, affondandone uno e danneggiandone altri. Poco dopo, la Fregata Sahand, unità gemella della Sabalan[8], fu scoperta mentre stava attraversando il Golfo diretta verso delle piattaforme petrolifere degli Emirati Arabi Uniti. La nave fu attaccata da aerei A6-E che la colpirono con due missili antinave AGM-84 Harpoon, bombe razzo Skipper, una bomba a guida laser Walleye e diverse bombe da 454 Kg., nonostante la sua difesa contraerea lanciasse diversi SAM, sviati dalle contromisure elettroniche degli aerei americani. La Sahand, in fiamme, fu finita da un Harpoon lanciato dal Destroyer Joseph Strauss. Dopo diverse ore dall’inizio dei combattimenti anche la Sabalan fu ingaggiata dagli aerei americani, dopo aver salpato dal porto di Bandar Abbas. Verso le 17.00 una formazione di A-6E eluse i SAM lanciati dall’unità e la colpì con una GBU da 227 Kg., che la immobilizzò; a questo punto da Washington si decise di sospendere gli attacchi, e la Sabalan fu rimorchiata a Bandar Abbas da dei rimorchiatori iraniani. L’entità degli attacchi americani contro l’Iran durante l’Operazione Praying Mantis rende ancora più evidente il “doppio standard” americano nel Golfo, considerando che dopo qualche settimana dal grave incidente della Stark, l’Iraq, senza essere sfiorato dalla benché minima rappresaglia USA, riprese tranquillamente i suoi raid contro le petroliere, spostando i suoi attacchi ancor più a sud, vicino allo stretto di Hormuz. Washington giocò poi un ruolo centrale nel dar forma alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU 598[9] sulla guerra del Golfo Persico, approvata all’unanimità il 20 luglio; i tentativi occidentali di isolare l’Iran furono però frustrati quando Teheran rigettò la risoluzione poiché non soddisfaceva la richiesta iraniana che l’Iraq dovesse essere punito per aver iniziato il conflitto.


[1] La USS Stark, una Fregata lanciamissili classe O. H. Perry da 4.200 tonnellate, fu attaccata da un Mirage F-1 che lanciò due missili Exocet mentre la nave americana stava trasmettendo un messaggio radio d’avvertimento all’aereo iracheno. I missili non furono individuati dai radar di scoperta, e colpirono ambedue la nave, casuando gravi danni. Gli iracheni riferirono che il loro pilota era stato punito con la pena di morte per l’errore, ma la circostanza fu in seguito smentita. [2] HY-2 Haiying/C-201 Silkworm: missile antinave con guida a radar attivo nella fase finale, velocità 850 Km/h, raggio d’azione 200 Km, testata 513 Kg. Il Silkworm, fornito dalla Cina, fu impiegato nel conflitto sia dall’Iran che dall’Iraq. I missili lanciati dall’Iran dal 1987 non furono indirizzati solo contro navi, ma anche contro i terminal petroliferi del Kuwait. Dotato di una testata di notevole potenza, il missile a seconda delle versioni può essere lanciato da terra, da una nave o da un aereo (missile C-601). [3] Elicotteri leggeri da ricognizione, velocità 240 Km/h, tangenza pratica 2.225 metri, raggio d’azione oltre 595 Km armati di una mitragliatrice a canne rotanti da 7.62 mm General Electric M-134 Minigun, razzi e missili controcarro TOW. [4] Unità da sbarco appartenente in passato Marina da Guerra giapponese, lunghezza 54 metri, 614 tonnellate di dislocamento. [5] Fregata classe Oliver Hazard Perry, dislocanti a pieno carico 4.200 tonnellate, velocità 29 nodi e armate con un cannone da 76 mm, missili SAM Standard SM-1 e ASM Harpoon. [6] Strisce di materiale radar riflettente, atte a creare una falsa immagine radar. [7] Cluster Bomb Unit, bombe a grappolo. [8] Fregate lanciamissili classe Vosper Mark V, denominate dalla Marina da guerra iraniana classe Saam, costruite in Inghilterra dalla Vosper Thorneycroft e varate tra il 1968 e il 1969, dislocanti a pieno carico 1.540 tonnellate, velocità 39 nodi e armate in origine di cannone da 114 mm, missili ASM Sea Killer e SAM Sea Cat. [9] Vedi appendice.

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La guerra dimenticata
Il conflitto Iran-Iraq, 1980-1988
a cura di Andrea Lombardi


In questo libro la storia del conflitto Iran-Iraq è ricostruita dai saggi La guerra Iran-Iraq, 1980-1988 di Saskia M. Gieling, dove sono approfonditi gli antefatti storici delle ostilità tra Iraq e Iran, il contesto politico e gli sviluppi diplomatici durante il corso del conflitto, Storia militare della guerra Iran-Iraq, 1980-1988 a cura di Carlo Lagomarsino e Andrea Lombardi, che tratta in dettaglio l’organizzazione militare e le operazioni belliche delle due nazioni, analizzando i vari momenti della guerra, dall’offensiva irachena iniziale alle controffensive iraniane, dagli anni della guerra di posizione ai bombardamenti aerei e missilistici sui centri abitati (la “Guerra delle città”) e sul traffico navale nel Golfo (la “Guerra delle petroliere”), toccando poi punti controversi come la guerra chimica e l’intervento americano nel conflitto. Il saggio Le armi chimiche di Javed Ali, espone poi l’evoluzione del programma di armi chimiche iracheno, il loro uso sul campo contro l’Iran e contro i curdi, le reazioni dell’ONU e degli Stati Uniti, mentre Gli Stati Uniti e la guerra Iran-Iraq di Stephen R. Shalom analizza polemicamente ma con accuratezza la politica americana nel Golfo Persico: le manovre diplomatiche per accrescere la presenza militare USA nella regione, l’appoggio dato all’Iraq, le forniture di armi all’Iran (lo scandalo Iran-Contra), e le operazioni aggressive dell’US Navy, culminate nell’Operazione Praying Mantis, definita all’epoca la maggiore operazione aeronavale statunitense dalla seconda guerra mondiale, e la strage di civili nell’abbattimento da parte di una nave da guerra americana di un aereo di linea Airbus iraniano. Sono incluse numerose fotografie dei combattimenti terrestri, aerei e navali e dei mezzi impiegati, e diverse immagini inedite in Italia sui terribili effetti degli aggressivi chimici iracheni sui civili iraniani e curdi.In appendice, il testo della Risoluzione ONU 598 che pose fine al conflitto e l’elenco delle aziende che contribuirono allo sviluppo delle armi chimiche, batteriologiche e nucleari irachene.
F.to 17x24, brossura, 262 pagine, completamente illustrato con 182 fotografie a colori (la maggior parte inedite in Italia), mappe e profili, Euro 32,00.

Recensione sul mensile "Storia in Rete"
http://associazioneitalia.blogspot.com/2011/04/la-guerra-dimenticata-sul-mensile.html

Recensione sul "Secolo d'Italia"
http://associazioneitalia.blogspot.com/2011/03/il-libro-la-guerra-dimenticata-il.html

Edito da Associazione ITALIA Storica, Genova 2011.

Per info e ordini diretti contattare:
Associazione ITALIA Storica
Via Onorato 9/18 16144
Genova

Tel. Cell. 348 6708340Tel. 010 824086
E-Mail ars_italia@hotmail.com



lunedì 5 dicembre 2011

L'Associazione Culturale "Soldati al Fronte"



Presentiamo gli amici dell'Associazione Culturale "Soldati al Fronte":

L'Associazione culturale "soldati al Fronte" è un gruppo dedito alla ricostruzione e alla ricerca storica dei fatti d'arme del 900 con particolare attenzione agli eventi che hanno avuto luogo durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) nel teatro di guerra noto come Fronte Orientale, o "Fronte Russo".

L'Associazione non ha finalità politiche, ne è affiliata ad alcuna organizzazione connotata politicamente, scopo dell'associazione è promuovere la conoscenza di quello che nell'ambito della seconda guerra mondiale è un teatro poco noto al pubblico italiano, e poratre avanti il ricordo di quegli uomini e quelle donne, Tedesche, Italiane, e delle varie popolazioni dell'allora Unione Sovietica, che hanno combattuto e sono morte, nella più grande operazione bellica terrestre nella storia dell'uomo.

www.soldatialfronte.it

domenica 4 dicembre 2011

Con i Panther della "Brandenburg" - Gli ultimi combattimenti sul Fronte Orientale, aprile-maggio 1945



Eduard Bodenmüller

a cura di Andrea Lombardi

Con i Panther della "Brandenburg"


Gli ultimi combattimenti sul Fronte Orientale
nel diario di guerra di un carrista della Panzergrenadier-Division "Brandenburg", Febbraio-maggio 1945


Questo libro presenta il diario di guerra di Eduard Bodenmüller, relativo alle sue esperienze come Sottufficiale e Capocarro di Panther nella Panzergrenadier-Division “Brandenburg” negli ultimi combattimenti per la difesa del Reich sul Fronte Orientale tra l’Oder e il Neisse, dal gennaio al maggio 1945. Il diario giornaliero di Bodenmüller dà un’immagine cruda e veritiera dei duelli tra i Panther e i T-34/85 e gli JS-2 Stalin sovietici, e dei disperati tentativi tedeschi di contenere l’inarrestabile avanzata dell’Armata Rossa in Slesia. Il testo è accompagnato da appendici sulle azioni della “Brandenburg” nel 1945 e sui decorati della Ritterkreuz della Divisione, una cronologia delle operazioni delle unità del Panzerkorps “Grossdeutschland”, numerose mappe e fotografie relative a queste battaglie, e da tavole a colori presentanti i fregi, le decorazioni e i documenti originali appartenuti a Eduard Bodenmüller.

L’autore del diario

Eduard Bodenmüller nasce il 23 aprile 1922 a Stoccarda nel Baden-Württemberg. Nell’aprile 1944 fu insignito del Panzerkampfabzeichen in Silber e nel maggio 1944 della Eisernes Kreuz di seconda classe. Ormai Unteroffizier e carrista veterano fu assegnato nel 1945 alla 4. Kompanie del I Abteilung, del Panzer-Gruppe Wietersheim della Panzer-Grenadier-Division “Brandenburg”. Per le azioni da lui narrate in questo suo diario fu poi decorato della Eisernes Kreuz di prima classe il 19 marzo 1945, e del Panzerkampfabzeichen mit Einsatzzahl “25” il 20 febbraio, quest’ultimo distintivo conferito per aver partecipato a 25 azioni di combattimento tra corazzati, durante le quali era stato tra l’altro ferito più volte. Promosso Offizierantwärter, fu anche raccomandato per la Deutsches Kreuz in Gold, ma la decorazione non risulta concessa.


F.to 17x24, brossura, 72 pagine, 50 foto b/n e mappe, 2 tavole a col., Euro 14,00

Edito da Ass. Cult. ITALIA Storica, info e ordini diretti ars_italia@hotmail.com


Disponibile inoltre presso Tuttostoria, Spazio Ritter e Libreria Militare (MI), Libreria Roma e Libreria Ares (RM), e altre librerie specializzate.

venerdì 4 novembre 2011

giovedì 27 ottobre 2011

L'ultimo combattimento della Decima MAS sul Senio, aprile 1945





"Un giorno, in pieno sole, il cielo cominciò a vibrare quasi improvvisamente nel fragore di centinaia di motori a pieno regime, e in pochi minuti la campagna mutò violentemente aspetto diventando un grigio disperato. La terra si mise a tremare, e una muraglia di polvere e fumo si alzò al disopra dei campanili ad oscurare l'orizzonte. Per due ore, centinaia di bombardieri a bassa quota continuarono invece a preparare il terreno dall'alto, chilometro per chilometro, dalla via Emilia ad Alfonsine.La muraglia di fumo sembrava scaturire con violenza naturale dalla terra stessa, avvolgeva i paesi, la pianura, ogni cosa. La Morte correva impazzita per i campi a cercarci. Avvertii l'ondata accostarsi velocemente, assordante, la vidi anche scuotere un filare di viti che si piegò come urlando sotto l'uragano, e fu come la terra stesse per mancarmi sotto e allora mi aggrappai ficcandovi le dita - e l'uragano passò in un baleno con un urlio spaventoso e pesante coprendomi d'aria e di terra e di sassi e tutto si muoveva e le orecchie fischiavano e il respiro non voleva più uscire dai polmoni. In batteria era tutto rovesciato e pieno di schegge e di terra, bossoli e granate buttati attorno ed anche un cannone piegato un poco sul fianco. Due feriti erano coricati in attesa dietro il muro di una casa. Passarono alcuni marinai con le barelle cariche, e dissero che alla batteria vicina c'erano anche dei morti. Gabriele aveva la divisa strappata e la faccia che sembrava uscita da una carbonaia; stava limando con cattiveria l'otturatore di un pezzo che non voleva chiudere, e teneva una sigaretta spenta tra le labbra. Arcangelo zoppicava attorno gridando ordini, e tutti lavoravano come dannati e capivano le cose al volo. Gli artificieri andavano in giro bestemmiando sulle ginocchia a cercare gli inneschi che si erano sparsi tra l'erba. L'attacco arrivò con un brontolio lontano e pesante di roccia che sta franando; allora noi aprimmo il fuoco sopra gli sbarramenti, alla cieca, e le bocche da fuoco rincularono urlando e liberandoci dalla tensione. Fu l'ultima sfuriata della guerra in Italia. Sparavano tutte le batterie e i gruppi tedeschi lungo il Santerno, e dall'altra parte c'era una bocca da fuoco ogni dieci metri; il mondo intero c'era, le schegge foravano gli scudi, i muri, spaccavano gli alberi, inginocchiavano gli uomini nell'erba, un fracasso da disastro ferroviario, bisognava urlare per intendersi; e non si capiva niente, però si capiva tutto, le ore passavano svuotando le riservette, la infermeria lavorava, il cimitero lavorava, tutti i santi lavoravano. Venne la sera e sparavamo ancora, venne la notte e sparavamo ancora, poi finirono le spolette e tirammo via le granate, così, tanto per sparare! Granate senza spolette, fuori anche loro, Cristo, fuori! Poi finirono anche le granate ed allora smettemmo davvero di sparare. Era mezzanotte e nel buio passavano lentamente gli ultimi uomini della Wehrmacht con le mitragliatrici sulle spalle e i nastri di pallottole appesi al collo. Noi avevamo ancora qualche pezzo lontano che stava ultimando metodico la scorta di granate. I colpi partivano ad intervalli regolari, quasi annunciassero la nascita dell'erede al trono".



Tenente Mario Gandin, aggregato al Gruppo d'artiglieria "Colleoni", Fronte del Senio, aprile 1945, dal suo libro "La caduta di Varsavia".

giovedì 20 ottobre 2011

Attraverso la Sublime Porta. La Turchia nei resoconti dei viaggiatori italiani del Settecento, di Andrea Castagnino



Andrea Castagnino

Attraverso la Sublime Porta
La Turchia nei resoconti dei viaggiatori italiani del Settecento

In un secolo quale fu il Settecento, secolo dei lumi, l’Europa attraversata da una nuova cultura, si volgeva verso l’Oriente islamico con una rinnovata attenzione; non più terra di misteri, luogo di orrore e quindi di continue incomprensioni con l’Occidente cristiano, bensì ora un mondo da scoprire e svelare secondo i canoni della nuova cultura illuminista legata alla razionalità assoluta. I territori dell’Impero ottomano verranno attraversati da viaggiatori e ricercatori come Giuseppe Sorio, Giacomo Casanova, Giovanni Battista Casti e Domenico Sestini che, in un progressivo prolungamento di quello che fu il Grand Tour dell’Europa continentale e peninsulare, si spingeranno in queste terre penetrandovi fin nel loro cuore. Si trattava soprattutto di studiosi dalla poliedrica formazione, i quali, dapprima interessati alle antiche vestigia del mondo classico, non trascurarono poi di penetrare una cultura così diversa dalla loro ma da secoli presente sia nell’area dell’Europa mediterranea sia in quella continentale.

F.to 12x17 brossura, 110 pagg., alcune ill. b/n, Euro 12,00.

Edito da Ass. Cult ITALIA Storica, Genova 2011.
Info e ordini: ars_italia@hotmail.com

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Rara foto in divisa da Ufficiale della Regia Marina

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
A Nettuno, nel Btg. Barbarigo della Xa MAS

Il Comandante Bardelli

Il Comandante Bardelli
Assieme ai suoi marò del Barbarigo

Decima MAS

Decima MAS
Ufficiali del Btg. Maestrale (poi Barbarigo): Tognoloni, Cencetti, Posio, Riondino...

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano

MAS a Nettuno affondano un Pattugliatore americano
L'azione di Chiarello e Candiollo in copertina all'Illustrazione del Popolo del 19 marzo 1944